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“Vissi d’arte, vissi d’amore”

Si è da poco conclusa l’XIa edizione del premio “Città di Alcamo” riservato a cantanti lirici che fino dal suo esordio ha visto la partecipazione al concorso di artisti provenienti da ogni parte del mondo. Quest’anno i partecipanti sono stati circa 90 e 27 le nazioni rappresentate.

La giuria tecnica, composta tra gli altri anche dal Sovrintendente del Teatro del Maggio Fiorentino, da Lella Cuberti soprano proveniente dagli Stati Uniti d’America, è stata presieduta da un mito del mondo musicale, il famoso direttore d’orchestra Richard Bornynge. Negli anni precedenti, tra gli altri, hanno ricoperto la carica di presidente di giuria nomi altrettanto prestigiosi quali il tenore Giorgio Merighi, nel 2004; il soprano Virginia Zeani apprezzatissima e indimenticabile “Elvira” e “Violetta”, nel 2005; Joan Sutherland, definita “La Stupenda” e “Koloraturwunder” dagli esperti in materia di lirica, nel 2007.

Nella prima edizione, nel 1998, fu presidente il tenore palermitano Vincenzo La Scala. Organizza l’evento fin dalla sua nascita l’Associazione Amici della Musica di Alcamo, in provincia di Trapani, e affianca al concorso lirico l’assegnazione del premio “Vissi d’Arte – Città di Alcamo” a personalità che si sono distinte per meriti culturali, economici, sociali, delle scienze, delle arti e quant’altro.

Nell’edizione appena conclusasi il prestigioso riconoscimento è stato consegnato al Capo della Polizia di Stato, dott. Antonio Manganelli. Nelle precedenti hanno avuto lo stesso riconoscimento artisti quali lo scrittore Andrea Camilleri, Renata Tebaldi, Franco Corelli, Virginia Zeani. Il concorso lirico ha visto premiati ai primi posti cantanti provenienti dal Sud Corea (1° classificata: mezzosoprano Kim Jung Mi), dall’Ucraina (2° posto: soprano Chakhoian Susanna) e dalla Cina (3° classificato: tenore Zhang Bo).

I premi offerti consistono in targa, denaro e borse di studio da frequentare sia in Italia che all’estero; i vincitori partecipano pure a manifestazioni e concerti a Roma, in Cina, in Canada. Ma lo “sponsor” principale, oltre al Comune di Alcamo che vede nel suo sindaco, dr. Giacomo Scala, il suo più significativo rappresentante e sostenitore che punta proprio sul turismo culturale per una sempre maggiore crescita e affermazione della sua città – come ci ha dichiarato in una intervista di qualche tempo fa – insieme a un continuo sviluppo mirante a mantenere alta la tradizione vitivinicola alcamese che ha, da molti decenni ormai, varcato abbondantemente i confini della provincia siciliana, è fin dalla sua prima edizione la Banca di Credito Cooperativo Don Rizzo, presente sul territorio e anche in alcuni comuni delle province di Trapani e Palermo.

Anch’essa, nelle persone dei suoi rappresentanti, ritiene che l’immagine migliore di sé è data da una costante frequentazione con gli ambienti internazionali e di ampio respiro culturale. La manifestazione è stata patrocinata anche dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Presidenza della Regione Siciliana-Assessorato Regionale BB.­CC.AA.(beni culturali e ambientali), dall’Assessorato Regionale Turismo Comunicazioni e Trasporti, dalla Provincia Regionale di Trapani.

La cultura, quindi, anche come benessere e non soltanto come manifestazione artistica fine a se stessa. Avvicinare i giovani alla lirica è certamente una bella scommessa e la partecipazione di artisti provenienti da ogni parte del mondo può costituire un ottimo deterrente – come anche ogni altra forma d’arte – nei confronti della droga, del bullismo e della delinquenza giovanile che può così indirizzare i propri slanci di esuberante giovinezza verso attività sane piuttosto che in altre negative e oltremodo deleterie per se stessi e per la comunità in cui vivono.

