Quando musica fa rima con sacro
Sarà la 53esima edizione quella del 2010 che celebrerà la Settimana di Musica Sacra di Monreale. Dal 12 al 21 novembre tredici appuntamenti vedranno un pubblico di appassionati e proveniente da ogni parte del mondo che si incontra ogni anno per assistere a sinfonie, canti, messe, gospel, spiritual, proiezioni. Due le location che ospiteranno le performances dei musicisti, tra i quali quest’anno è previsto anche Franco Battiato, voce solista di una struggente spiritualità: la Chiesa degli Agonizzanti e il Duomo di Monreale. Sì, perché da sfondo, da teatro per le rappresentazioni, sarà ancora una volta il luogo sacro.
Magica, dunque, come sempre l’atmosfera che sprigionano i 100 metri della profondità del Duomo, il bagliore dei 6.300 mq di mosaico policromo e d’oro zecchino che culminano nella maestosa figura del Cristo Pantocratore che dai suoi 12 metri lungo i quali si sviluppa, sembra abbracciare i fedeli da qualunque parte lo si guardi. Nel piano immediatamente sottostante si trova la Vergine col Bambino affiancata da angeli e apostoli.
Diecimila le canne, sei le tastiere dell’organo, sul lato sinistro, che ne fanno uno dei più importanti d’Europa e a chiudere la navata centrale, il tetto a forma di carena di nave, costituito da enormi tronchi scolpiti con fregi d’oro. Nel lato destro si trovano i mausolei con le spoglie di Guglielmo II, detto il buono e di Guglielmo I, detto il malo(cattivo) e la loro indole traspare anche dai sarcofagi in marmo bianco e istoriato, il primo; di pietra scura di porfido, il secondo.
In un altare è racchiuso il cuore di S. Luigi, morto a Tunisi nel 1270, quando a regnare in Sicilia era Carlo I. Nella cripta è custodito pure il tesoro di Guglielmo II che, tra l’altro, conserva una spina della corona di Cristo all’interno di un reliquario d’oro e d’argento. Fu Guglielmo II, nipote di Ruggero II, che fece iniziare - intorno al 1172 – la costruzione del complesso che comprende oltre al duomo, un’abbazia benedettina e il palazzo reale. Narra una leggenda che durante una battuta di caccia nei dintorni di Palermo, si addormentò sotto un carrubo. La Madonna gli apparve in sogno indicandogli il luogo in cui suo padre aveva nascosto un tesoro.
Con il denaro ritrovato avrebbe dovuto costruire una chiesa, grandiosa, più bella della Cappella Palatina (che si trova a Palermo, all’interno del Palazzo dei Normanni) e in grado di misurarsi con le cattedrali delle più grandi città europee. I lavori durarono 15 anni e le maestranze scelte furono le migliori che il mercato offriva e ognuna di loro fu espressione della propria cultura. Così le due massicce torri della facciata, l’alta abside con ai fianchi e le due absidiole, la pianta basilicale sono normanne.
Le decorazioni delle absidi sono di chiara impronta islamica e il motivo decorativo dei rosoni a giochi di stelle è ripreso pure sulla facciata, in parte nascosta da un portico del XVIII secolo, sotto al quale si ammira il portale bronzeo di Bonanno Pisano – datato 1185 – architetto e scultore e progettista della Torre di Pisa. All’interno del duomo, la Cappella del Crocifisso, in marmo con decorazioni squisitamente barocche, si arricchisce di un crocifisso ligneo del ‘400. Ma ecco che i mosaici, realizzati da artigiani veneziani e siciliani tra il XII e il XIII secolo, si illuminano e rendono vivi i personaggi della Bibbia, gli stessi della Cappella Palatina, ma dai colori meno accesi pur mostrando dei tratti più espressivi.
Il racconto musivo si snoda attraverso la rappresentazione del piano divino di salvezza universale, dalla creazione del mondo e dell’uomo; del peccato originale e della salvezza operata con la venuta di Cristo per continuare poi con la nascita della Chiesa e degli uomini santi. Questo percorso rappresenta la “missione” della Chiesa nel corso dei secoli passati e che continua nel presente e si perpetuerà nel futuro.Nella più concreta tradizione iconografica, non manca una ricchezza di particolari realistici tali da sembrare l’opera di una macchina da presa che sottolinea alcune immagini, cristallizzandole nella memoria.
