La porta del vento
Secondo alcune fonti il nome Bagheria deriverebbe dal termine fenicio Bayharia, cioè “zona che discende verso il mare”. Forse perché, incantati dalla bellezza della Sicilia, approdati a Capo Zafferano e, saliti sul monte che lo sovrasta, Mongerbino appunto, decisero di fondarvi dato l’incanto del panorama e la ricchezza del lussureggiante territorio, la città di Soluto e, ai suoi piedi, Bayharia.
C’è chi, invece, vuole che abbia il significato arabo di Baab El Gerib: La porta del Vento. Ed è proprio Baarìa - La porta del vento, il titolo del film che Giuseppe Tornatore sta terminando di girare e che sarà distribuito nelle sale cinematografiche a partire da settembre prossimo.
Per la produzione e la distribuzione della Medusa Film, con le musiche di Ennio Morricone, la regia e la sceneggiatura di Giuseppe Tornatore e con interpreti - tra gli altri - Francesco Scianna, Raoul Bova, Monica Bellucci, Gabriele Lavia, Beppe Fiorello, Giorgio Faletti (che è anche cantautore e scrittore di successo), Vincenzo Salemme, Luigi Lo Cascio (l’interprete de “I Cento Passi”), Leo Gullotta, Nino Frassica e il duo Ficarra e Picone, girato in parte a Bagheria e in parte a Ben Arous, sobborgo di Tunisi, costato 20 milioni di euro, è l’ennesima fatica del regista bagherese, ma che lui preferisce definire “un gioco”.
“Il film, e ciò accadrà per la prima volta in una pellicola italiana, sarà in doppia lingua: sarà distribuito in dialetto bagherese in Sicilia, mentre nel resto del mondo (d’Italia) sarà in italiano “sporcato” di siciliano”. E sarà certamente l’ennesimo successo come lo sono stati “Nuovo Cinema Paradiso” che gli valse un premio al Festival di Cannes e l’Oscar come “miglior film straniero”. Anche con “L’uomo delle stelle” con Sergio Castellitto, nel 1995, vinse il David di Donatello e il Nastro d’Argento per la “miglior regia”.
Quando dal monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco nacque “La leggenda del pianista sull’Oceano” con Tim Roth e la colonna sonora di Ennio Morricone, vinse ancora una volta il David di Donatello; il Ciak d’Oro per la regia e due Nastri d’Argento: uno per la regia, l’altro per la sceneggiatura. Nel 2000 è la volta di “Malena”, coproduzione italo-americana, con Monica Bellucci e le musiche del maestro Morricone e nel 2006 gira “La sconosciuta” che nell’anno seguente si aggiudica ben tre David di Donatello e nel 2008 viene scelto per la selezione per le nomination quale miglior film straniero al premio Oscar.
Nel 2007 è “La mia Sicilia”, un libro di immagini, di foto scattate dallo stesso Giuseppe Tornatore che regala suggestioni e sequenze di un occhio certamente abituato a guardare dentro la macchina da presa, ma, cosa davvero sorprendente, non è nella dinamicità del film che scorre e passa avanti, bensì nella staticità delle immagini – opposte per definizione – che il regista siciliano ancora una volta sorprende e affascina il suo pubblico.
Bagheria, dunque, e sempre Bagheria alla ribalta dell’arte non solo con Tornatore, ma hanno provveduto a renderla famosa e importante altri personaggi, maestri che ne hanno avuto i natali quali il poeta dialettale Ignazio Buttitta; i pittori Renato Guttuso e Nino Garajo; il fotografo Ferdinando Scianna ma anche e per esempio Dacia Maraini che visse in una delle sue più belle e famose dimore nobiliari: Villa Valguarnera (decantata persino dallo storico ed etno-antropologo Giuseppe Pitré) e in più libri descrisse la città “porta del vento” o personaggi a lei legati.
Furono i Principi di Butera della famiglia Branciforte, nel XVII Secolo, che la fondarono. Nel 1658 il Principe Giuseppe, deluso perché non fu nominato viceré di Palermo dal governo spagnolo, si trasferì a Bagheria dove costruì Villa Butera, portando con sé una piccola corte che si sostentava con le sue ricchezze.
Ma è nel 1769 che Salvatore Branciforte, anch’egli Principe di Butera, realizza il primo schema urbanistico: costruì un grande edificio a ridosso del castello medievale e fece tracciare il grande corso principale (corso Butera) per congiungere la città alla strada statale Palermo - Messina. Otto anni dopo, nel 1797, Ercole Michele Branciforte, fece edificare nella pineta dietro il castello, la “certosa”, padiglione in stile neoclassico che raccoglieva delle statue in cera raffiguranti monaci certosini – opere eseguite dal Ferretti – le cui sembianze erano di alcuni celebri personaggi contemporanei.
Ma le ville, residenze estive di nobili palermitani, sono davvero molte e sparse nel territorio bagherese. Villa Palagonia dei Principi di Gravina, che data dal 1715, famosa come “villa dei mostri” per le raccapriccianti figure in pietra che decorano il parco. Fu Francesco Ferdinando II, nipote del principe, l’ideatore delle strane statue e del bizzarro arredamento. Così affollavano gli ambienti esterni gnomi, centauri, draghi, musici con incredibili strumenti musicali, figure mitologiche e mostri.
Forse il principe voleva così vendicarsi del fato per la sua bruttezza e deformità. All’interno, invece, i piedi delle sedie erano segati in modo diseguale per essere zoppe – come descrisse Goethe; le poltrone – come riferì Houel – erano talmente inclinate in avanti che facilmente si scivolava, cadendo rovinosamente.
Villa Cattolica, prossima all’ingresso del comune, ospita il Museo Guttuso che raccoglie opere del pittore nativo della cittadina della provincia palermitana, e dove si può ammirare dal 1990 il sarcofago monumentale disegnato dall’amico Giacomo Manzù, che accoglie le spoglie dell’artista siciliano. All’interno vi si trovano pure un’importante biblioteca, laboratori teatrali e “putie”(botteghe) artigianali per la lavorazione del carretto siciliano.
A Palazzo Cutò, dove l’antica nobiltà palermitana si radunava nei giorni del Festino in onore di Santa Rosalia per assistere ai “giochi di fuoco”(fuochi d’artificio), ora si trova l’importante Museo del Giocattolo di Pietro Piraino e il suo laboratorio di ceroplastica. Nel 1908 passò dalla proprietà del Principe Alessandro Tasca di Cutò al nipote Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore de “Il Gattopardo” per finire nel 1923 in mani borghesi.
Ora è di proprietà della Università degli Studi di Palermo. E poi c’è ancora Villa Trabia, Villa Rammacca, Villa Galletti Inguaggiato, Villa San Cataldo, Villa Villarosa… Insomma, è proprio a buon diritto che Bagheria è chiamata anche “Città delle Ville”. Una porta del vento, che ha sempre cercato di accogliere nel suo territorio la nobiltà più antica e gloriosa che vi accorreva a respirare l’inebriante profumo di zagara che si diffonde per tutti i giardini delle lussuose dimore.