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In Sicilia il novecento è sacro

Nell’isola Sicilia, si sa, immaginare un evento strettamente legato alla religione cristiana, è un’impresa facile. Santa Rosalia, la santuzza, a Palermo, Sant’Agata a Catania, San Giuseppe con le “vampe”, Santa Rita, degli “impossibili”, la Madonna di Tindari nel territorio messinese, e andremmo avanti per almeno 365 citazioni, tanti quanti sono i santi del calendario. Il 3 ottobre il Papa, Benedetto XVI, sarà a Palermo.

Per incontrare il popolo, i giovani soprattutto, per dare loro una speranza, l’illusione che nella preghiera potranno trovare quella giustizia, quell’atto di fede che le istituzioni, tutte, hanno oscurato nascondendole nell’oblio di una corruzione che tarda ad essere debellata per sempre. Allora è l’arte che può, che fa da tramite tra l’umano e il divino, che depone le armi dell’uomo e lo avvicina a un ideale di giustizia, di amore, di libertà sempre più alto, sempre più in alto.

Ed ecco quindi che dal 1 ottobre al 7 novembre prossimo, in occasione della visita del Santo Padre a Palermo che raccoglierà fedeli e non, da ogni parte della Sicilia, saranno aperte le porte dell’Albergo dei Poveri, in corso Calatafimi, per ospitare la mostra d’arte dal titolo “Novecento sacro in Sicilia”. Saranno in esposizione 170 lavori di 39 maestri tra pittori e scultori tutti legati alla Sicilia, non necessariamente nati nell’isola, ma che hanno profonde radici nella terra che fu patria, e lo è ancora, di grandi architetti, scrittori, poeti, attori, pittori, scultori, musicisti: artisti, insomma.

Le opere raccolte da ogni parte d’Italia, sia appartenenti a collezioni private, sia pubbliche, sono distribuite nelle cinque sale del prestigioso palazzo, lungo un percorso diacronico, à rebours, in cui si snodano – dalla più antica datata 1908 di Pietro De Francisco (Palermo 1873-Mentone 1966) alla più recente di Michele Cannavò (Villa San Giovanni(RC) 1955)-. La rassegna è promossa dal presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e dall’assessore regionale ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Gaetano Armao ed è curata dal professor Giovanni Bonanno e da una equipe di critici e teologi tra cui Timothy Verdon, americano ma residente a Firenze da 30 anni, Ina Siviglia, Cosimo Scordato, Marianne Ström, Nino Barraco.

L’itinerario artistico si allarga nel momento in cui la religiosità si alterna alla cultura per trovare la verità. “L’arte e la religione hanno lo stesso intendimento” dice Giovanni Bonanno e Papa Benedetto XVI: “L’arte, in tutte le sue espressioni, nel momento in cui si confronta con i grandi interrogativi dell’esistenza, con i temi fondamentali da cui deriva il senso del vivere, può assumere una valenza religiosa e trasformarsi in un percorso di profonda riflessione interiore e di spiritualità.

Questa affinità, questa sintonia tra percorso di fede e itinerario artistico, l’attesta un incalcolabile numero di opere d’arte che hanno come protagonisti i personaggi, le storie, i simboli di quell’immenso deposito di “figure” – in senso lato – che è la Bibbia. Le grandi narrazioni bibliche, ..le immagini, ..hanno ispirato innumerevoli capolavori nel settore delle arti, come pure hanno parlato al cuore di ogni generazione…”. Una via della bellezza, dunque, che è viaggio estetico, fede e teologia.

