Maratonarte
Mentre nella Sicilia occidentale si festeggia il Liberty, il centenario del Futurismo, in quella orientale fa bella mostra di sé il Barocco con il treno di Maratonarte. Modica, Noto, Ragusa con Siracusa meta di partenza e di arrivo che chiude il cerchio di una classicità che si richiama affondando nelle sue radici, alle colonie greche per arrivare al ‘500 e al ‘600, espressione del più splendido Barocco in Sicilia. Undici ore, e un viaggio a ritroso nel tempo tra i monumenti più significativi.
A due anni di distanza dal restauro e dalla rimessa in fruizione della Cattedrale di San Nicolò, a Noto, più volte distrutta da terremoti di ineguagliabile potenza e altrettante volte ricostruita, un treno attraverserà, partendo da Siracusa quel territorio definito da Cesare Brandi, fondatore dell’Istituto Centrale del Restauro, Il Giardino di Pietra, compreso tra il Val di Noto e le città di Modica e Ragusa.
L’iniziativa, promossa da Maratonarte – il progetto del Ministero per i Beni Culturali per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico e culturale italiano - che si è avvalsa della raccolta fondi attraverso una maratona televisiva, a reti unificate, nel 2007, è stata fatta propria anche dal Gruppo Ferrovie dello Stato.
Così il 9 giugno scorso si è svolto il viaggio inaugurale del treno museo che ha come stazione di partenza Siracusa e di arrivo Modica e che ha visto protagonisti il presidente del Gruppo Ferrovie dello Stato Innocenzo Cipolletta insieme a Titti Bufardeci assessore regionale al Turismo ed ex sindaco della città aretusea; Nicola Bono e Franco Antoci, rispettivamente presidenti delle Province di Siracusa e di Ragusa; Corrado Valvo sindaco di Noto e Antonello Buscema primo cittadino di Modica; Sandro Speranza e Mimì Arezzo, l’uno assessore ai Beni Culturali e Turismo di Siracusa, l’altro di Ragusa.
Avvalendosi anche della collaborazione della Regione Siciliana il treno museo percorrerà tutte le domeniche comprese tra il 14 giugno e il 27 settembre – in tutto 16 – la linea ferroviaria Siracusa-Noto-Modica-Ragusa, ardita opera di ingegneria della fine dell’ ‘800 che attraversa 112 Km della Val di Noto patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO, offrendo ai passeggeri incantevoli e suggestivi paesaggi che permettono all’occhio di chi osserva di spaziare tra gli orizzonti del mare Jonio e del Mediterraneo.
Il convoglio è composto da una locomotiva diesel – che sostituisce quella a vapore, servita per un certo periodo per il progetto “il treno barocco” ma inutilizzabile a lungo termine e nei percorsi in salita – da due carrozze d’epoca “Cento-porte”(156 posti) e da un bagagliaio. All’interno è visibile una mostra realizzata in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Ragusa.
Dalla preistoria fino alla nascita del Barocco siciliano sarà il percorso storico realizzato per mezzo di tecnologie digitali e video installazioni che si articola in tre sezioni: il territorio ibleo e il Val di Noto dall’età preistorica al Rinascimento; una simulazione virtuale del terremoto del 1693 e la nascita del Barocco isolano che, grazie alle grandi firme dell’architettura locale, ha visto ridisegnate le città colpite dal sisma.
In una più ampia visione di una rinascita turistica duratura nel tempo, il sindaco di Modica, Antonello Buscema, ha comunicato l’intenzione “…come amministrazione comunale a fare in modo che questo appuntamento rappresenti ogni anno un’opportunità importante per la città di Modica…”. Durante le soste nelle stazioni (quella di Modica è stata restaurata a cura delle Ferrovie dello Stato) delle fermate programmate, vengono organizzate visite guidate ai monumenti.
I viaggiatori potranno così ammirare la Sala degli Specchi nel Palazzo Comunale, il Teatro Comunale, una mostra d’arte al Museo Civico e il Palazzo Nicolaci con i suoi mostri a Noto; a Modica, oltre al giro turistico-culturale, la degustazione del cioccolato più famoso al mondo, segnerà un ricordo indelebile perché oltre ad una gioia per la vista sarà un piacere per il gusto. Un semplice fax o un’e-mail (trenomuseo@trenitalia.it) sarà il lasciapassare per questa straordinaria avventura, offerta gratuitamente, nel mondo dell’arte e del ricordo.
