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"L’ora" rinasce tra i "Quaderni"

Con lo pseudonimo di Rastignac, Vincenzo Morello è il primo direttore del giornale L’Ora. E’ il 22 aprile del 1900 quando va in stampa il primo numero con il sottotitolo di Corriere politico quotidiano della Sicilia. Proprietario ufficiale è il marchese Carlo Starrabba di Rudinì figlio dell’ex Presidente del Consiglio, ma il maggiore azionista della società editrice è Ignazio Florio che lo finanzia e che lo ha fortemente voluto. Florio è un imprenditore e risponde alle aspettative della classe imprenditoriale siciliana e soprattutto palermitana con la pubblicazione del quotidiano per avere e dare l’opportunità alla borghesia isolana di esprimere i propri bisogni verso quel governo centrale di Roma che sente lontano dalle proprie aspirazioni e per disporre di un proprio organo di informazione.

Il giornale che ha una tiratura giornaliera di 50.000 copie e vanta - tra le altre prestigiose - le firme di Napoleone Colajanni, Luigi Capuana, Rosso di San Secondo, ambisce e ci riesce ad avere un respiro non soltanto nazionale ma anche internazionale. Così, sotto la direzione di Edoardo Scarfoglio (dal 1904 al 1907) che aveva fondato e diretto Il Mattino di Napoli, vengono stipulati accordi con Le Matin di Parigi, il Times di Londra e il New York Sun. A Tokyo viene inviato un corrispondente e a Vienna e a Berlino si aprono gli uffici di corrispondenza. Le firme di Luigi Pirandello, Salvatore Di Giacomo, Giovanni Verga, Matilde Serao si leggono sulle “terze pagine”, quelle culturali, de L’Ora.

Ma lo schierarsi di Ignazio Florio – attraverso le pagine del giornale – contro la politica di Giolitti, non giova all’economia dell’isola e ancora meno a quella di tutta la classe imprenditoriale locale. Intanto anche pagine di mondanità vengono scritte sul quotidiano e non mancano articoli sull’apertura del prestigioso Hotel Villa Igea (dal nome dell’ultima nata in casa Florio) che vedrà allora come oggi i nomi più illustri della nobiltà, della politica, della cultura mondiale, ospiti di quel gioiello di arte Liberty firmato dal binomio Basile-Ducrot – il primo per l’architettura, il secondo per gli arredi – che è il complesso che si affaccia sul golfo di Palermo nella borgata marinara dell’Acquasanta.

E si trovava pure alle tribune di Floriopoli, alle porte di Cerda (in provincia di Palermo), famosa per la celebre corsa automobilistica un cronista del quotidiano palermitano che raccontava dell’arrivo in automobile di donna Franca Florio e di altri nobili suoi amici. E per la rubrica “Echi” dell’8 maggio 1906, una firma, Blondinette, così scriveva: ”Il pubblico…sulle tribune mostrava un eroismo ammirevole. Le signore…col capo avvolto come deliziose baiadere occidentali – negli ampi veli che la toilette delle corse automobilistiche impone – erano degne di Gauguin”.

Non disdegnò neanche in quel periodo la sua collaborazione Filippo Tommaso Marinetti considerato uno dei principali esponenti – se non promotore – del movimento futurista che soprattutto dalla Francia si espandevano anche verso l’Italia. Nel corso dei decenni varie vicissitudini hanno attraversato l’Italia, l’isola e anche le sorti de L’Ora sono state più volte cambiate. Il quotidiano palermitano ha vissuto e sofferto i problemi legati al fascismo quando il regime di Mussolini imponeva un a precisa linea editoriale, ha attraversato due guerre mondiali e ha pure chiuso i battenti quando come altre pubblicazioni e testate giornalistiche non si è allineato.

Era il 1928 quando direttore del giornale venne nominato Nino Sofia(che amava raccontare di quando si sfidò a duello con Buffalo Bill) in un primo tempo decisamente antifascista, poi definitivamente allineato al regime e manterrà la carica sino al 1934. Sarà nuovamente direttore nel 1946 sino al 1947. Sono quegli anni di grandi movimenti in Italia: il referendum che vede il giornale sostenere la Repubblica contro l’elettorato cittadino tendente a mantenere la monarchia. In Sicilia si parla di battaglia per l’autonomia regionale e L’Ora si schiera a favore del “Blocco del Popolo”. Gli anni ’60 sono anni difficili per Palermo e le pagine di cronaca nera sono sempre più numerose. E’ già direttore, dal 1954, Vittorio Nisticò giunto in Sicilia dalla redazione di Paese Sera di proprietà del partito Comunista e il giornale si allinea a questa nuova corrente editoriale.

