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Una città tra mito e storia

Il 15 luglio 2005 a Durban, in Sud Africa, durante la 29esima sessione del Consiglio Permanente dell’UNESCO, la città di Siracusa e la vicina necropoli di Pantalica, sono state dichiarate “Patrimonio dell’Umanità”, andando ad arricchire il bagaglio Unesco che già consta di più di 800 siti. E Siracusa meritava proprio questo riconoscimento. La sua storia inizia nel 734 a.C. con la colonizzazione da parte dei Corinzi dell’isoletta di Ortigia e con la loro espansione verso la vicinissima penisola.

Subì il dominio di diversi tiranni tra cui Gelone soprannominato il valoroso; Dionigi il Vecchio e altri che si succedettero nel governo della città per tre fiorenti secoli durante i quali espresse la sua supremazia su tutto il mondo della Magna Grecia in Sicilia. Questo accadde sino all’arrivo dei Romani che, nel 212, con le guerre puniche se ne impossessarono insieme a tutta la Sicilia. Rimase, comunque, capitale dell’isola divenendo anche uno dei centri di massimo fulgore del cristianesimo, tanto da possedere (ancora oggi si possono visitare) tra le più vaste e importanti catacombe della Sicilia, addirittura seconde soltanto a quelle di Roma.

Quando dopo i Bizantini gli Arabi invasero la Trinacria, portarono distruzione e le tolsero il titolo di capitale che trasferirono a Palermo. Non fu risparmiata, ovviamente come tutta l’isola, dalla dominazione normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, borbonica ma neppure dal devastante terremoto del 1693 che seminò lutti soprattutto in quella che oggi è l’area della sua provincia, ma non solo.

Quando nel 1953 avvenne il miracolo della lacrimazione della madonnina in gesso, venerata in una modesta casetta, accorsero fedeli da tutta l’isola e anche da varie parti d’Italia e la devozione era così senza riserve, che già allora si pensò di edificare in quel luogo un santuario. La sua costruzione fu ultimata nel 1994 e il tempio fu consacrato e inaugurato da Papa Giovanni Paolo II. Firmarono il progetto gli architetti Andrault e Parat. La costruzione è alta 100 metri e la base è larga circa 90.

La madonnina in gesso che lacrimò nel 1953 è posta nell’altare centrale e le sue ultime lacrime, racchiuse in un’ampollina, si trovano in una cappella adiacente. L’area archeologica di Siracusa offre come principale e importante richiamo il teatro greco la cui costruzione ebbe inizio nel V° secolo a.C. ed è il più grande dell’antichità (138 m. di diametro e una capienza nelle gradinate di 1500 spettatori), sede annuale delle rappresentazioni del teatro classico. Datato intorno al I° secolo, invece, si trova non molto distante, il teatro romano.

Tra le due mega costruzioni si erge un enorme altare di forma rettangolare che il tiranno Jerone fece collocare su delle torri, in cui si consumavano atroci sacrifici. L’ “Orecchio di Dionisio”, meta spesso oltre che di turisti, di curiosi attratti anche dal suo nome, è una profonda apertura che è stata così chiamata da Caravaggio che le diede quest’epiteto, per la sua forma simile a un padiglione auricolare.

Ma, al di là di questa spiegazione di natura “anatomica”, si narra che avesse lo scopo – date le caratteristiche acustiche della grotta – di consentire al tiranno Dionigi, l’ascolto di ciò che dicevano i prigionieri che vi faceva rinchiudere. Oggi è sede di spettacoli estivi. Altre grotte artificiali, le latomie, furono utilizzate come carceri per i soldati nemici che lì venivano lasciati morire di fame e di stenti. Oggi le latomie, un tempo coperte, a seguito di crolli causati dai terremoti, regalano fantastici giochi di luce quando i raggi del sole attraversano le loro fessure. E’ compresa nel territorio di Siracusa l’isola di Ortigia a cui si accede attraverso il ponte Ubertino, data la sua esigua distanza.

