Subscribe  l History          Staff          About us          Contact us          Advertising         Links  

Visita l'Archivio 

LO STRANO GIOCO DELL' OCA

Fu, nel Medioevo, tra le città più importanti della Sicilia. Dall'alto dello sperone roccioso su cui è posta, domina la piana di Gela e allunga lo sguardo sul Mediterraneo. È l'araba Butirah, Butera, che una volta passata al dominio normanno, fu sede di una contea di proprietà della più potente famiglia lombarda che vi si insediò al seguito della terza moglie del Re Ruggero.

Distrutta nel 1161 da Guglielmo I poiché i suoi baroni erano antimonarchici, fu ripopolata con gli Svevi e contesa tra Angioini e Aragonesi. Nel 1543 Ambrogio Santapau Branciforti fu nominato principe di Butera per avere sconfitto il pirata Barbarossa che imperversava lungo le coste meridionali della Sicilia. L'impianto urbanistico medievale, i resti dell'antico castello, le chiese e le opere d'arte del XVI° e XIX° secolo sono le testimonianze del glorioso e illustre passato della cittadina della provincia nissena. Nel 1872 lo storico Michele Amari nella "Storia dei Musulmani di Sicilia" scrive che "Fu Butera forte città nei tempi musulmani; splendida e famosa nei tempi feudali, sì che dié titolo al primo pari del reame fino alla riforma del 1848 nella quale il Parlamento siciliano abolì la paria ereditaria [la Camera dei Pari]…" Conclude poi, scrivendo che la storia di Butera non ha radici lontanissime, affermazione però smentita appena un secolo dopo, dai ritrovamenti avvenuti durante gli scavi archeologici.

Lo storico intuì il cambio di nome in età bizantina ma la mancanza di fonti ci impedisce di identificarne una diversa dall'araba Butirah. Durante le invasioni barbariche fu spesso rifugio per le popolazioni agricole dei Campi Gelai (oggi Gela) e per questo, conquista ambita per tutti gli invasori. Penultima roccaforte araba (l'ultima fu Noto), fu conquistata dai Normanni nel 1089. La fertilità del suolo e lo scorrere del fiume Comunelli – alla cui foce fu costruito il porto della città (Marsa Butirah) – ne fecero un luogo importante e fulcro di interessi per Lombardi, Normanni, Svevi, Angioini: insomma, per tutti i popoli che dominarono la Sicilia nel corso dei secoli. Al-Idrisi, geografo arabo alla corte di Re Ruggero, a Palermo, intorno al XII° secolo, così la descrive: "Butera, che è rocca ben fortificata, di considerevole prestigio e fama, il più pregiato fra i centri agresti e cittadini…ha imponenti strutture, palazzi splendidi, mercati ordinati e spaziosi, moschee per la preghiera della comunità, bagni e caravanserragli…".

Fu nell'estate del 1157 che – a seguito di lotte per il potere tra Normanni, Lombardi e Saraceni, Guglielmo I la rase al suolo e ne vietò la ricostruzione. Furono così distrutti il Castello, i palazzi, le moschee, di epoca araba e le chiese innalzate dai Normanni e per alcuni decenni la zona rimase disabitata. Ma la rocca che dominava il golfo di Gela, meta prediletta dei pirati che non risparmiavano scorrerie in tutto il Mediterraneo, non poteva restare a lungo sguarnita di osservatori e di difensori. Il castello viene così arricchito di un torrione normanno a quattro piani e così, tra il XII° e il XIII° secolo – regnavano Enrico VI di Svevia e Costanza d'Altavilla – il centro abitato ricominciava a popolarsi e non più di musulmani o di soli Lombardi, in parte spostatisi a Piazza Armerina.

Nel 1200 è Bernardo de Ocra, abruzzese di origine, che vi troviamo (probabilmente) come castellano. Nei secoli seguenti furono molte le vicissitudini che videro coinvolta la città di Butera, vedendola ora molto popolosa, ora con pochi abitanti, rendendola così più forte nei momenti di massimo incremento demografico ma molto più debole quando il numero dei suoi abitanti, a un certo punto, si ridusse anche a soli 800/900. Dopo l'Unità d'Italia la classe dirigente locale tentò di recuperare i feudi che i Lanza Branciforti – ultimi principi di Butera - e i loro suffeudatari avevano come loro possedimenti. Il contenzioso si concluse negli anni '50 del secolo appena trascorso.

Nel 1951 gli abitanti della cittadina della provincia di Caltanissetta avevano raggiunto il loro massimo storico con circa 10.700 abitanti, riducendosi nel giro di pochi decenni a meno di 6.000 a causa del numero di emigranti che – in occasione dell'apertura del petrolchimico di Gela – si sono trasferiti in quest'ultima località. Fu nello stesso periodo degli anni '50 che in un pianoro sottostante la cuspide settentrionale della collina, fu rinvenuta una necropoli di età greca.