Nel finito di una tela, di una scultura si coglie l’infinito. E l’uomo come nelle Crocifissioni di Fausto Pirandello in cui la figura limitante del Cristo e della Croce assume un estremo valore di universale sofferenza che, circostanziata, può essere la propria, la sua, nell’identificarsi con il personale dolore ma che diventa “di tutti” coloro che si confrontano con la costrizione di una “crocifissione” quotidiana di dolore, di mortificazione, di tormento non espresso se non nella tensione degli spasmi percepiti attraverso un tratto pittorico ora profondo, ora superficiale e nel colore che diventa sangue pulsante nelle vene attraverso un immaginifico ripercorrere le forme interiori delle vene che sono percorso di vita, viaggio nella più ignota risoluzione dell’esistenza umana che si fa divina e che abbandona per tornare alla conosciuta e quasi consolante desolazione terrena.

Ma altri pittori siciliani hanno attraversato il ‘900, il secolo breve - per dirla con Hobsbawn – vivendolo in maniera sia pure meno sofferta o affrontandola dal punto di vista sociale o cromatico, affidando a un tratto meno tormentato la presenza cristiana nell’uomo che resta comunque protagonista sempre, anche quando è espressione del divino. Nella “Crocifissione” del 1984 di Totò Bonanno è la medesima sofferenza del Crocifisso quella dell’uomo che solleva la croce, così come nella “Entrata a Gerusalemme” del 1985 di Renato Guttuso, è il popolo, la moltitudine di uomini che accoglie il Cristo con festoni di palme.

Hanno tutti subito due guerre gli artisti di questa rassegna e il loro attraversare le macerie ha “regalato” loro una ricchezza di matrice “…antropologica e teologica…” come dice Bonanno. La Sicilia, che la si abiti o la si viva solamente attraverso una dimensione di interiorità, è la terra madre che alimenta l’arte che si esprime da secoli, stratificata, intima. E il siculo Luigi Pirandello, padre di quel Fausto autore delle magnifiche crocifissioni, ha segnato il mondo della cultura nella sua dimensione esistenziale, da “uomo del mistero” come lo definisce il curatore della mostra, dove il mistero della passione è tutto nei corpi sofferti e negli occhi smarriti del Cristo.

Dove in Figlio di Dio è insieme il Padre e il Figlio, così come è insieme Luigi e Fausto nel tormento vitale, vissuto in una ricerca di liberazione, di rottura di un ideale cordone ombelicale. Il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo e l’Assessore regionale ai Beni Culturali, Gaetano Armao hanno siglato la prefazione del catalogo che consta di 280 pagine tra tavole e scritti di critici che documentano le opere degli artisti. Monsignor Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente della Conferenza episcopale siciliana ha redatto l’introduzione di quello che si presenta come memoria storico-critica del ‘900 sacro in Sicilia.

Questa mostra segna l’ultimo atto del mandato assessoriale di Gaetano Armao che ha curato tante iniziative culturali in Sicilia, regalando ampi spazi di sapiente respiro e concrete iniziative quali la creazione di un museo della memoria della legalità, un museo del mare, della targa Florio, della fotografia. Ha sottoscritto iniziative quali una mostra su Caravaggio, oltre a quelle all’estero e nei più importanti musei del mondo quali il British Museum di Londra, il Paul Getty di Los Angeles, il Metropolitan di New York, ha promosso la partecipazione al Festival dell’Amicizia che si terrà a Mosca, ha organizzato le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia iniziate con la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Marsala e Salemi.

Armao sarà presente all’inaugurazione della sua ultima fatica il “Novecento Sacro in Sicilia”, insieme al presidente Lombardo, a monsignor Romeo, al professor Bonanno, ai critici e agli artisti. Lo splendido palazzo dell’Albergo dei Poveri che il professor Bonanno sogna possa diventare un “Louvre” made in Sicily, si affaccia sulla lunghissima strada che partendo dal mare giunge a Monreale, dove il Cristo Pantocratore del magnifico mosaico della navata centrale si unisce in un immaginifico abbraccio al Cristo risorto della Cattedrale di Palermo, anch’essa posta sulla stessa via di quello che per un breve periodo sarà il tempio del sacro novecentesco siciliano.

 

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