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Il Preside volante

Ne ha vinte tre di “Targa Florio” Nino Vaccarella, Ninni per gli amici. Palermitano di nascita e siciliano di temperamento, amato da tutti i suoi conterranei a cui ha dedicato le sue tre vittorie allo storico e ineguagliabile mito della corsa su strada più antica al mondo: nel 1965 su Ferrari 275 P2 in coppia con Lorenzo Bandini; nel 1971 su Alfa Romeo T33/3 in coppia con T. Hezemans e nel 1975 su Alfa Romeo 33TT 12 in coppia con Arturo Merzario.

Ma ne avrebbe potuto vincere almeno sette, come lui stesso dice. Costretto a ritiri per problemi tecnici, non ha comunque deluso mai il suo pubblico. I suoi fans accorrevano in 800-900 mila lungo le strade del circuito ed era un caro, lungo abbraccio al proprio campione quello che lo aspettava dietro ogni curva, ai bordi di ogni rettilineo.

Un “eroe” siciliano, un grande professionista, il pilota più amato dagli isolani tutti che identificavano -e lo fanno ancora oggi – con la corsa che ha già tagliato il traguardo(è proprio il caso di dirlo!) dei cento anni. Ma “Ninni” non era soltanto un pilota, il più grande, era la Sicilia tutta, era il riscatto di una terra sempre dominata anche in quel mondo sportivo, quello delle corse automobilistiche dove chi vinceva veniva sempre da fuori e se qualche “gentleman”(come li chiama Vaccarella) otteneva buoni, anzi anche ottimi piazzamenti in classifica, era sempre un personaggio non rappresentativo del popolo, dei veri appassionati.

Nino no, Nino era la “Targa”, la Sicilia con le sue sconfitte, le sue ambizioni frustrate, quella che non arrivava mai sul gradino più alto del podio, pur essendo il palermitano Vincenzo Florio l’ideatore e fondatore della leggendaria corsa, era la sua rivincita, la sua rivalsa. E Vaccarella ha portato con sé , in ogni gara, un triangolo nel cuore, la Trinacria con tutte le sue contraddizioni, i suoi sogni, il suo orgoglio.

E non ha deluso mai, anche quando non vinceva, anche quando era costretto al ritiro, anche quando l’automobile (la “macchina” come la chiama sempre lui) lo tradiva, lo lasciava nello sconforto di un’impresa incompiuta. E con lui i sostenitori snodati lungo i chilometri del circuito stradale. Nasce nel 1933 a Palermo, consegue la laurea in Giurisprudenza e, alla prematura morte del padre(Nino aveva appena 23 anni) si trova a dirigere, insieme alla sorella, l’istituto scolastico privato “Oriani” di proprietà della famiglia.

Questo impegno, unito a quello dell’insegnamento di lingua straniera, non gli impedisce di dedicarsi a quello che lui ha sempre considerato il suo contemporaneo lavoro, perché non fu mai un hobby ma, da professionista, una vera e propria passione a cui ha dedicato 18 ininterrotti anni della sua vita.

E’ a bordo della FIAT 1100/103 ereditata dal padre -che mai avrebbe pensato a suo figlio come pilota professionista ritenendolo troppo sconsiderato al volante, troppo veloce – che inizia la sua carriera automobilistica classificandosi 5° di classe nella “Passo di Rigano -Bellolampo, corsa su strada a pochi chilometri da Palermo. E’ il 1956. Lavorando nell’azienda di famiglia riesce ad acquistare una Lancia Aurelia B20 2500 con cui partecipa a diverse gare “in salita” nella stagione 1957/58, conquistando quasi sempre il podio sia in Sicilia che nella penisola.

Non manca tra le sue cronoscalate la Montepellegrino, la Monte Erice, Avola, Sorrento -Sant’Agata, Sassi -Superga. Nel 1959 con l’acquisto di una Maserati 2000 4 cilindri c’è il salto nella categoria Sport 2000: è 1° assoluto alla Valdesi –Santa Rosalia; alla Monte Pellegrino; al circuito di Pergusa; alla Monte Erice; alla Sassi –Superga; alla Catania –Etna.

Non è più un pilota siciliano che conta le sue vittorie soltanto in Sicilia: ora è consacrato un pilota a livello nazionale, uno dei più bravi. Il commendatore Ferrari lo vede 1° di classe con un “Testarossa” a Clermondt Ferrant e 2° assoluto e 1° di classe alla Ollon –Villars: è il 1962 e nello stesso anno è 15° assoluto al Gran Premio di Germania alla guida di una Porche F1 4 cilindri e 9° assoluto al Gran Premio d’Italia di Formula 1 alla guida di una Lotus Climax.

Ma Nino amava soprattutto andare veloce, correre: ha appreso bene la lezione della “Rapiditas”, del progresso come lo intendeva Vincenzo Florio e la sua generazione: bolidi che sfrecciano sempre più velocemente. Non mancano quindi alla sua carriera partecipazioni al circuito di Le Mans – il preferito – “Io amavo i curvoni da 300 all’ora; Monza, Le Mans, queste sono state le mie piste preferite.”Ci dice, e continua: ” Amavo le macchine più potenti e le gare veloci.

