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Viva Palermo e Santa Rosalia

Espressione di fede e di mondanita’ e’ il “Festino”, ovvero l'insieme delle celebrazioni in onore di Santa Rosalia, patrona della citta’ di Palermo.
Durano 5 giorni, dal 10 al 15 luglio, le rappresentazioni sacre e non che di anno in anno diventano sempre piu’ esibizioni teatrali a cui prendono parte artisti famosi e valenti registi.

Di Rosalia Sinibaldi - questo il suo vero nome - sappiamo dagli scritti in latino dello storico siracusano Ottavio Caetani (morto nel 1620), che essa era “ancilla” cioe’ dama di compagnia della Regina Margherita e dal 1149 sposa del Re Guglielmo I° detto poi “il malo”(cattivo), morto nel 1166, figlia di un Normanno da cui eredite i lunghi capelli biondi.

Nel 1161, dopo avere preso parte piu’ come spettatrice che come attrice a tutti gli avvenimenti mondani, religiosi, tristi o lieti che si svolgevano all'interno della reggia, fu testimone della temporanea cattura del re e dell'uccisione del piccolo erede Ruggero.

Probabilmente in seguito a quell'episodio chiese la liberta’ per dedicarsi alla vita monastica, ascetica e si rifugio’ nel monastero di Santa Maria Dorata (oggi detto della Martorana) e in seguito nel bosco di Palazzo Adriano, cittadina in provincia di Palermo, sotto la protezione di alcuni monaci eremiti.

La nostalgia della citta natale la fece ritornare e fu allora che la Regina Margherita le diede in dote come feudo la Montagna Sacra del Pellegrino, dove i pastori l'avrebbero protetta e i Palermitani avrebbero potuto farle visita.
Avrebbe cosd potuto condurre una vita ascetica, contemplativa.

Le fu dimora una chiesetta bizantina che esisteva nell'attuale atrio a cielo aperto che introduce alla grotta-santuario.
La chiesa fu poi distrutta nel 1620.

Qui Rosalia si consacre alla castita’, alla poverta’ e alla obbedienza al suo arcivescovo Gualtiero II e al suo direttore spirituale che la raggiungeva spesso per officiare il rito liturgico della S. Messa.

Silenzio e meditazione erano le due forze su cui si fondava il misticismo di Rosalia e la tensione verso la Resurrezione.
La data della sua morte si fa risalire al 4 settembre del 1170. Fu sepolta, come da consuetudine, nella grotta contigua al tempio: unica via d'accesso un piccolo buco in cima alla spelonca, ancora esistente.

Per circa 450 anni non si parla piu’ della fanciulla della grotta.
Il 7 maggio 1624 entra nel porto di Palermo un veliero tunisino, ricco di merci pregiate: lino, lana, pelli conciate, gioielli ed altre mercanzie in dono al Viceré, principe Filiberto di Savoia; portava con sé, purtroppo, anche la peste.
Il Viceré, mal consigliato, fece sbarcare l'equipaggio (che era stato respinto a Trapani) e con lui il carico di morte.

Si sprecavano la disperazione, le preghiere e le processioni in quel periodo nella citta.
Il 15 luglio un corteo implorava le patrone della citta’: S. Cristina, S. Agata, S. Ninfa e S. Oliva – nonche’ S. Rocco, affinché cessassero i terrori della peste.
Pochi - il suo culto non era molto diffuso - invocavano Rosalia, Santa Rosalia.

L'inaspettato contemporaneo ritrovamento delle sue ossa ad opera del pastore Matteo Bonello, accolto con cautela dal Cardinale Giannettino Doria ma da istintiva fede dal popolo, spinse quest'ultimo a scalare il Monte Pellegrino.
Rosalia fu proclamata Santa patrona di Palermo dal Pubblico Consiglio.

Le reliquie intanto furono trasportate e custodite nella cattedrale, dove si trovano tuttora, in una teca d'argento.
Il 4 settembre dello stesso anno fu pubblicato il Bando per il “cessato male”.
Da quel momento, ogni anno, il 15 luglio, l'urna sfila in processione sul carro dedicato alla Santa. Quest'anno la citta di Palermo festeggia la 383esima edizione del Festino.

Per 5 giorni -dal 10 al 15 luglio - la via del Cassaro, oggi Corso Vittorio Emanuele che tagliava in 4 parti la Palermo del Seicento incrociando la via Maqueda a piazza Vigliena o Quattro Canti dove, sopra le quattro fontane che delimitano i quattro quartieri o mandamenti in cui si divideva la citta’, affidati ciascuno rispettivamente alle quattro patrone della citta’: Oliva, Cristina, Agata e Ninfa, si snoderanno, a partire dalla Cattedrale magnifiche teorie di luminarie che accoglieranno, l'ultimo giorno, la processione del carro che oltre alla statua della “Santuzza” portera’ la preziosa urna argentea contenente le sacre ossa.

Un corteo storico con figuranti in costume precedera’ il carro trionfale, a forma di nave, lungo circa nove metri e largo sei, alto circa dieci. Su di esso trovano posta sessanta tra orchestrali e coristi.

Giocolieri, teatranti di strada, mangiafuoco ed altri artisti, confraternite, faranno da cornice.
Canti di devozione in rima accompagnano la processione.

Si calcola che ogni anno sono circa 100.000 i fedeli che seguono la manifestazione.
Il corteo partendo dal Duomo fa sosta ai quattro canti per accogliere, sul carro, il sindaco della citta’ – e’ in carica Diego Cammarata - che prendera’ posto pronunciando la frase: “Viva Palermo e Santa Rosalia!”, come da inveterata tradizione.

Avra’ anche una sua religiosita l'insieme di bancarelle di “mellone ghiacciato”, panini con “meusa”(milza e altre frattaglie); saranno veri e propri altari con icone raffiguranti l'Orlando Furioso dei carretti folcloristici dove i venditori - ministri del culto - distribuiranno non ostie consacrate ma leccornde dal vernacolare nome “calia” -ovvero ceci tostati; “simenza” -semi di zucca centenaria essiccati e salati o dolci; noccioline e torroni artigianali che sciolgono ogni riserva al sacrificio di improbabili diete e il “gelato di campagna”, non dolce ghiacciato, bensd un italiano tricolore, tripudio per palati desiderosi di dolciarie compensazioni, fatto di zucchero, essenza di pistacchio e fragola per innalzare un patriottico inno alla goduria che si fa religiosita.

Gia’ fino alla marina dopo avere attraversato tutto il cassaro e avere conquistato blasonati battimani dai seicenteschi e settecenteschi balconi dei palazzi arricchiti, per l'occasione, con preziose tovaglie da corredo, bandiere di ricchezza e nobilta’.

Oltrepassata Porta Felice, giu’ al mare ad aspettare i “giochi di fuoco”, i giochi pirotecnici che a mezzanotte, per circa un'ora e mezza, stordiranno con la gioia infantile del “naso in su” gli spettatori che dal Foro Italico si sparpagliano per la citta fino alle prime rampe di Monte Pellegrino per godere di uno spettacolo fantasmagorico che si conclude con la “masculiata”, serie di “botti” molto forti e ravvicinati che danno l'annuncio che la festa e’ terminata.

L'appuntamento e’ per la notte tra il 3 e il 4 settembre, per “l'acchianata”, la salita al “Piu’ bel promontorio del mondo” come lo defind il Goethe questa volta con devozione e sacrificio per chi affronta l'ardua scalata per ingraziarsi la Santuzza o per ringraziarla di una moderna, scampata “pestilenza”.

Teresa Di Fresco

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