Il
giardino di Pietra
Sono
poco piu’ delle quattordici immagini che rappresentano la passione
di Cristo nella Via Crucis le “fermate” obbligate tra il
corso Vittorio Emanuele III° e la via Nicolaci di Noto, cittadina
della provincia di Siracusa, famosa nel mondo per il suo particolare
stile Barocco che risalta nei monumenti, nelle chiese e nei palazzi
istituzionali e nobiliari.
Non
una sofferente e sacrificale salita al monte Calvario di cristiana memoria
bensi’ un gioioso percorso attraverso quel “giardino di
pietra” come lo defini’ Cesare Brandi - fondatore dell'Istituto
Centrale del Restauro - che ha visto risorgere dalle sue stesse macerie
cattedrali, chiese, monasteri,teatri, porte, palazzi municipali e nobiliari
in uno splendore di giallo miele, unico al mondo, che lo ha fatto definire
dall'UNESCO, patrimonio mondiale dell'umanita’.
Lunedd
scorso, 18 giugno, e’ stata inaugurata - con una processione lungo
il corso principale della citta’ e la celebrazione di una Messa
solenne - dalle autorita ecclesiastiche quali monsignor Angelo Bagnasco,
presidente della C.E.I., monsignor Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico
in Italia e dal Presidente del Consiglio Romano Prodi e con l'immancabile
messaggio augurale del Papa Benedetto XVI° al Vescovo di Noto, monsignor
Giuseppe Malandrino, la riapertura ai fedeli ed al mondo intero della
splendida Cattedrale barocca di San Nicole.
A
fare gli onori di casa erano il Governatore della Regione Sicilia Salvatore
Cuffaro e don Salvatore Bellomia che ha dato il benvenuto a Prodi all'ingresso
del tempio.
Erano presenti anche la moglie del premier signora Flavia, Guido Bertolaso,
capo del Dipartimento di Protezione civile, il critico d'arte Vittorio
Sgarbi e altre autorita’ del mondo dell'arte; inoltre monsignor
Giuseppe Betori, segretario della Conferenza Episcopale Italiana; il
Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione dei Vescovi,
che ha asperso con l'acqua poco prima benedetta, fedeli e pareti della
cattedrale.
“Urbs
numquam vi capta” (la citta che non fu mai conquistata con la
forza), Noto, ovvero “la celebre”, “l'ingegnosa”,
“la dotta” che nel 1693 subd un terribile sisma che la distrusse
e fu poi ricostruita sul colle dei Meti; che ha subito i domini arabo,
normanno, svevo, aragonese e spagnolo e che ha visto risplendere e fiorire
quel “giardino di pietra”, giardinieri-complici i maestri
Gagliardi, Sinatra, Labisi e tutta una serie di artigiani, capimastri,
scalpellini che hanno sapientemente lavorato il tufo arenario - pietra
tenera - che sotto i raggi del sole risplende come miele disegnando
fantastici chiaro-scuri e piu’ livelli di varie profondita’
tra le pieghe delle colonne, dei capitelli, delle vesti dei putti conferendo
volumi ed armonie ai giochi di luce che si inerpicano lungo i muri dei
palazzi, i portali e i campanili delle chiese e sotto le mensole dei
balconi di dimore nobiliari, magistralmente decorati.
Biologie
di pietra sono, dunque, la Porta Reale che introduce al viale Corso
Vittorio Emanuele III° che ramifica nella Chiesa di San Francesco
all'Immacolata e nell'ex Convento dei Francescani o che fiorisce nel
Monastero Benedettino o nella Chiesa di Santa Chiara.
Non
si sottrae alla magia botanica il Palazzo Ducezio sede del Municipio
né il Palazzo Nicolaci - nella omonima via - i cui suggestivi
balconi sono sorretti da grottesche figure scolpite in un originale
stile barocco.
Ma
e’ in cima ad una imponente scalinata che si affaccia il maestoso
prospetto della Chiesa di San Nicole, la Cattedrale al cui interno si
pue ammirare l'Arca argentea di San Corrado Confalonieri, Patrono della
citta’.
Il
terremoto del 1990 ne danneggio’ la cupola, ma fu nella notte
tra il 13 e il 14 marzo del 1996 - era gia’ stata chiusa al culto
per motivi di sicurezza - che il tetto crollo’, cedette a causa
dell'esplosione di un pilastro della navata di destra riempito con pietre
di fiume e un effetto “domino” abbatté gli altri
pilastri, uno dietro l'altro, distribuendo macerie di un terzo dell'edificio
su una superficie di circa mille metri quadrati.
Per
anni si e’ scavato e si sono recuperati 5.656 conci, in parte
riutilizzati per il restauro della basilica.
Ci
sono voluti sette anni - i lavori sono iniziati nel 2000 - per restituire
il capolavoro barocco alla comunita’ e il volo di una colomba
bianca, simbolo di purezza e di liberta’, ha sottolineato che
la tenacia, la cultura, la riappropriazione del territorio e la consapevolezza
e l'apprezzamento delle proprie radici, possono affrancare dall'ignoranza
e dall'altrui arroganza, madri di molte schiavitu’.
Per
l'opera di restauro che e’ tutta “made in Italy”,
sono stati utilizzati gli stessi materiali dell'epoca della costruzione
come la calcarenite bianca, ma le tecniche adottate sono quelle antisismiche
che sono state usate anche per i pilastri di sinistra che tuttavia non
erano stati interessati dal crollo del 1996.
L'architetto
Salvatore Tringali e l'ingegnere Roberto De Benedectis sono i progettisti
dei lavori di recupero e il loro operato e’ stato talmente apprezzato
dal critico d'arte Vittorio Sgarbi che ha sottolineato che “…la
Cattedrale sembra quella del 1760…” e riferendosi alle parti
interne che non sono state ancora ultimate “…non si pue
fare un interno contraddittorio con queste armonie con cui e’
stata ricreata”.
Ha
annunciato, inoltre, che collaborera’ alla realizzazione degli
affreschi, l'ottantaseienne maestro Ottavio Mazzonis, allievo di Nicola
Arduino, che nel 1950 ha affrescato la chiesa netina e che “…nel
tratto somiglia al Tiepolo”.
Forse
da oggi in poi nessun terremoto distruggera’ piu’ questo
straordinario concentrato di arte che e’ il “giardino di
pietra”; ben piu’ difficile ci sembra riuscire a contrastare
la mano invasiva dell'uomo che vorrebbe operare delle trivellazioni
nella Val di Noto (la societa texana Panther oil ha ottenuto in tempi
passati le autorizzazioni), nonostante la dichiarazione di “patrimonio
mondiale dell'umanita’” da parte dell'Unesco e nonostante
le proteste di ambientalisti e di intellettuali come lo scrittore siciliano
Andrea Camilleri che in una dichiarazione ha sottolineato che “…non
si tratta solo di un'opera benedetta dai fedeli e utile al turismo,
ma anche di un monumento della nostra civilta’, che rappresenta
la storia e l'identita’ italiana.
I
crolli sono impossibili da prevedere, altri guasti al territorio come
quelli derivanti dalle trivellazioni, quelli si possono evitare”.
Immediata la replica del Presidente della Panther oil, Jim Smitherman
che con una lettera indirizzata alla Regione Siciliana sostiene che
in nome dell'Unesco, e’ stata avviata una campagna denigratoria
nei confronti della societa’ texana.
Ci
auguriamo che la mano dell'uomo non sia piu’ potente di quella
che pue determinare “incidenti” di carattere naturale.
Teresa
Di Fresco