Subscribe  l History          Staff          About us          Contact us          Advertising         Links  

Visita l'Archivio 

Le pulci al Papireto

Era il 1949 e ad Augusta, in provincia di Siracusa, in una giornata dal cielo plumbeo, lasciavano il porto la corazzata Giulio Cesare, il cacciatorpediniere Artigliere, i sommergibili Nichelio e Marea, la nave scuola C. Colombo, bottino di guerra che i Russi, in base al trattato di pace, pretesero dall’Italia nel quadro del risarcimento dei danni impostole dai vincitori.

Fortunatamente, per la legge del compenso consolatorio, mentre qualcosa era andata via, nella stessa cittadina arrivava l’impianto di una raffineria acquistata in Texas dalla RASIOM, società che si occupava di lavorazione e produzione di benzina normale e super (con una capacità di 10.000 barili giornalieri), nonché di carburanti diversi e oli combustibili.

Contemporaneamente tra Giumarra, Aidone e Ramacca, nella piana di Catania fu scoperto un giacimento di gas metano e l’ERP (European Recovery Program – Programma europeo di ripresa) nome ufficiale del piano Marshall, destinò sei miliardi di lire per l’attuazione di opere di bonifica agraria.

Il governo centrale ne stanziò dieci di miliardi per realizzare scuole, strade, ospedali e altri trenta il Ministero dei Trasporti per costruzioni ferroviarie tra cui le centrali termoelettriche di Palermo e Messina. Inoltre, il porto della città dello Stretto fu eletto – era già accaduto al tempo dei Borboni – “porto franco” per agevolare l’approdo delle navi provenienti da ogni parte del mondo. Anche le comunicazioni ebbero un notevole sviluppo con l’inaugurazione della stazione radiofonica di Catania 2 attraverso un messaggio dell’onorevole Spataro, presidente in quel periodo della RAI.

Non mancò da parte dell’onorevole Franco Restivo, presidente della Regione, la presenza all’inaugurazione dei lavori della diga dell’Ancipa che avrebbe dato energia elettrica a tutta la Sicilia e sarebbe servita ad irrigare quanti più campi inariditi possibili.

Era un periodo ricco di fermenti, quello, che aveva visto la fine della seconda guerra mondiale e, dopo tanti lutti e tanta miseria, anche la Sicilia – così come il resto d’Italia – mirava ad occupare un posto di rilievo nell’economia della nazione.

E mentre tra un congresso di medicina e uno degli agrumicoltori sia di Sicilia – a Messina – sia di quelli provenienti da 18 nazioni – a Palermo – si sottolineavano i successi che avevano posto la Trinacria come “prima” in classifica per le esportazioni di maggiori quantità di agrumi rispetto alle altre regioni dello Stivale, a causa delle più che consistenti azioni malavitose, promotori di altre iniziative commerciali, scoraggiati, lasciavano l’isola e molte delle speranze dei siciliani nello sconforto.

Non a caso, forse, quell’anno il regista Pietro Germi girava nell’isola il film “In nome della legge”, mentre per mano della banda Giuliano, continuavano a morire carabinieri e poliziotti, simbolo della legge dello Stato.
Poiché la vita è fatta di contrasti, a Villa Igea a Palermo, tra venti candidate aspiranti al titolo di Miss Europa, conquistò la corona della vittoria la francese Juliette Figueros.

Ed era il gennaio del ’49, una mattina, quella in cui il rigattiere Giuseppe Virruso, senza saperlo, stava cambiando il corso della sua vita e stava anche cambiando alcune abitudini dei palermitani.

Bussando alla porta della villa in località “Terre Rosse”, a Palermo, dei principi Lanza di Trabia, si vide regalare dal maggiordomo della famiglia, Armando Rolli originario di Parma, ben otto sacchi pieni di vecchi utensili di rame che riuscì con difficoltà a sistemare sul suo carrettino tirato a mano e 250 lire per il disturbo del compito richiestogli.
Il suo deposito si trovava a piazza Marmi, di fronte la sede dell’odierno Tribunale, non molto lontano dalla villa dei nobili palermitani.

Due giorni furono sufficienti per vendere tutto il materiale avuto in dono e che gli frutto ben 15.000 lire, l’equivalente, cioè, della paga di un muratore per il lavoro di un mese.
Visto il positivo risultato, diventò un abituè delle case nobiliari tant’è che ogni pomeriggio riusciva a raccattare della merce da quei palazzi, che poi rivendeva.

Altri due rigattieri si unirono e, incrementata abbondantemente la loro attività, dopo due anni si trasferirono in uno spazio più comodo, occupando un’area del Comune, il Papireto. Nacque così il “Mercato delle Pulci”. Si sviluppò il numero dei venditori sino a diventare, verso la fine degli anni ’50, una decina.
A quel punto ci fu il salto di qualità e cominciarono a vedersi in vendita mobili del ‘700 (preferibilmente tavoli e scrittoi), ceramiche del ‘600 provenienti dalle farmacie che rinnovavano il loro corredo espositivo con anonimi contenitori di vetro o plastica, tele di pregevole fattura, argenti di evidente provenienza religiosa, cassettoni Luigi XIV .

