Archive

 

Ma dove vai bellezza in bicicletta...

Dopo cinque anni il giro ciclistico d’Italia, “Il Giro”, torna in Sicilia e dopo ventidue riparte da Palermo, come una volta. 3.423 chilometri da Palermo a Milano; 21 tappe lungo tutta l’Italia.

E farà il percorso intorno a Monte Pellegrino lungo 28,5 Km – per ingraziarsi forse la Santuzza – Rosalia che darà vigore, vista la devozione, ai muscoli delle gambe dei corridori.
Anche Fausto Coppi, il mitico, il leggendario c’era, nel 1954, l’ultima volta, l’ultima maglia rosa, a volare su quelle strade a respirare – era il mese di maggio anche allora – il profumo di ginestra che arrivava dai tornanti della montagna, a folate insieme al vento “…quattro volte contro il vento/due occhi miti e naso che divide il vento…” come ha scritto Gino Paoli nella canzone Coppi, coi suoi bagliori gialli a sottolineare un percorso col colore che accresce forza ad ogni pedalata.

Altri campioni hanno inforcato Bianchi, Girardengo, Montante percorrendo le stesse strade infiammando cuori e speranze dei tifosi, passionari palermitani e siciliani così come sarà quest’anno che si corre dal 10 maggio all’1 giugno il 91° giro d’Italia e che nel 2009, escludendo gli anni delle due guerre che hanno dilaniato lo stivale, festeggerà il centenario.

Era il 13 maggio del 1909, lo stesso anno ma il 12 marzo, in cui a Palermo veniva ucciso il poliziotto italo-americano Joe Petrosino, gli orologi segnavano le 3 del mattino, a Milano al rondò di Loreto; 127 i corridori in attesa delle prime luci dell’alba a rivedere cerchi, catene, freni, a lucidare parti cromate per iniziare un’avventura che ancora oggi appassiona tanti innamorati delle due ruote.

2448 i chilometri, 8 le tappe e soltanto 49 atleti tagliano il traguardo.
Il colore della corsa è il rosa come la maglia del vincitore di ogni tappa e come quello delle pagine del giornale (dal 1899 ad oggi) che la sponsorizza così come aveva organizzato all’uscita del suo primo numero, 2 aprile 1896, la Milano-Monza-Lecco-Erba e che ancora oggi mantiene viva la tradizione.
Il primo vincitore è Luigi Ganna.

Alla storia del Giro – alla cui 91a edizione, quella di quest’anno, partecipano un palermitano –Giovanni Visconti - e un messinese – Vincenzo Niboli -, è fortemente legata la vita di un altro siciliano, di Serradifalco, piccolo centro in provincia di Agrigento: Calogero Montante.
Nato il 7 novembre 1908, lo stesso anno in cui la “Gazzetta” annuncia in prima pagina battendo sul tempo il Corriere della sera che stava progettando un giro ciclistico dopo il successo di quello automobilistico, del primo giro d’Italia che si sarebbe svolto l’anno seguente, il 1909, a 18 anni costruisce per sé la sua prima bicicletta da corsa e fonda la prima squadra ciclistica di tutto il sud e che doterà di divise personalizzate dal marchio Montante, così come le biciclette.

Diviene, dunque pioniere in Sicilia, in una disciplina sportiva tradizionalmente legata più al territorio del nord che del sud dell’Italia.
Nel 1930 il giro parte dalla Sicilia, per la prima volta e forse grazie anche alla notorietà che intanto Calogero Montante aveva raggiunto.

Passione per le due ruote e genio imprenditoriale ne fanno il fornitore ufficiale della Reale Arma dei Carabinieri, delle forze di P.S.(Pubblica Sicurezza), dell’esercito.
La fama, infatti dell’alta qualità, della grande affidabilità e dello stile singolarmente personalizzato di ogni bicicletta, aveva raggiunto le istituzioni inducendole a dotarsi di questi eccezionali mezzi di lavoro targati Montante.