La Targa era un tormento perché mi spaccava le mani, stavo sempre lì a cambiare marcia: una mano sullo sterzo, una sul cambio; quindi poi ti stancavi. Scendevi dalla macchina e dicevi:-Basta!- Ti veniva un po’ la nausea, stavi male”.

Nino Vaccarella, ovvero “il preside volante” come è stato affettuosamente ribattezzato, ha partecipato alla 12 ore di Sebring su Ferrari PZ in coppia con Scarfiotti, conquistando il 2° gradino della vittoria nel 1964; sempre nel 1964, sempre 1° assoluto alla 24 ore di Le Mans ancora una volta su Ferrari 275 P ma in coppia con J. Guichet e 1° assoluto alla Coppa Intereuropa(Monza) su Ferrari 250 LM. Nel 1956 è 4° assoluto e il 1° di classe ancora una volta alla 1000 Km di Nurburgring sulla bellissima Ferrari Dino in coppia con L. Bandini già compagno nella vittoria, su Ferrari 275 P2, nello stesso anno alla Targa Florio dove vincono il 1° posto assoluto. Non si possono elencare tutte le gare a cui ha partecipato “Ninni”, vincendo, ritirandosi, ripetendosi, correndo.

Il suo sogno, realizzato, era “correre”, essere un pilota professionista, siciliano, che batteva gli ”altri” italiani e gli stranieri. Ha corso dovunque in Sicilia, in Italia, in Germania, in Francia, in Belgio, si è classificato 9° assoluto alla 1000 Km Buenos Aires, in Argentina, ha corso negli Stati Uniti.

Il mondo lo ha conosciuto, apprezzato, ammirato per la sua bravura, la sua costanza, il suo non cedere mai anche davanti a un gravissimo incidente, a Nurburgring nel 1963 – era un venerdì 17 – dove si maciullò il braccio destro ma fortunatamente uscì dall’abitacolo della vettura per il resto del corpo illeso e – fortuna davvero grande – senza che l’automobile prendesse fuoco (era una Ferrari 250 P).

Dei piloti di oggi pensa che siano dei “…professionisti che si preparano molto meglio di come facevamo noi…Non sono più bravi di quelli dei miei tempi…non facciamo paragoni perché il nostro automobilismo loro non lo farebbero, quindi saremmo noi più bravi. Le corse di oggi sono diverse dalle nostre…non dico “corsette”, ma le nostre erano con la “C” maiuscola; penso che il nostro automobilismo resterà nella storia del mondo delle corse. Per le difficoltà, per lo spettacolo e perché anche allora c’erano macchine da 350 Km all’ora. Con quelle gomme, con quelle sospensioni…”

E continua “ I guadagni, poi. Questa, secondo me, è la parte immorale dello sport, in generale: calcio, tennis, golf…Perché per me lo sport, oltre ad essere spettacolo, deve essere pure esempio e non si può in un mondo in cui muoiono 1.000.000.000 di bambini sentire le cifre che guadagnano questi grandi campioni”. Nino Vaccarella nel 1975 smette di correre. Nel 1973 è sposato e diventa padre: non puoi gareggiare e pensare a una eccessiva prudenza perché… dopo la curva non sai cosa c’è. Il figlio cresce, eredita la sua passione, ma non la sua stessa fortuna.

Dal 1993 è su una sedia a rotelle a causa di un grave incidente su una macchina da corsa. Nino non ha mai avuto paura quando correva; oggi ha “…paura dell’età…della situazione familiare molto complicata…mio figlio è un mio pensiero, una mia grave preoccupazione. Gli anni passano e quindi bisogna riflettere. Uno può anche andare avanti, io vado avanti, non mi arrendo, sono un coraggioso…Mi distraggo con l’amore degli sportivi, di chi mi vuole bene per quello che ho fatto nella mia carriera non soltanto di pilota ma anche di preside. Sono stato rigoroso nell’atteggiamento rivolto allo studio, alla cultura, all’educazione”.

Ho conosciuto Nino Vaccarella quando ero appena uscita dall’adolescenza e anch’io tra i 900.000 spettatori, ho dormito in automobile aspettando di sentire in lontananza – gli occhi ancora gonfi per il sonno – il rombo dei motori che si scaldavano alla linea di partenza, a Floriopoli. Ricordo con nostalgia una Targa Florio che non c’è più, una corsa dei Siciliani vinta da un siciliano “d’o.c.”, dai dolci occhi chiari che la fortuna ha voluto baciare per i sentimenti, per la sua grande passione, perché è nato per correre, anche se ora, se volta indietro lo sguardo, forse non sentirà ruggire un motore ma ascolterà un coro di amici che continua a gridare, all’uscita di una curva: ”Dai Nino, facci sognare”.

Grazie, Nino.

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