Nick Dioguardi: Un Italo - Americano
Ogni volta che Nick Dioguardi, aliese di nascita ma californiano di adozione, distolti gli occhi dalla sue amate automobili d’epoca, nel suo garage della sua amata Alia, solleva la testa e guarda lontano, rivive – ci dice- i giorni in cui ragazzo, appena quattordicenne, andò in America a trovare la madre portando con sé ben poche cose, la prima delle quali l’idea fissa di pilotare un’auto da corsa, potere “correre”! Alia è un paese di montagna, alle prime avvisaglie delle Madonie; tranquillo della serenità che vive soltanto nelle cartoline ingiallite di un tempo che fu.
Neppure la scoperta delle Grotte della Gurfa (a 4 Km di distanza dall’abitato)-raro ed impareggiabile esempio di architettura rupestre- meta di turisti e speleologi provenienti da ogni parte del mondo ha turbato la tranquillità di questo paese. Così come non ne ha cambiato abitudini e ritmi di vita la presenza di antropologi, sociologi e scienziati di ogni parte del globo, dopo il ritrovamento, nel 1996, di 400 morti per un’epidemia di colera avvenuta nel 1837.
Edificata nel 1615 da Pietro Celestri, Marchese di Santa Croce, sul feudo “Lalia”, visse una rapida crescita grazie all’assegnazione delle terre ai contadini, in enfiteusi, e allo sviluppo economico dovuto alle opere di miglioramento fondiario di quelle realizzate dagli Arabi. Il territorio su cui sorse vide precedentemente la presenza di Sicani, Greci, Fenici, Berberi.
Tuttavia, ancora oggi non si conosce il nome del popolo che edificò nella roccia arenaria rossa la costruzione di architettura rupestre delle “Grotte della Gurfa”: Il suo nome arabo (Hufrah =fossa; Gurf =parete scoscesa del monte; Gurfah = stanza ai piani superiori), ancora oggi in uso tra le popolazioni del Nord Africa che indicano una sorta di granaio, magazzino, non ci autorizza a pensare nulla di determinante sulla sua edificazione, ma solo ne attesta un uso – ancora ricorrente – tra la gente islamica.
Pur non avendo una storia particolarmente antica, ha tracciato – come altre cittadine dell’isola – un solco nel divenire dell’unità d’Italia, distinguendosi in insurrezioni popolari contro i Borboni. Il 2 agosto 1862 giungeva nel paese madonita, pernottandovi, Giuseppe Garibaldi. La patrona, Maria Santissima delle Grazie, viene festeggiata il 2 luglio e sono molti gli emigrati che da ogni parte del mondo ritornano per onorarla.
Per i meno fortunati che non possono riabbracciare neanche con uno sguardo il paese natio, una copia identica della Madonna che si trova ad Alia viene festeggiata negli USA con la stessa fede e devozione. E per Nick Dioguardi il suo paese natale era rimasto così: un desiderio di ritorno, di un mondo diverso da quello che è diventato il suo modo di essere. Campione mondiale per ben tre volte di formula Indy (5000cc) – incoraggiato ad intraprendere la guida di questi bolidi dal famosissimo pluricampione (ben 5 titoli mondiali!) Manuel Fangio di cui divenne poi grande amico, ha pilotato i prototipi più interessanti progettati negli ultimi trent’anni di storia automobilistica.
Tuttavia, pur vivendo e lavorando in California, a Los Angeles, a due passi da Hollywood, non ha mai dimenticato la Sicilia, l’Italia. Ma è appunto in America che colleziona successi e per questo motivo lo idolatrano, lo chiamano perfino “Dio” accorciando il suo cognome ostico alla lingua inglese e siglando, quindi, con l’ineffabile sillaba la sua capacità di pilota ed il suo essere carismatico. Ha conosciuto grandi nomi del cinema, dello spettacolo, della finanza, dell’industria, americani e italiani.
Ogni qualvolta un Italiano illustre si recava a Los Angeles, Nick era sempre al tavolo con lui. Fu così che ha personalmente conosciuto Domenico Modugno, Totò Cotugno, Luciano Pavarotti e perfino Enzo Ferrari e poi Gianni Agnelli e poi ancora Raoul Gardini, Vittorio Gassman, Gina Lollobrigida, Robert De Niro, Vittorio Emanuele... e tanti altri.