Al seguito anche della sua squadra che partecipa alle gare su strada si trovano le sue officine mobili montate su bici; allarga la produzione costruendo cicli da trasloco, da trasporto di materiali edili, da macellaio ambulante. Suo è anche il tandem che viene ribattezzato in suo onore “montantem”.

Questi e altri modelli sono conservati oggi, insieme alla prima bici da corsa da lui costruita e a diversi esemplari da passeggio maschili e femminili, nel museo di famiglia.
A una delle tappe siciliane del giro, la Cefalù – Agrigento che passa per Serradifalco, la sua città natale, è stato dato il nome – per volere degli organizzatori e ancor più dalla Gazzetta dello Sport e da Rcs Sport, “ tappa Calogero Montante - Andrea Camilleri “.

Ma non è la girgentiana origine del famoso scrittore e creatore della figura del commissario Montalbano che gli fatto guadagnare questa intitolazione.
Piuttosto è legata a un episodio della sua vita, narrato nel libro di Gaetano Savatteri, “La volata di Calò” edito da Sellerio e che uscirà in questi giorni a Palermo, che ripercorre la biografia dell’imprenditore siciliano.

Camilleri infatti, nel racconto, descrive sentimenti di profonda riconoscenza nei confronti di una bici Montante che permise a lui, giovane figlio del comandante del porto di Porto Empedocle –sua città natale – in piena guerra, di ritrovare il padre del quale, sfollato a Serradifalco insieme alla madre e ad altri famigliari, non aveva più notizie.

Inforcata la bici, che poi scoprì Montante, per tutto il tragitto irto di residuati bellici, di lamiere, vetri, spuntoni e quant’altro, nonché ostacolato dall’incedere a lui contromano di colonne di carri armati, per nulla compiacenti nei suoi confronti e tali da fargli spazio nella sua carreggiata, lo buttavano a terra, non forò mai, non torse una sola stecca dei raggi né il telaio o ruppe la catena ma, in 50 chilometri lo condusse non solo verso il padre ma anche verso la libertà.

Nel racconto Camilleri si spoglia di questo suo doloroso ricordo facendone dono ai lettori, così come materialmente, con l’avvicinarsi al paese natale, in spasmodica sequenza va togliendo gli abiti quasi fossero orpelli della sua anima, pesanti ingombri di una gioventù tormentata dagli eventi bellici.

“Quando, a primavera, per le strade/passa il “giro” gridan tutti i corridor:/Dai, dai,dai,…….//Ma se una maschietta in bicicletta/passerà vedrai che ognuno…la testa girerà e allegro canterà. Ma dove vai bellezza in bicicletta?...Ma dove vai con i capelli al vento…”
La musica è di Giovanni D’Anzi, le parole sono di Marcello Marchesi.
Nel 1951 ne sarà tratto un film interpretato da Silvana Pampanini, Delia Scala, Renato Rascel e Aroldo Tieri.

Gli autori della canzone, colonna sonora di una pellicola ma anche di uno spaccato di vita di un’Italia da poco uscita dalla guerra, in un clima di cercata spensieratezza, disegnano quasi il percorso esistenziale come un girare continuo ma attraverso percorsi diversi delle ruote delle biciclette, rotonde come il pianeta Terra, il nostro, che simbolo di vita, ruota sempre percorrendo la stessa rotta ma mostrando col passare del tempo sempre diversi paesaggi, sempre diverse avventure.

…E se poi i pedali sono doppi, come nel tandem, la vita si sdoppia, condivide con l’altro stupori, emozioni, passioni, sorrisi, incertezze lungo le strade che possono nascondere dietro una curva un ostacolo, un’insidia, una buca ma anche un’immagine, un panorama di stupefacente bellezza.

___________________________________________________________________________________

10631 Vinedale Street, Sun Valley, CA 91352 - Phone (818) 767-3413 - Fax: (818) 767-1410