Modicamente...il cioccolato
Non sta “modicamente” per “di piuttosto esigua misura”, come etimologicamente dovrebbe significare; bensì è un preciso riferimento a Modica, bellissima cittadina della provincia di Ragusa –un tempo parte del territorio della Contea di Modica che si estendeva fino alla provincia di Siracusa – che di suo prende l’odierno nome dal fenicio Mùtika (albergo), o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile).
Il suo claim “Modicamente…” è un modo per rendere omaggio da parte di Eurochocolate 2008 alla maniera propriamente modicana di lavorare il cioccolato: in modo puro, semplice e dagli aromi unici e inconfondibili.
Dal 23 al 27 aprile prossimi si svolgerà, infatti, la 4a edizione del festival del cioccolato, appuntamento entrato ormai a far parte della tradizione per tutti gli appassionati degli squisiti prodotti del “cibo degli dei”.
Saranno cinque giorni di convegni, eventi, incontri, imperniati sul e all’insegna del cacao e dei suoi derivati, nonché su tutti i prodotti dolciari per cui la città di Modica è rinomata.
I Maestri del Consorzio di tutela del cioccolato di Modica che curano la manifestazione, si alterneranno in performances di lavorazione del cioccolato in diretta.
Un altro momento della manifestazione ma di sapore – la definizione ci sembra appropriata – culturale è quello che darà vita a “Cioccolata con l’Autore”, in collaborazione con due case editrici: la New Compton Editori e la Edizioni La Mongolfiera, e che proporrà ogni giorno, alla presenza del suo autore, un libro che tratti il tema del cioccolato.
Non mancherà l’attenzione al mondo dell’infanzia che vedrà, all’insegna del Cioccogiochiamo, la partecipazione degli alunni delle scuole ad un interessante viaggio attraverso il mondo dei Maya, alla ricerca delle origini della pianta del cacao.
Saranno racconti, immagini, mimi che faranno rivivere la leggenda del Dio Quetzcoati che donò agli uomini il prezioso seme del cacao.
E per restare in tema di divinità, vini passiti di Pantelleria, il Cerasuolo di Vittoria, l’Ambrato di Comiso, l’Albarello, saranno il nettare che accompagnerà ogni degustazione.
La lavorazione delle fave della pianta del cacao e conseguente produzione nella cittadina ibla – secondo un’antica ricetta azteca – della cioccolata risale, per certo, almeno al primo decennio del 1600, quando la Sicilia era - dal punto di vista amministrativo – dipendente dalla Spagna.
Il procedimento, rigorosamente artigianale, viene eseguito a bassa temperatura e ciò consente di non far perdere o alterare le componenti organolettiche del cacao. Inoltre, la trasformazione “a crudo” impedisce la completa fusione con lo zucchero. Ciò che si ottiene con questa tecnica è una cioccolata fondente, leggermente granulosa e che non si scioglie alle alte temperature estive.
Infine, i sapori del cacao, dello zucchero e delle spezie con cui ogni singola tavoletta viene aromatizzata (cannella, vaniglia, peperoncino, ecc), non vengono confusi tra di loro.
Sebbene l’Eurochocolate festival abbia contribuito ad allargare la sfera degli interessi turistici verso il territorio modicano, non possiamo dimenticare che la stessa Modica e tutto il comprensorio della Val di Noto, sono stati inseriti nella lista dei beni dell’umanità stilata dall’UNESCO.
Vuoi per la ricchezza del Barocco che pervade i palazzi nobiliari e le chiese, vuoi per la splendida collocazione geografica che si affaccia su uno scenario naturale tra i più interessanti e suggestivi della Sicilia, così come anche la provincia del sud-est siculo tutta, con le sue città di Scicli, Ragusa Ibla, Noto, Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Palazzolo Acreide, anch’esse iscritte dall’Unesco tra i siti di grande interesse culturale.
Modica si trova anche inserita in un paesaggio quasi di sogno, con la sua dualità di Bassa e Alta.
Con le sue innumerevoli scale che sono sempre, o quasi, l’orizzonte su cui si affacciano i portali, magnificamente barocchi, delle sue chiese.
Tra queste e in primo luogo, la Cattedrale a cinque portali e con il suo organo a quattro tastiere, centotrenta registri e cinquemila canne, intitolata a San Giorgio, festeggiato ancora oggi con grande senso religioso che vede la sua realizzazione nella celebrazione in suo onore, il 23 aprile, in un clima gioioso e con una processione al seguito del simulacro portato a spalle dai fedeli per le vie della città fino all’interno della chiesa.
Ma la città Ibla, che fu detta la “città dalle 100 chiese”; la città del ponte tra i più alti d’Europa che, dominandone il paesaggio, congiunge la parte vecchia – Modica Alta – a quella nuova - Modica Bassa -; la città del Castello di cui rimangono una torre del XVIII° secolo e un più recente orologio; la città delle due città: Modica Alta e Modica Bassa; la città del Barocco e della Contea che per splendore e importanza storica fu una delle più belle e importanti della Sicilia; la città dei disastri: naturali – vedi i terremoti del 1613 e del 1693 e le alluvioni del 1833 e del 1902; umani, per lo scempio architettonico operato da tecnici e rappresentanti delle istituzioni poco attenti; fu anche chiamata la “Dotta”, grazie ai padri Carmelitani, ai Domenicani e ai Francescani che rispettivamente nel XIII° e XIV° secolo e nel 1500 vi stabilirono degli “studia”, fino a quando i Gesuiti, nel 1630, fondarono i famosi “Collegi pubblici” che rilasciavano Lauree in Teologia, in Materie Umanistiche (Filosofia, Retorica…) e Arti Liberali (Fisica, Matematica) fino al 1767.
Il 20 agosto 1901 diede i natali ad uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, premio Nobel per la letteratura nel 1959, Salvatore Quasimodo che definì il territorio della sua Modica, in una sua lirica, “…terra impareggiabile…”.
A noi di questa singolare città, resa famosa anche perché sfondo dei romanzi di Andrea Camilleri sul Commissario Montalbano(lo stesso della fortunata serie televisiva), piace riportare ciò che ne scrisse Gesualdo Bufalino, scrittore nato a Comiso, ma che nella vicina Modica insegnò e nel suo romanzo autobiografico “Argo il cieco, ovvero i sogni della memoria”, così la descrive:
“Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Né prima né dopo: quell’estate. E forse fu grazia del luogo dove abitavo, un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re…Che sventolare, a quel tempo, di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io era la più bruna.”