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Metti: una sera in carcere

Natale 1996, carceri palermitane: ultima delle tre repliche di uno spettacolo allestito per i detenuti dei tre penitenziari della citta - Ucciardone, Malaspina (minorile) e Pagliarelli - dalla compagnia teatrale di Lollo Franco su incarico del Comune di Palermo.

Al Pagliarelli due repliche: una per i condannati per reati comuni - furti, scippi, rapine, omicidi, ecc -, l'altra per quelli del “416” - reati di mafia -.

“ Fuori copione recitai per due ore oltre l'orario consentito ai detenuti del 416 e fu straordinario…….fu un bellissimo Natale” ci racconta Lollo Franco, e continua.
“Alla fine uno di loro condannato a due ergastoli (riconosciuto poi giustamente non colpevole)…mi chiese di aiutarlo facendogli fare del teatro.
Dichiare la sua innocenza ammettendo la sola colpa di essere figlio di un uomo appartenente ad una famiglia di un certo spessore…”.
Da quel momento in poi comincia la storia teatrale “carceraria” della Compagnia Pagliarelli.

Così, nel 1998, è “Cagliostro” di Salvo Licata rivisitato e sotto la regia di L. Franco che va in scena, dentro le mura del carcere prima e, non molto tempo dopo fuori le mura.

L'avventura continua ormai da circa dieci anni e a Palermo, nelle prigioni, così come accade invero in altre citta d'Italia, si insegna a recitare, a cucire i costumi, a preparare le impalcature, ad allestire spettacoli.
Nascono così artigiani e artisti: ognuno ha il suo compito o magari più di uno e si impara a conoscere la vita, quella diversa, quella vera, quella fuori le mura, attraverso gli occhi dell'attore, del testo teatrale.

Nella terra di nessuno dove una teoria di rettangoli di sole proiettati sul pavimento di una cella diventa la scacchiera su cui spesso degli uomini si giocano la partita per la liberta, il teatro pue diventare il mezzo attraverso il quale essere diversi da sé, cittadini liberi assumendo maschere e ruoli altrui.
Un palcoscenico dove chiunque pue scommettere sulla propria vita, sul futuro, redimersi.

Attraverso la magia dell'illusione ma consapevoli della verita dei sentimenti, ci si danno delle regole e il personaggio è tutto, l'attore è il personaggio.
Tolti gli abiti di scena si torna ad essere se stessi conservando un poco della maschera che si indossava.

Vivere un'altra vita, parallela alla propria, che aiuta a riconciliarsi col mondo, a immaginare il mondo che è fuori le mura, a frequentarlo attraverso il teatro, ed è diverso da quello per cui si è finiti dentro.

Nasce il “Teatro per la liberta”, associazione teatrale e culturale che, grazie ai successi e ai riconoscimenti ottenuti in otto anni di attivita (tra gli altri, nel Luglio 2000 la compagnia Pagliarelli viene insignita della menzione speciale del premio teatrale dedicato ad Enrico Maria Salerno), nel 2005 ottiene l'affidamento per sei anni della settecentesca Villa Pantelleria che fu dimora del nobile casato Naselli Flores e che, progettata dall'architetto Palma, si estende su una superficie di circa ventimila metri quadrati, oggi bene confiscato alla mafia, per farne uno spazio aperto alla fruizione di tutti i cittadini, un luogo deputato alla cultura.

A restauri non ancora ultimati, il Parco che si trova nella Piana dei Colli a nord di Palermo, è gia laboratorio teatrale permanente all'esterno di Pagliarelli e a Settembre 2005 mette in scena per la sua inaugurazione il primo spettacolo: “Il Giullare alla corte del Settecento Palermitano”, con la regia di Lollo Franco che ne è autore insieme ad Antonio Maria Di Fresco.

Il cast di tecnici ed attori e’ composto da detenuti e professionisti.
Nel 2006 si inaugura la I edizione del Teatro Festival - Parco Villa Pantelleria che vede in cartellone attori come Pino Caruso, Tony Sperandeo, Lello Arena, Paola Gassman, Paride Benassai, Gigi Burruano, Giacomo Civiletti per citarne alcuni e tra i più cari al pubblico teatrale, televisivo e cinematografico palermitano e italiano.

Per il 2007 il cartellone non è ancora pronto in attesa dell'approvazione del bilancio del comune ma il Direttore Artistico ci assicura: “…la mia linea è di scegliere la grande drammaturgia palermitana, quella storica, quella vera,…..dei giovani, che si pue far cominciare da “Palermo, oh cara!” di Gigi Burruano……”

Tra i sogni nel cassetto che lui ama definire piuttosto progetti che aspettano soltanto il tempo necessario per essere realizzati, in quanto fattibili, la creazione di un museo dell'agricoltura; la fruizione del manderineto del Parco della Villa; la creazione di sedi per associazioni culturali e un laboratorio artigianale permanente per gli ex detenuti dove possano, con il benestare ed il concorso delle istituzioni, lavorare realizzando tutte le strutture necessarie a far vivere il teatro, dove possano, insomma, sorgere delle botteghe artigianali di fabbri, corniciai, sarti, lavoratori del ferro, del legno e quant'altro.

Preparare una sorta di festa di primavera, a iniziare dal I° Maggio per inaugurare la stagione teatrale da mandare avanti fino a Settembre per ricominciare a Natale e poi riprendere a Carnevale per potere rappresentare, per i bambini, una festa con i costumi del '700, secolo in cui erano famose le feste palermitane a tal punto che i Francesi venivano a rubarci le idee, a copiarci.

Portare manifestazioni collaterali alla celebrazione della patrona di Palermo, Santa Rosalia, una sorta di Santa Rosalia's day, anche in questa zona lontana dal centro storico, perché la Santuzza appartiene ai fedeli di tutti i quartieri.

Infine una biblioteca della legalita. Questi progetti dovranno comunque seguire il restauro degli interni della villa, dei due piloni barocchi dell'ingresso principale e dei due leoni che sembrano essere un motivo conduttore in molti luoghi storici palermitani (vedi l'ingresso del parco della favorita, vedi la scalinata di piazza Pretoria, vedi gli scaloni del teatro Massimo) come volessero ruggire di rabbia per lo scempio che mafia e cattive amministrazioni hanno compiuto ai danni della citta.

E quale luogo, tolto alla mafia e recuperato ai cittadini onesti potrebbe essere più indicato di questo che proprio con i suoi detenuti-attori, pue essere individuato come simbolo di legalita attiva?

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