Oggi, oltre al castello arabo-normanno dell'XI° secolo restaurato nell'ultimo decennio, si possono ammirare: la necropoli di Piano della Fiera, in uso fino al VI° sec. a.C. e alla fase ellenistica, le cui origini risalgono all'età preistorica; la Chiesa Madre del XVI° secolo – dedicata a San Tommaso; la Chiesa di San Rocco, del '700, ad unica navata, che custodisce la statua del Santo patrono. Da 200 anni viene celebrato, a ferragosto, il santo patrono e il clou della festa consiste nel rito dell'oca sgozzata. Un'oca sgozzata e ancora sanguinante, viene appesa per le zampe a un cavo sulla piazza principale del paese. Su un podio di legno un uomo cerca di strapparle, anche se già morta, il collo a mani nude.

Dal lato opposto, un altro uomo tira il cavo per impedirgli la presa e in questo strattonare l'animale, è tutto un volare di piume, di strappi di ali, di sangue che gocciola tra il ludibrio del pubblico e i pianti dei bambini impressionati dal cruento e inutile rito. La LAV (lega antivivisezione) da anni tenta di fermare questo massacro, questo macabro rito, ma invano. Ha sempre avuto contro il sindaco e anche il parroco. Minacce di cortei disturbatori della festa non sono riuscite a convincere i rappresentanti delle istituzioni. Il Coordinatore della Regione Sicilia del PAE (Partito animalista europeo) Enrico Rizzi e il Sindaco Luigi Casisi, sono arrivati a un accordo seguito a una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza della provincia di Caltanissetta, dopo le polemiche nelle TV locali sull'inutilità e assurdità del terribile gioco.

Quest'anno, dunque, per la prima volta dopo 200 anni, il gioco dell'oca sgozzata, a Butera, durante i festeggiamenti in onore di San Rocco, patrono della città, non avrà luogo. Sarà così restituita la giusta dignità a un animale che vanta illustri antenati che hanno persino contribuito a fare la storia di Roma. Basta ricordare l'episodio (390 o 387 a.C.) avvenuto sul Colle del Campidoglio: I Galli di Brenno assediavano Roma e stavano per entrare, di notte, nella città. Ma le oche –scampate alla fame degli assediati perché animali sacri a Giunone – cominciarono a starnazzare fragorosamente svegliando i Romani e impedendo così l'ingresso del nemico.

L'assedio fu respinto e Brenno tentò un accordo, pretendendo 1000 libre d'oro per il riscatto della città anzi, davanti all'accusa di avere le bilance truccate su cui i Romani avevano posto l'oro, vi poggiò anche la spada per inasprire il peso, pronunciando la fatidica frase: "Vae victis!"(Guai ai vinti). Allora Camillo, condottiero romano accorso in aiuto, fingendo il reperimento di altro oro, si allontanò per ritornare poi a Roma con il suo esercito e, una volta di fronte a Brenno, sguainando la sua spada, gli urlò: "Non auro, sed ferro, recuperanda est patria" (non con l'oro, ma con il ferro, si riscatta la patria). Ci piace, dunque, pensare che per il futuro, cioè per sempre, a Butera non si "onorerà" più San Rocco con lo strazio di un'oca, ma la si potrà magari sostituire con un bel piumino imbottito, perché no?, con morbidissime piume d'oca e si potrà così scrivere – ovviamente come usava un tempo – con una penna d'oca, una pagina di rinnovata civiltà sulla città di Butera e sui suoi abitanti, sindaco e parroco compresi.

 

English Sections

history A Bit of History
T. Ghezzo
scene Italian American Scene
C. Curci
tavola La Buona Tavola
Editorial Staff
wine Taste of Wine
F. Mangio
book The Book Review
K. Scambray
connection The Italian Connection
M. Gloria
words Words and Thoughts
A. Sbrizzi
 

Rubriche Italiane

Dalla Sicilia, un'isola a tre punte T. Di Fresco
"Qui Roma, a voi USA"
G. Bicocchi
Speciale Sport
Redazione
 
Dal libro...
In Compagnia Siciliana
A. Brunetti


L'Italo Americano is a member of FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all'Estero) - COGITO (Consorzio Giornali Italiani Transoceanici) - Stampa Scalabriniana

PO Box 1287, Monrovia, California 91016 - Tel:(626) 359-7715 Fax: (626) 359-5286

© Copyright 2003 L'Italo-Americano - All Rights Reserved

Powered by AB