Ancora una volta il lungo serpente di ferro accompagnerà emozioni e scoperte che pur percorrendo itinerari dolorosi per le ferite - ormai sanate - delle antiche calamità naturali, può rappresentare la cifra, il simbolo di una rinascita, di un territorio che spesso ha visto attraversare i binari con ben altre destinazioni, di ben altri destini. Emigranti, non troppo lontani nel tempo da noi, viaggiatori non per caso e non per scelta ma per necessità. Il bagaglio: una valigia di cartone piena di sogni, di speranze, di miseria e di dolore, di odore di zolfo difficile da scrollarsi di dosso, dai vestiti, dalla propria anima.
E in fondo al cuore una promessa, una litania recitata al ritmo continuo, incessante, cadenzato del treno...tu tu tu tu, tu tu tu tu che scandisce i ricordi ad uno ad uno, tracciando ferite ad ogni sferragliare, precipitando nello sconforto ad ogni ingresso in galleria. Giugno 2009, Maratonarte un treno per ridare dignità ad un percorso che oggi è dell’arte, di quell’arte che qualcuno un giorno alla stazione si è portata dentro, in fondo ai suoi pensieri insieme al ricordo delle Madonne delle chiese, delle scale dei palazzi nobiliari, dell’odore e del buio delle miniere, delle cattedrali, della “coscienza onirica” per volere tornare con una valigia piena, questa volta, di gioia, di successo, di rispetto di se stesso.
Vale la pena ricordare – anche se non fa parte del percorso di Maratonarte – il castello di Donnafugata, in territorio di Ragusa. Splendida casa di villeggiatura degli inizi del sec. XIX°, di proprietà di Francesco Maria Arezzo, barone di Donnafugata passata poi al figlio Corrado che ne ampliò il progetto e ne fece il suo “buen retiro” una volta divenuto senatore, sindaco di Ragusa, Consigliere Provinciale di Siracusa e dove lenì le pene per la prematura morte dell’unica figlia Vincenzina e della moglie.
“Vanitas vanitatis sed omnia vanitas” tutto è vano e precario nella vita, come recita la bibbia e il barone, consapevole e ombroso per sua natura, fece costruire un cenotafio con due tombe fittizie immerse in folti cipressi. Fece pure costruire la cappella funeraria a Ibla, accanto alla chiesa di S. Francesco all’Immacolata, donandola con le spoglie sue e dei suoi familiari alla costruzione religiosa, a perpetua protezione per le loro anime.
Il termine Donnafugata deriva dall’arabo “ain-as-jafaiat” (fonte della salute) sicilianizzato in “Ronna Fata” o “Ronna Fuata” sino ad arrivare al noto nome attuale. Nel territorio ibleo, infatti, varie località sono contrassegnate col prefisso “Ronna-Donna” per la presenza di sorgenti d’acqua. Ne “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa fa capolino la memoria di quei luoghi che nel romanzo, comunque, colloca a Santa Margherita Belice, e che gli sono carissimi.
Avvolto da un alone di mistero, il castello di Donnafugata è stato spesso teatro di luoghi comuni e di falsi storici. Uno tra tutti, il più clamoroso riguarda la presunta presenza di Bianca di Navarra che, al tempo dell’acquisizione del feudo, 1645, avrebbe compiuto circa trecento anni. Eppure molti sedicenti “ciceroni” e uomini di cultura, indicarono due ambienti della parte più antica del caseggiato come l’appartamento di Bianca.
Vasto il parco che lo circonda e diviso in tre parti: un giardino francese, un aranceto “jardinu” siciliano e un giardino “inglese” in cui si trova il labirinto trapezoidale uguale nella forma a quello di Hampton Court in Inghilterra, ma in muratura e sovrastato da spalliere di rose borboniche, al posto di quello in siepi inglesi. Tante fontane spargono dolci melodie attraverso gli innumerevoli giochi d’acqua, rivali perdenti dei numerosi e chiacchierini canti degli uccelli.