Vi si trovano tra i monumenti più antichi e interessanti del capoluogo. Primo tra tutti il tempio di Apollo, che risale al 500 a.C. e fu il primo edificio sacro in stile dorico costruito in Sicilia ed è il più antico; il tempio di Zeus o “rui colonne” (due colonne) perché sono sopravvissute soltanto due colonne, è il secondo per antichità rimasto in città. Anche la cattedrale è stata costruita sulle vestigia dell’Athenaion che Gelone fece erigere per celebrare la vittoria di Himera. Nella navata centrale è riconoscibile il “naòs”, cella del tempio greco e il perimetro delle navate laterali è formato dalle colonne doriche dell’antico peristasi.

Il Castello Eurialo, antica difesa insieme alla cinta muraria della città, è l’unico esempio di fortezza greca ancora integro. Un altro importante castello, ma risalente ad altra epoca, è quello di Maniace che liberò la città dai musulmani. In seguito Federico II ampliò l’edificio. Sotto i Greci Siracusa divenne il primo grande impero d’occidente, rivaleggiando coi Cartaginesi e i Romani.

Il tiranno Dionisio diede alla città il massimo della sua potenza, espandendosi e formando delle colonie tra cui Ancona, Adria, Issa, facendo così dell’Adriatico un mare siracusano. Nell’isola di Ortigia si trova pure la fonte di Aretusa e la sua origine si fa risalire a un evento mitologico. Alfeo era un giovane pastore che vedendo Aretusa bagnarsi alle acque della fonte di cui lui era a guardia, se ne innamorò e la inseguì per un intero giorno e un’intera notte, finché la dea Artemide, intervenuta in soccorso di Aretusa, la nascose dentro una fitta nube. Il pastore, disperato, continuò a invocarla ma invano.

Intanto la ninfa, sempre più spaventata, cominciò a sudare a tal punto da creare ai suoi piedi una grande pozza d’acqua sorgiva mentre il suo corpo andava sciogliendosi come la neve al sole. Artemide, intenerita, le aprì la terra e Aretusa, ormai acqua, viaggiò per mare fino a raggiungere Ortigia e, sotto forma di sorgente, ritornò in superficie. Ma Alfeo, implacabile, iniziò a piangere per la disperazione, suscitando la pietà degli dei che lo mutarono in fiume perché potesse raggiungere la ninfa. Viaggiò sprofondando sotto terra e sotto il mare sino ad arrivare al Porto Grande di Siracusa dove si fermò vicino ad Aretusa, formando con lei una fonte d’acqua cristallina che gli abitanti dell’isoletta chiamano “l’occhio della Zillica”.

Virgilio, il poeta latino, nell’Eneide così scrive: “Giace della Sicania al golfo avanti un’isoletta che a Plemmirio(è il promontorio che delimita a sud l’insenatura del Porto Grande, in opposizione, a nord, a Ortigia) ondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia. A quest’isola è fama, che per vie sotto il mare il greco Alfeo vien, da Doride intatto, in fin d’Arcadia per bocca d’Aretusa a mescolarsi con l’onde di Sicilia…”.

Meta di grandi viaggiatori fin dall’antichità, vanta la visita nei suoi territori di Eschilo, Platone, Cicerone, Caravaggio (di cui si trova un quadro nella chiesa di Santa Lucia alla Badia). Orazio Nelson, Guy de Maupassant, André Gide, Oscar Wilde, Guglielmo II di Germania, Sigmund Freud. Goethe, invece, non vi soggiornò a causa di un’epidemia scoppiata in città. A Siracusa è legato fortemente il nome di Archimede, l’inventore di macchine da guerra che resero la città aretusea un luogo inespugnabile.

La più famosa: gli specchi ustori con cui bruciò le navi degli assalitori e la catapulta. Scoprì, inoltre, il principio della leva e del galleggiamento dei corpi. Anche Elio Vittorini(scrittore), Teocrito(poeta), Mario Francese(giornalista ucciso dalla mafia), Mario Fontana(pittore), Enzo Majorca (sub, vincitore di record mondiale), Salvo Randone(attore), Stefano III (papa) e poi storici, musicisti, deputati, santi, oratori e tanti altri illustri personaggi sono originari di Siracusa, città comunque immancabilmente legata a una pianta che ne è anche il simbolo: il papiro che in sé racchiude il grande segreto della scrittura, dei libri, deposito di cultura per l’umanità intera.

 

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