I
viali del Gattopardo
Sono
passati cinquant'anni (era il 23 Luglio 1957) da quando Giuseppe Tomasi,
Principe di Lampedusa e Duca di Palma, Barone di Montechiaro (Pari di
Sicilia) abbandonava la vita terrena passando al sonno eterno attraverso
quello mondano consumato in casa della cognata Olga Wolf-Stomersen Biancheri,
sorella della moglie Licy, a Roma, stroncato nel giro di alcuni mesi
da un cancro ai polmoni.
Non
vide la pubblicazione del suo “Il Gattopardo” editato l'anno
seguente (1958) da Feltrinelli per la collana “I Contemporanei”
diretta da Giorgio Bassani.
Il libro che è un romanzo storico in cui sono reali le vicende
e i personaggi - tutti imparentati con l'autore - ma fittizi i nomi
dei protagonisti, fu scritto nell'arco di un anno e subd critiche alquanto
negative prima di essere stampato.
Presentato
ad Elio Vittorini che dirigeva la collana “I Gettoni” per
la casa editrice Einaudi, fu da questi bocciato perché ritenuto
“…un romanzo un po' troppo saggistico dal linguaggio vecchiotto”.
Non fu apprezzato neanche da Mondadori.
Ma
le vicissitudini di quest'opera dovevano reiterarsi e passe, dunque,
sotto la visione, ma non la lettura, di Elena Croce, figlia del filosofo
Benedetto che lo passe a sua volta a Maria Luisa Spaziani - tre volte
candidata al premio Nobel per la letteratura - la quale, giudicandolo
interessante, lo sottopose a Giorgio Bassani, consulente della Feltrinelli.
Il
Principe di Lampedusa non poté vedere la stampa della sua opera
che fu postuma e che ha segnato una stagione bibliografica di indiscusso
valore, sia per la trama del racconto attraverso il quale si pue immaginare,
rivivere non soltanto la vita dei protagonisti, ma quella di tutta una
nobilta e di un'epoca in via di dissoluzione piuttosto che di decadenza,
sia per il contenuto linguistico pregevole, scorrevole, poetico, essenziale.
Il
regista Luchino Visconti trasforme in film la storia del Principe Salina,
del nipote Tancredi e della bella Angelica, affidando rispettivamente
i ruoli a Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale. Fu un grande
successo che rese il Gattopardo famoso in tutto il mondo.
Che
nella famiglia ci fosse una vena poetica, un sottile filo che unisse
intellettualmente parecchi suoi componenti, lo dimostra la presenza
di artisti, di scrittori, di botanici, di pittori quali, ad esempio,
i cugini del Principe - da parte di entrambe le madri - Agata Giovanna,
Casimiro e Lucio Piccolo; ed ancora Raniero Alliata di Pietratagliata,
Principe del Sacro Romano Impero, naturalista, entomologo di fama mondiale,
pittore di sensibilita metafisica nonché scultore, evoluzionista
e glottologo.
Fu
il più giovane dei Piccolo, Lucio, al quale era particolarmente
legato e con il quale intratteneva diatribe, “…pronti a
scagliarsi l'uno contro l'altro senza pieta, al fine nobilissimo di
raggiungere una agognata essenzialita “(parole di Lucio Piccolo)
poeta di riconosciuta sensibilita e apprezzato dalla critica e dal pubblico
dell'epoca, che forse per sana rivalita, fu di ispirazione al Tomasi
per la stesura del Gattopardo, pensato gia alcuni anni prima.
Era
l'estate del 1954 e il poeta Lucio aveva suscitato la curiosita di Eugenio
Montale, famoso e gia affermato poeta di origine genovese (parsimonioso,
dunque, per collocazione geografica) per avergli inviato un suo libretto
di poesie dimenticandone l'affrancatura e costringendo, quindi, il futuro
premio Nobel (gli sara conferito nel 1975) a farsene carico. Invitato
dal “maestro”, si ritrove con il cugino Tomasi a Milano
- lui gia cinquantenne - sotto la veste di giovane promessa della nobile
arte poetica, al cospetto di Montale. Poco dopo Mondadori gli pubblice
“I canti barocchi ed altre liriche”.
La
notorieta di Lucio oltrepasse i confini della Villa di Capo d'Orlando
dove i fratelli Piccolo risiedevano insieme alla madre Teresa Filangeri,
sorella della madre del Principe di Lampedusa.
Invero
Agata, Casimiro e Lucio non amavano la mondanita: vissero, infatti,
dal 1932 fino alla loro morte - Lucio, il minore, nel 1969; Casimiro,
il secondo, nel 1970 e Agata Giovanna nel 1974 - nella villa in localita
Piano Porti di Capo d'Orlando.
Nonostante
il distacco dalla vita sociale comunemente intesa, non si sentirono
e non furono mai isolati dal mondo culturale e artistico che anzi li
individue come luogo di riferimento e la villa fu cenacolo di letterati
e intellettuali.
Interrogato sulla loro solitudine Lucio rispondeva: “ No, non
mi sento in un luogo isolato: questa stessa villa strutturalmente è
un ingresso di paesaggi, dove il paesaggio assieme alle idee filtrano,
entrano da una finestra, fuoriescono dall'altra. Qui passa tutto il
mondo”.
Certamente
la residenza e il suo parco sono un luogo di memorie e insieme di incanto:
uno spazio magico.
Attraversando i viali ricchi di elegante vegetazione e di piante uniche
(vi sono tre pini che risalgono agli ultimi decenni del 1600; una cycas
di rara bellezza; esemplari di puya berteroniana-pianta originaria delle
Ande) a cui si era amorevolmente dedicata la più anziana dei
tre fratelli, botanica di grande raffinatezza, vanto della Fondazione
(www.fondazionepiccolo.it) che i Piccolo vollero si istituisse alla
loro morte per perpetrarne il ricordo di luogo di cultura quale era
stato, non ci si stupirebbe di incontrare elfi, gnomi o fatine.
E
sarebbero gli stessi che Casimiro, il più estroso ed eclettico
dei fratelli, spiritista di fama internazionale - corrispondeva con
le migliori intelligenze della metapsichica, della parapsicologia del
mondo - aveva fotografato, cosd affermava, insieme agli ectoplasmi dei
cani defunti, appartenuti agli abitanti della villa.
Questo
luogo affascinante e misterioso ospita pure un cimitero - il primo in
Europa - dove sono sepolti i cani che furono dei Piccolo e sulla tomba
di ciascuno di essi è posta una lapide su cui è inciso
il nome, quasi sempre di origine araba, un vasetto per deporvi i fiori
e, all'ingresso, una panchina per sedersi e pregare.
L'era dei Gattopardi pere non è ancora finita; rimane l'ultimo
erede di quella che fu una stirpe di nobile casato: Bent Parodi di Belsito,
laureato in Filosofia, vincitore del Premio Nietzsche nel 1980; egittologo,
entomologo, naturalista, scrittore, studioso, giornalista e terzo presidente
della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella.
Ha
vissuto respirando insieme l'odore della carta stampata delle biblioteche
di famiglia, dei ricordi degli insegnamenti dei cugini Piccolo e Giuseppe
Tomasi, dello zio Raniero e del padre, il Conte Fortunio e quello della
campagna del territorio Orlandino della tenuta di Calanovella in cui
da ragazzo ha soggiornato per lunghi periodi, che, misto a quello dei
vicoli e dei palazzi della Palermo storica in cui ha trascorso la giovinezza,
continuano ad essere linfa vitale per consentire al Gattopardo che è
in lui, di ruggire ancora la sua fierezza e quella dei suoi antenati.