Ustica, Perla nera del Mediterraneo
Sulla rotta degli aerei che atterrano all’aeroporto Falcone-Borsellino di Punta Raisi, vicino Palermo, a 36 miglia marine di distanza, si staglia la sagoma di una enorme tartaruga posata sulle acque blu profondo del Tirreno.
È l’isola di Ustica, paradiso di ricordi per turisti amanti del mare e della natura che da sempre affollano i circa 8,6 Km quadrati di terra ferma di questa che spesso è stata definita la più bella isola tra le isole della Sicilia. È una perla, uno scrigno, ricca di storia scritta sulle onde del mare e sulle rocce nere, vulcaniche quale è la sua natura, il suo essere una piccolissima parte emersa di un vulcano profondo circa 3000 metri e largo decine di kilometri.
La sua è una storia antica e ne sono testimonianza i reperti recuperati al villaggio preistorico nei pressi dei Faraglioni e nelle tombe di epoca ellenistica-romana di Capo Falconiera che si possono ammirare alla Torre Santa Maria, sede del Museo Archeologico. La presenza dei Fenici data dunque dal 1500 a.C..
I Greci le diedero il nome di Osteodes (ossario) per ricordare le migliaia di ammutinati che nel IV° secolo i Cartaginesi vi lasciarono morire di fame. Una seconda lettura vuole che le ossa ritrovate siano appartenute ai naufraghi che incantati dal canto delle sirene, si siano sfracellati contro gli scogli dell’isola. Ustica – dal latino usticum =bruciato – è il nome che le diedero i Romani per il colore nero delle sue rocce.
Le guerre tra cristiani e arabi costrinsero la comunità benedettina che vi si era insediata nel VI° secolo a lasciare l’isola e le frequenti incursioni di pirati saraceni che la elessero a loro rifugio, impedirono ogni tentativo di colonizzazione durante il Medio Evo. Furono i Borboni con Ferdinando IV, re delle due Sicilie, che riuscirono ad insediarvisi stabilmente nel XVIII° secolo dopo che il viceré fece innalzare delle fortificazioni sull’isola a seguito dell’ennesima strage ad opera dei pirati turchi nella quale perirono i coloni mandati dalle isole dell’arcipelago delle Eolie e da Trapani.
Nel corso dei secoli, a cominciare dall’epoca borbonica, fu luogo di deportazione per prigionieri politici: continuarono la “tradizione” i Savoia e infine i fascisti. In quel periodo vi soggiornò anche Antonio Gramsci (dal novembre 1928) che il 21 gennaio 1921 era diventato membro del Comitato centrale del neo Partito Comunista d’Italia a Livorno in occasione del 17° congresso nazionale del PSI.
Rimase terra di confino fino a quando, con una sollevazione popolare, nel 1961, fu cambiata la sua destinazione. Da alcuni decenni Ustica è tornata alla ribalta per la vocazione turistica cui si è votata. Vuoi per il territorio interno accogliente e ricco di gustose varietà di frutti e ortaggi che godono di un clima assolato quasi tutto l’anno, vuoi per le numerose piante di profumati capperi che ammiccano dagli anfratti bruciati dal sole cocente che si posa sulle ripide coste, vuoi per la ricettività alberghiera, vuoi per i suoi meravigliosi paesaggi marini.
Sono famose le sue grotte con accesso dal mare e dalla terra: tra le più belle la grotta Azzurra, appena accanto al porto cui si accede in barca a remi, dai fondali di un blu cristallino; la grotta Verde, la grotta del Medico; la grotta dell’Accademia, vero paradiso per immersioni subacquee nei cui fondali si incontra una rigogliosa e colorata vegetazione insieme a coralli e rose di mare che sono dimora per aragoste, cernie, dentici, saraghi, orate, sgombri e anche per una fauna tropicale composta da pesci pappagallo, pesci balestra e ancora spugne multicolore, madrepore, gorgonie e perfino barracuda.
Chi non ha la vocazione del “sub” può optare per un giro turistico in motobarca (Aquario) che può ospitare 20 persone dal fondo trasparente per ammirare, all’asciutto, di giorno o di notte, quanto di meraviglioso appare tra le gradazioni che vanno dal blu al verde di un mare ricco fino dai bassi fondali per precipitare giù e toccare i 40-45 metri.
Anche da terra si possono raggiungere luoghi suggestivi: uno tra tutti, tra i più fascinosi, la “piscina naturale”, ben nascosta alla vista di chi viene dai sentieri e di chi vi arriva dal mare. Dal 1986 è stata eletta riserva marina, la prima in Italia. Dal 1959 durante i mesi estivi, da giugno a settembre, si svolge la Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee che vede annualmente la presenza di studiosi dei problemi riguardanti il mare.
Dal 1996, in concomitanza con la rassegna, si svolge il concorso fotografico dal titolo “Ustica come nessun altro posto al mondo”. In località Spalmatore si trova l’Acquario dove si possono ammirare le specie ittiche più interessanti del Mediterraneo. Da alcuni anni i muri delle case dei pescatori che abitano l’isola sono decorati da dipinti che raffigurano ritratti, nature morte, soggetti fantastici e quant’altro, che conferiscono un aspetto singolare, come di un continuo “murales” alla cittadina, rivelandone la vocazione artistica.
Negli anni ’70, ne sono testimone, le facciate di alcune case del centro riportavano delle iscrizioni che riproducevano pensieri, poesie di illustri firme del panorama intellettuale italiano. Sul prospetto di un bar, alla destra della Chiesa Madre, in cima alla salita della via principale, si leggeva una poesia di Cesare Pavese. Il 24 agosto si festeggia il Santo patrono, San Bartolomeo che l’isola di Ustica condivide con tutte le isole minori della Sicilia, in quanto eletto a santo protettore dei pescatori.
La festa patronale di San Bartolicchio (come viene affettuosamente chiamato dai fedeli) si svolge nel mese di settembre e si celebra con una processione che vede sfilare gli usticesi per le vie della cittadina. In piazza si frigge del pesce (la padellata). I festeggiamenti terminano con i giochi pirotecnici che si specchiano, illuminandolo, sul mare.
Il poeta greco Omero, nel X° libro dell’Odissea, parla dell’isola di Eèa in cui “…avea soggiorno…” la maga Circe. La “dea terribile” come la definisce il grande vate cieco, trasformava gli uomini che le si avvicinavano in animali; essa aveva il “…crespo crine…” e il “…dolce canto…”. Alcuni studiosi hanno identificato l’isola di Eèa in Ustica.
Ma l’isola, perla nera del Mediterraneo – secondo uno dei suoi più significativi epiteti – è un amore, di quelli che non si scordano mai: è un tatuaggio inciso su un braccio di un marinaio che tanto l’amò che la volle portare per sempre con sé: quel marinaio si chiamava Pino Maggiore ed era nato a Lampedusa, altra bellissima isola della Sicilia… ma amava Ustica.