Oggi gli stand sono più di 40 e sono realizzati in lamiera e, unici al mondo, costruiti intorno ai giganteschi alberi di ficus benjamin e magnolioides che costeggiano la strada che, proprio negli anni ’60, fu eletta a scorrimento per l’attraversamento dalla via Matteo Bonello che costeggia la Cattedrale alla stessa via Papireto.
Oltre ai venditori di oggetti – più o meno pregiati o preziosi – questo tempio dell’usato si è arricchito di artigiani che lavorano il legno, di restauratori, di lucidatori di mobili e di riparatori di oggetti vari.

Nel corso dei decenni – oggi quindi si festeggiano i suoi rispettabilissimi 60 anni di vita – qualcuno, antiquario, vi ha trovato la propria fortuna acquistando oggetti di pregevole valore e rivendendoli a caro prezzo.
C’è – si racconta – chi addirittura, ma forse un privato, vi ha acquistato a basso costo un quadro firmato van Dyck. Certamente ancora oggi vi si trova qualche “Lo Jacono” ma i prezzi non costituiscono più “occasioni”.

Molti siciliani, anche esperti e appassionati di “cose antiche”, hanno trovato lì parecchi oggetti da collezionare prediligendo chi i vetri dipinti di tradizione popolare e giocattoli del ‘700 come l’editore e fotografo di fama internazionale Enzo Sellerio, chi come Franco Restivo, maioliche del ‘500 e del ‘600.

Oggi gli articoli più richiesti e soprattutto nel periodo delle feste natalizie sono i tavoli da pranzo di fattura artigianale per 18 o addirittura 36 persone.
Nel dicembre 2500, 130 millimetri di pioggia fecero straripare il fiume Papireto già interrato nel 1600 che allagò tutta la zona, comprese le botteghe. Il danno fu incalcolabile e da allora molti dei rigattieri non si sono riavuti dalle perdite subite.

Il mercato delle pulci, nel cuore più antico e pulsante della città, si trova adiacente all’ Istituto e alla Accademia di Belle Arti, ospitati in palazzi storici e il restyling del quartiere ha già visto restituita all’antico splendore la pavimentazione e la scalinata che sovrasta lo slargo su cui insistono. Ciottoli di fiume e pietra di Billiemi sono stati ricollocati al posto dell’ asfalto e delle parti degradate che avevano offuscato l’antica bellezza che oggi rivede la luce.
Ma il Mercato delle Pulci che può ben reggere il confronto con i più famosi “Sablon” di Bruxelles o il Marché aux Puces francese, è più che un mercato tra i tanti e di vario genere esistenti a Palermo.

È una strada della memoria, un reliquiario di tante vite oggi non forse più immaginabili. Prezioso scrigno di ricordi, riscatto di un oblio del nostro passato, punto di partenza ineludibile per un futuro ancora lontano poiché non c’è futuro senza memoria.

Tra un padiglione e l’altro si affacciano vecchi juke-box ed è inevitabile il ricordo: “50 lire 1 disco, 100 lire... erano 3 i motivi che si potevano ascoltare”. La vecchia carrozzina, il lume liberty, la consolle ‘800 siciliano.
E il trumeau o la chiffonnière, fascinoso contenitore di ammalianti cappellini e accessori femminili, secretaires depositari di inconfessabili pagine di diari, violini strazianti complici di antiche melodie da innamorati delusi.
Soffia il vento sulle 60 candeline che si spengono sui sogni di coloro che un tempo hanno dato vita a oggetti che oggi attendono soltanto di rinascere tra altre mani per dare ancora un senso al loro essere, al loro esistere, al loro sopravvivere agli uomini.

 

English Sections

history A Bit of History
T. Ghezzo
scene Italian American Scene
C. Curci
tavola La Buona Tavola
Editorial Staff
wine Taste of Wine
F. Mangio
book The Book Review
K. Scambray
connection The Italian Connection
M. Gloria
words Words and Thoughts
A. Sbrizzi
 

Rubriche Italiane

Dalla Sicilia, un'isola a tre punte T. Di Fresco
"Qui Roma, a voi USA"
G. Bicocchi
Speciale Sport
Redazione
 
Dal libro...
In Compagnia Siciliana
A. Brunetti


L'Italo Americano is a member of FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all'Estero) - COGITO (Consorzio Giornali Italiani Transoceanici) - Stampa Scalabriniana

PO Box 1287, Monrovia, California 91016 - Tel:(626) 359-7715 Fax: (626) 359-5286

© Copyright 2003 L'Italo-Americano - All Rights Reserved

Powered by AB