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Palermo apre le porte

Al grido di scommessa “Palermo è nostra e non di Cosa Nostra” – era il 1995 – circa diecimila alunni delle scuole medie di secondo grado appartenenti ad un centinaio di istituti, davano il via con il supporto del Comune di Palermo, degli Assessorati comunali alla Pubblica Istruzione e ai Beni Culturali ed alla Sovrintendenza ai Monumenti, ad una manifestazione che svoltasi ininterrottamente da allora, oggi ha compiuto tredici anni.

“Palermo apre le porte. La scuola adotta la città” nasce da un progetto sorto nel Dicembre del 1992 su iniziativa della Fondazione “Napoli ‘99” e viene accolto da molti capoluoghi d’Italia.

Scopo della proposta era di educare al rispetto ed alla tutela del patrimonio artistico, culturale ed ambientale i ragazzi nell’età scolare e i cittadini tutti.
Nel 1992 due tragici avvenimenti colpirono la città di Palermo: la strage per mano mafiosa avvenuta in un tratto dell’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi al capoluogo siciliano e quella di via D’Amelio che videro vittime, consapevoli, rispettivamente il giudice Giovanni Falcone, la moglie, gli uomini della scorta, e il giudice Paolo Borsellino e i suoi uomini.

L’adesione, dunque, al progetto che vedeva protagonisti i ragazzi di tutti i quartieri palermitani, specialmente quelli del centro storico e maggiormente degradati, segnò la volontà di ribellarsi alla prepotenza della mano mafiosa dando l’opportunità agli alunni delle scuole medie di riappropriarsi di un territorio che è bene comune, che è la storia della propria civiltà, dell’essere cittadini consapevoli di appartenere ad una realtà che, pur nelle sue difficoltà, vuole riacquistare una rispettabilità spesso negatale da mano assassina, ladra di ogni dignità e orgoglio di sé stessi e dei propri simili.

Il progetto che a Palermo vide la prima realizzazione nel 1994 continua a proporsi ogni anno, raccogliendo consensi sia dalle Amministrazioni pubbliche, dalle Istituzioni che dai privati cittadini che vivono per tutto il periodo dell’adozione la gratificante esperienza di prendere parte ad un excursus che vede docenti e soprattutto alunni di molte scuole della città divenire genitori putativi di monumenti, quartieri, palazzi nobiliari, giardini, statue, musei, parchi, sorgenti, castelli, teatri e quant’altro racchiude la storia della nostra collettività, orfani da decenni per l’incuria di una comunità spesso distratta e niente affatto chioccia.

Adottare la città attraverso i suoi monumenti più degradati significa metterli sotto tutela, vigilarne il restauro e la conservazione promuovendone la valorizzazione.
Grazie a questa iniziativa sono stati salvati alcuni tra i più importanti monumenti della città ed in ogni edizione vengono aperti ai visitatori circa 150 opere d’arte architettonica, museale, religiosa, nobiliare di alcune delle quali a volte si sconosce l’esistenza.

Vogliamo ricordare tra le tante opere di ristrutturazione quella di Palazzo Forcella De Seta che si affaccia sul Foro Italico che, presa in carico nel 2003 dall’ANCE(associazione nazionale costruttori edili) e adottata dalla Scuola Media Statale A. Roncalli dietro indicazione del suo referente l’architetto, professore Vincenzo Alamia, uno dei primi sostenitori del progetto, ha potuto “riaprire le porte” - grazie ad una poderosa e non ancora conclusa opera di restauro – ospitando nel 2007 una sezione tra le più importanti della mostra Biennale dell’Architettura di Venezia dal titolo “Tutte le città del Mediterraneo” e collegate tra di loro via Internet, per la prima volta a Palermo.

Quest’anno il progetto grafico della manifestazione è stato affidato alla creatività di alunni di due istituti, scelti secondo criteri selettivi che, dopo avere partecipato ad un corso di formazione su grafica e comunicazione, hanno presentato tre brochures per pubblicizzarla. Il bozzetto adottato rappresenta un gruppo di ragazzi che cavalcano gli archi della cattedrale.

L’architetto Alamia che in quest’anno scolastico, per il primo dei tre anni previsti cura, attraverso la scuola Roncalli in cui esercita la professione di docente, l’adozione del Castello a Mare prospiciente il porto di Paleremo, opera di grande rilevanza storica ed architettonica, attraverso le pagine dell’Italo Americano desidera ringraziare gli alunni che prendono parte a questa grande iniziativa e i funzionari degli assessorati e della sovrintendenza per la passione – madre di tutte le iniziative - che condividono con lui e i ragazzi affinché il lavoro di recupero e di studio si svolga secondo i criteri della massima valorizzazione delle singole e collettive capacità.

Il Castello a Mare ha accompagnato la vita della città dal X° secolo fino al 1922, anno in cui ne fu decisa la demolizione per fare posto all’ampliamento del porto.

L’indignazione di molti intellettuali del tempo fu di supporto alle vive proteste del Sovrintendente allora in carica, Francesco Valenti, che riuscì a salvarne soltanto alcune parti: la torre cilindrica, il baluardo di San Giorgio, la chiesa di Piedigrotta – distrutta poi dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale –, il Mastio Arabo-Normanno e la Porta Aragonese.

Attraversando tanti secoli di storia il Castello, vera città nella città, ha vissuto momenti tra i più significativi delle vicende storico -sociali –politiche di Palermo vedendo tra le sue mura la presenza di Viceré, morti per impiccagioni o per rogo dei detenuti dell’Inquisizione – tribunale che fu poi trasferito al Palazzo Chiaramente o Steri a seguito di un incendio devastante che portò distruzione e morte tra i detenuti e gli abitanti entro le sue mura.

Il castello vide pure l’assalto dei Garibaldini nel 1860 contro le truppe borboniche.
Per tre anni gli alunni della scuola Roncalli guidati dai loro insegnanti accompagneranno i visitatori lungo il perimetro del monumento spiegandone l’origine, l’avvicendamento nei secoli di varie forze di opposizione politica che vi regnarono e dominarono insieme ad esso la città tutta, e si esibiranno in performances atte ad illustrare alcuni salienti momenti che hanno segnato la vita del Castello a Mare.

Manifestazioni collaterali miranti a sottolineare il significato culturale e di affermazione della legalità si sono intanto svolte presso la seicentesca villa Pantelleria restaurata dal Comune di Palermo dopo essere stata sottratta alla mafia a simboleggiare proprio il connubio tra cultura e legalità e crescita in un contesto in cui la mafia – tutti i Palermitani lo vogliono – non avrà spazio per esistere.

Teresa Di Fresco

 

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