Si vedono così i coltelli sulla tavola delle nozze di Cana, le monete che rotolano dal tavolo verso terra quando Cristo adirato contro i profanatori del tempio rovescia il tavolo e ancora una miriade di pesci impigliati nelle reti dei pescatori (episodio della pesca miracolosa). Non mancano neppure le raffigurazioni metaforiche quale, ad esempio, quella del diavolo rappresentato come un omino scuro o quella dell’anima di Abele, come un omino rosso di sangue versato. E’ perfino un “diario” che ripercorre la vita di Gesù, dalla nascita alla discesa dello Spirito Santo. Non poteva mancare un chiaro riferimento a Guglielmo II il quale, nell’arco trionfale sopra il trono episcopale, viene ritratto mentre offre il duomo alla Vergine e lo stesso re viene incoronato da Gesù Cristo.
Il racconto continua lungo le strofe della creazione delle acque, della luce, della luna, del sole e delle stelle, degli uccelli, dei pesci, dell’uomo. A Noè e alla sua discendenza è dedicato un ampio “capitolo”. Il Duomo di Monreale comprende anche alcuni edifici e giardini annessi; il magnifico chiostro di ispirazione musulmana, circondato da una serie di arcate ogivali sorrette da colonnine impreziosite da mosaici policromi di chiara ispirazione orientale. Anche se la vita della cittadina non lontana da Palermo si svolge principalmente attorno al suo monumento più famoso, è d’obbligo rifarne – almeno in parte – la storia che è strettamente legata al territorio.
Dal mare di Palermo, dalla “Cala” (antico quartiere omonimo dove si trova il porto), attraversando Porta Felice, si percorre l’antica via del Cassaro (Corso Vittorio Emanuele) fiancheggiati dalla Cattedrale e da antichi e nobiliari palazzi e, già oltrepassata piazza Vigliena (I quattro Canti), si lascia sulla sinistra il Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale, e si oltrepassa Porta Nuova. Il rettilineo continua la sua salita lungo Corso Calatafimi per inerpicarsi, infine, sulla strada che porta in cima, verso Monte Caputo.
Risale alla metà del settecento il percorso ricco di tornanti, immerso nel verde e ornato di vasi e fontane, agognata sosta e ristoro per viaggiatori in carrozza dei secoli passati. Si ammirano le sculture di Ignazio Marabutti e degli allievi della sua scuola nelle fontane di marmo e pietra del Pescatore – ricca di putti e delfini – e oltre la prima curva quella del Drago preceduta da una elegante scalinata. Ancora avanti la fontana a emiciclo, classica, fino ad arrivare a quella in Piazza Vittorio Emanuele, il cuore di Monreale.
La vastità e la ricchezza dell’arcidiocesi della cittadina normanna, risalgono sino al primo insediamento di cento monaci che furono inviati dal convento di Cava dei Tirreni nel nuovo monastero. Teobaldo fu il primo abate e divenne arcivescovo di una nuova arcidiocesi che fin da allora ebbe grande importanza nelle vicende politiche, tanto da essere governata dalle più importanti famiglie quali i Medici, i Farnese, i Borgia, gli Orsini e i nobili francesi e spagnoli. La terra che sino ad allora era stata abitata dai Saraceni, divenne un caposaldo della civiltà latino-cristiana.
Con quasi cinquantatremila ettari, il comune di Monreale è uno dei più estesi d’Europa, seconda – forse – soltanto a Roma. Dall’alto della sua magnifica posizione è un fantastico punto d’osservazione per chi arriva dal mare, ma regala un panorama mozzafiato a chi si affaccia dal suo belvedere, all’ombra dei suoi ficus centenari e della sua gigantesca magnolia che fa a gara coi profumi di gelsomino e di zagara che salgono ancora oggi dalla conca d’oro sottostante.