Della bellissima attrice americana Jane Mensfield (diva degli anni ’60 e rivale in celluloide di Marilyn Monroe) con la quale -si dice- abbia vissuto una affettuosa amicizia, possiede la Jaguar bianca. Ha fatto lo stuntman ne “Il maggiolino tutto matto” lavorando, quindi, con la Walt Disney Productions; è stato la controfigura di Jamer Garner in “Grand Prix”; ha lavorato con Steve Mc Queen in “Le Mans” e poi ancora con Paul Newman; con Elvis Presley ha girato tre films.
Ha interpretato tre ruoli diversi ne “Il Padrino “ parte terza. Ma per una vita così intensa ed appassionata il rischio è sempre in agguato. Il 30 maggio del 1973, alle ore 14,30 circa, all’uscita da una curva vicina al traguardo della pista di Riverside a 300 Km/h con 27’’ di vantaggio: si rompe la sospensione posteriore, l’automobile si impenna, va ad infrangersi contro il guard rail. E’ tutto un rogo: brucia l’automobile, Nick si trasforma in una torcia umana, ma riesce ad uscire miracolosamente dall’auto: non era ancora l’ultimo dei suoi giorni! Si salva ma è costretto a rimanere ricoverato per un anno intero in ospedale, il Memorial Hospital di Glendale, e si trova fatalmente nella stessa stanza in cui una ventina d’anni prima si era trovato – purtroppo morendovi – un altro mito: James Dean.
Finalmente dopo innumerevoli cure e autotrapianti di pelle ricomincia a vivere, a pilotare e a sognare. Sogna di partecipare come pilota alla Targa Florio, di tuffarsi nell’avventura automobilistica più romantica e fra le più antiche del mondo. Sarebbe per Nick rivivere la Sicilia come l’America, un ritorno alle origini raccogliendo – sperava – successi anche nella sua terra natale.
Nel 1967-68 gli si presenta l’occasione ma deve rinunciarvi –era pronta per lui (ci racconta con una punta di rammarico) una Ford “Cobra” -ma impegni di scuderia non glielo consentono. Per il cinquantesimo anniversario della Ferrari gli si offre l’opportunità di percorrere tutto il circuito originale della targa, insieme ai “cavallini”, lui, con l’unica Lotus che si confonde fra i rettilinei e i tornanti delle vecchie strade del percorso.
Si può così misurare con professionisti anche in Italia, ma... come sarebbe stato bello partecipare ad una vera e propria gara! Per i suoi grandi meriti sportivi e umani il 2 settembre 2004 viene insignito dal Presidente della Provincia Palermitana, on. Musotto, della prestigiosa Benemerenza Civica, riservata a personaggi che hanno sempre tenuto alto il nome della Sicilia nel mondo. Nick adesso accarezza anche un altro sogno: quello di fondare in Sicilia una scuola per piloti di formula. - “Ai nostri giovani non manca nè il talento nè la passione: mancano le strutture, le occasioni. Se si desse ai ragazzi maggiore possibilità di esprimersi e di cimentarsi in campi diversi da quelli più tradizionali ed usuali, verrebbbero certamente fuori le loro capacità e si allontanerebbero da attività poco costruttive o addirittura dalla delinquenza e dallo sbandamento di cui, talvolta, sono preda”.
Ritorna tutti gli anni ad Alia dove si ferma giusto il tempo necessario per rivedere gli amici d’infanzia e per organizzare qualche raduno di auto storiche a cui non manca di partecipare; controllare i motori delle sue automobili –rigorosamente d’epoca – e di nuovo su un aereo verso l’America. La famiglia, altri amici lo attendono ed anche i fans ancora numerosissimi che non dimenticano il loro idolo che ha regalato loro tante emozioni e continuano a chiamarlo “Dio”.
Alia intanto continua a sonnecchiare all’ombra della bellissima rocca che la domina e ne fa un luogo particolarmente suggestivo dove siamo certi di risentire al più presto il rombo di una “Lotus Elan” fra i tornanti e di vederne alla guida, capelli al vento e occhiali da sole il nostro campione.