Tanto più che Alcamo, in quanto ad “avanguardia” e a differenziarsi dalle consuetudini – a volte scomode e negative – ha fatto scuola già nell’ormai lontano 1965. Il 26 dicembre di quell’anno, Franca Viola, una ragazza di appena 17 anni, viene rapita, violentata e segregata da Filippo Melodia, suo spasimante non corrisposto.

L’articolo 544 del codice penale in vigore in quel periodo prevedeva il matrimonio riparatore e con esso l’estinzione del reato. Ma per la prima volta nella storia della Sicilia e in un territorio in forte odor di mafia quale quello di Alcamo, una ragazza “disonorata” e quindi destinata a rimanere “zitella” e a essere disprezzata pure dai parenti – disonorati anch’essi – cambia le regole del gioco.

Non vuole sposare il Melodia (che nel 1978 viene ucciso a colpi di lupara, appena due anni dopo – era il 1976 – che aveva finito di scontare la pena di dieci anni di carcere e due di soggiorno obbligato per violenza sessuale e oltraggio alla morale) e lo denuncia potendo anche contare sul sostegno dei genitori anch’essi lontani dalle locali malsane abitudini vecchie di secoli.

Franca sposerà un altro giovane alcamese e diverrà un simbolo e un esempio di dignità per tutte quelle ragazze, spose obbligate, che la 544 condizionava. Soltanto il 5 agosto 1981 – erano passati ben 16 anni - e dopo svariate interpellanze parlamentari, l’articolo 1 della legge 442 abrogherà l’articolo 544 del codice penale, abolendo la facoltà di cancellare una violenza sessuale tramite un successivo matrimonio riparatore. La nascita di Alcamo si fa risalire al tempo in cui gli Arabi erano in Sicilia e dai quali fu fondata alla fine del IX° secolo.

Il suo nome deriva dall’arabo Alqamah, terra fangosa, cioè fertile. Fu dominata successivamente dagli Svevi che mossero guerra ai musulmani con Federico II e poi dai Normanni. Tra le famiglie più importanti si ricordano i Ventimiglia di cui rimangono i resti dell’omonimo castello sulla cima del Monte Bonifato e i Conti di Modica, il cui castello è ancora in ottime condizioni e di recente restauro.

Al suo interno, nel 1535, soggiornò l’Impe­ratore Carlo V. Grandi artisti hanno lasciato la loro impronta e le loro opere negli edifici nobiliari e nelle chiese in stile Barocco e Rinascimentale. Ricordiamo i pittori Guglielmo Borremans, Pietro Novelli; gli scultori Antonello Gagini e Giacomo Serpotta che sono presenti nelle migliori opere sparse per la Sicilia e in particolare a Palermo.

Nel 1860, il barone Triolo, a proprie spese, organizzò squadre di “Picciotti” che si unirono ai “Mille” di Garibaldi, sbarcati a Marsala – località non molto lontana da Alcamo. Ma la città è nota soprattutto per i nomi delle sue prestigiose cantine che dispensano ettolitri di vino su tutte le tavole degli intenditori (per tutti ricordiamo il Bianco d’Alcamo).

E c’è un’altra attività fiorente e certamente di alta qualità, di eccellenza: la coltivazione dell’ulivo con la straordinaria produzione di un olio, quello dell’Antico Frantoio Vallone il cui nome “Angelicum” è già di per sé una dichiarazione di bontà, che detiene l’ambito premio nazionale 2003-2005 Slow Food “Tre Olive” con l’assegnazione delle tre olive 2006, 2007, 2008 ed altri premi anche a carattere internazionale.

Di Alcamo che si arrampica sulle ripide strade che portano in cima al Monte Bonifato per trasferirsi d’estate tra le abitazioni lungo il sabbioso litorale della costa sottostante, amiamo cercare le radici in quella che fu la culla della lingua italiana, del Volgare, qui in Sicilia, usato per la prima volta in un carme poetico e poi “risciacquato in Arno”, dal giullaresco alcamese Cielo (o Ciullo da giullare, appunto) d’Alcamo che nella sua “Rosa fresca aulentissima, recita così: “Se i tuoi parenti trova(n)mi, e che mi pozzon fare?......Viva lo ‘mperadore, graz(i’) a Deo! / intendi, bella, qual che ti dico eo?”

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