Tra minacce di matrice mafiosa, attentati, cronisti di giudiziaria e di nera ammazzati, il quotidiano (che per parecchi anni era divenuto “della sera”)il 9 maggio del 1992 interrompe le pubblicazioni, salutando i suoi lettori non con un addio ma con un Arrivederci in prima pagina. Il 10 febbraio scorso(nella ricorrenza del 25° anniversario dell’apertura del maxi processo alla mafia, coincidenza?) un gruppo di ex giornalisti de L’Ora, ha fatto rinascere la gloriosa testata, mai dimenticata dai palermitani e da coloro che ne hanno seguito le sorti in tutti gli anni che la hanno vista protagonista nel raccontare la realtà palermitana quale essa si presentava, non mancando mai del suo senso critico noncurante di minacce e ritorsioni.

Oggi è un mensile di approfondimento ed è registrato con il nome di “I Quaderni de L’Ora”(che si avvale anche del sito: www.iquadernidelora.it). Abbiamo rivolto alcune domande al suo direttore Vittorio Corradino che è anche presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia:

- 1) Perché il nome Quaderni? - Intanto per il formato, che è proprio quello di un quaderno stile Micromega…Non avrebbe avuto senso uscire con la sola scritta “L’Ora”, perché in quel caso i lettori avrebbero associato la testata a quella del vecchio quotidiano del pomeriggio. I Quaderni de l’Ora è il giusto compromesso tra il retaggio storico e l’attuale pubblicazione.

- 2) A chi è venuta l’idea di riprendere L’Ora e se c’è stato un motivo o un momento particolare, qual è? - L’iniziativa nasce da me, Peppino Lo Bianco e Sandra Rizza, tutti ex redattori de L’Ora. Giornalisti cinquantenni che proprio negli stanzoni di Piazzetta Napoli hanno imparato il mestiere. Poi, far rivivere la testata, oltre agli ovvii motivi affettivi e sentimentali, vuole essere anche un segnale preciso, quello cioè di sottolineare come oggi in Sicilia manchi un quotidiano di battaglia e di inchieste come L’Ora.

- 3) Perché un comitato di garanti? E scelti in base a quale criterio? - Il comitato dei garanti nasce dall’esigenza di far capire a tutti che il giornale ha un solo padrone: il lettore. I garanti sono stati scelti per questo e rappresentano la linea editoriale del giornale. Sono quattro: un magistrato(Antonino Ingoia), un medico(Antonella Monastra), una regista(Emma Dante) ed un economista(Vincenzo Provenzano). Giustizia, società civile, cultura, università: è questa la nostra linea.

- 4) Sarà esclusivamente un giornale di “inchieste”? - Non solo. Di certo l’inchiesta occupa gran parte del giornale, ma teniamo in grande considerazione anche la politica e l’economia. E ovviamente la cultura. Infine le rubriche, ovvero quella sezione che noi abbiamo chiamato “Il Quaderno a quadretti”.

- 5) Come è stato accolto dal pubblico? - Molto bene, c’era molta attesa e i lettori hanno risposto benissimo. Soprattutto a Palermo, in molte edicole i “Quaderni” sono andati esauriti.

- 6) Sarà pessimistica, secondo te, la visione che si avrà della società di cui il tuo giornale scriverà? - I “Quaderni” non vogliono avere una visione della società né pessimistica né ottimistica. I “Quaderni” raccontano fatti; raccontano una terra che ormai non vuole più raccontare nessuno. Sarebbe bello poterne scrivere soltanto bene, ma purtroppo la realtà non è questa.

- 7) C’è posto per la speranza, per una Palermo come quella dei Florio che videro nascere L’Ora? - Beh, è una domanda complessa. Sciascia diceva che la Sicilia è irrimedibile. Non so se è proprio così. Posso rispondere, comunque, che aprire oggi un giornale a Palermo vuol dire credere che c’è una speranza per tutto, e quindi anche per la fine dell’irredimibilità.

Vogliamo credere, anzi crediamo ottimisticamente che Sciascia abbia avuto torto e siamo certi che dai “Quaderni “ non verranno raccontati soltanto fatti di cronaca nera ma, come quando vi scrivevano Salvatore Quasimodo, lo stesso Leonardo Sciascia, Renato Guttuso e Michele Perriera, gli approfondimenti verteranno sulla cultura che ci lascia maggiori positive speranze di risorgimento, passatemi il termine, visto che siamo in piene celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

 

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