I Pirandello
Dal Caos ad Anticoli, attraversando paesaggi dove paesaggi sta per percorsi fisici e dell’anima. E così i Pirandello – il padre – Luigi, letterato, drammaturgo, si fa un po’ pittore per visitare luoghi dell’anima a lui meno noti e nascono paesaggi di pace, quelli di Anticoli Corrado deliziosa cittadina della Valle dell’Aniene in provincia di Roma.
Mentre Pirandello – il figlio – Fausto, pittore, attraverso percorsi fisici – da Roma ad Anticoli e poi a Parigi per ritornare a Roma e poi ancora ad Anticoli – approda ai sentieri dell’anima, attraversando strade tortuose del quotidiano vivere, da lui spesso avulse, trovandovi riparo, alloggio, serenità, infine la quiete delle campagne.
Il Caos di Girgenti(oggi Agrigento) di cui andava fiero il premio Nobel -anche se ne emigrò prima a Palermo, poi a Roma e poi a Bonn, ma per motivi di studio, si addiceva meno al Luigi del 1936 quando, nella villa di San Filippo(a pochi chilometri da Anticoli) in vacanza insieme al figlio Fausto, alla nuora Pompilia d’Aprile e al nipote Pierluigi, si dedicava alla stesura de “I Giganti della Montagna” rimasto poi incompiuto per il sopraggiungere della morte. La serenità di quei luoghi gli fu compagna e insieme fonte di ispirazione.
Era lì che il figlio Fausto aveva soggiornato per anni, vi aveva creato, vi si era innamorato di una modella da cui aveva avuto un figlio, Pierluigi, durante il loro soggiorno a Parigi, e un altro ancora, Antonio. Sì, perché Anticoli Corrado tra la fine dell’ ‘800 e i primi decenni del ‘900 aveva accolto tra le sue stradine medievali, tra le sue scale, i suoi tetti, i suoi giochi di luce, tra le mille sfumature e i mille bagliori di verdi e ocra, migliaia di artisti – molti dei quali già famosi o divenuti tali nel tempo tra cui ricordiamo Picasso, Corot, Ungaretti, Raphael Alberti, Kokoschka, Rutelli(autore, tra l’altro, della quadriga che sovrasta il teatro Politeama di Palermo), Sterne.
Ma la cittadina laziale non era famosa soltanto per i suoi panorami(il pittore Carena che tanto vi si ispirò soleva dire: “Venite ad Anticoli e i quadri sono bell’e fatti”); si conquistò pure la fama di “paese delle modelle” in quanto le donne anticolane, conosciute per la loro bellezza, posavano per gli artisti che soggiornavano nelle case del paese, nei loro studi, divenendone spesso compagne di vita, loro manager o esse stesse artiste.
Pasquarosa Bertoletti, ricordiamola una per tutte, vinse addirittura il prestigioso premio Marzotto. Molte opere dei pittori e degli scultori che hanno visitato Anticoli Corrado e vi hanno trovato ispirazione, sono ora custodite nel suo Museo. Quest’anno – il 17 giugno ne ricorre il 110° anniversario dalla nascita - in ricordo della sua prestigiosa e più che venticinquennale permanenza nella cittadina laziale, il Civico Museo di Arte Moderna e Contemporanea che già conservava una delle “nature morte” più belle di Fausto Pirandello, ha voluto dedicargli una mostra che, inaugurata il 16 maggio scorso, si protrarrà fino al mese di settembre.
Promotori sono stati il figlio,l’avvocato Pierluigi Pirandello e la moglie, dottoressa Giovanna Carlino, siciliana di nascita, della stessa provincia di Luigi. L’evento, curato da Carlo Fabrizio Carli, Marco Occhigrossi e Paolo Bertoletti, è stato presentato alla stampa e agli altri mezzi di informazione a Roma presso quella che fu la casa romana di Luigi, il grande drammaturgo.
L’esposizione realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano(che ha voluto per l’occasione ricevere personalmente e in udienza privata i coniugi Pirandello), della Regione Sicilia, della Provincia di Roma, del Comune di Anticoli Corrado, della Comunità Montana Valle dell’Aniene consta di 42 opere e si articola in due temi: i rapporti di Fausto e della famiglia Pirandello con Anticoli e le crocifissioni.
Cinque le produzioni a firma Luigi: due ritrattini di Fausto bambino, uno della moglie Antonietta Portulano e due piccoli paesaggi agresti il cui soggetto è il territorio anticolano. Sono di Fausto, oltre alla Natura Morta del 1933 e la Crocifissione degli anni sessanta, già conservate nel Museo, un ritratto del figlio Pierluigi bambino, quello famoso del padre Luigi(1936 circa) immortalato in una statica e imponente posa che contrasta anche per l’abbigliamento serio -un doppiopetto e un cappello- con l’ambiente agreste della villa San Filippo in cui fu eseguito; vi sono inoltre soggetti paesaggistici anticolani, un Autoritratto, un Nudo di donna, un Ritratto di Pompilia, i Bagnanti, un appena impostato e finora inedito Ritratto di Ernesta Ceccarelli modella anticolana.
Altre opere rappresentano la vita dei campi per passare all’altro tema della mostra: le crocifissioni in cui il soggetto di grande fascino per gli artisti di tutti i tempi, trova una sua particolare ispirazione in Fausto. E’ un Cristo umano, sofferente e allucinato quello che rappresenta e nelle pose più assurde, più tormentate come era l’animo dell’artista che certamente trova in queste sue rappresentazioni l’esatta proiezione dei suoi travagli interiori, più intimi, più nascosti forse anche a se stesso.
Che avesse un carattere problematico, tormentato lo conferma il figlio Pierluigi e la suggestiva piece teatrale, recitata nella chiesa antistante il Museo, scritta magistralmente da Luciana Grifi e interpretata da Ninì Bernardini e Massimiliano Carrisi che descrive un immaginario dialogo tra Luigi e Fausto, da cui appunto traspare il dramma di un’anima in cerca di libertà, della possibilità di affrancarsi da un padre dominante come era il drammaturgo siciliano. Lavoro di certosina e sensibile ricerca letteraria, scrutato attraverso la lente critica e teatrale, la Grifi che ha più di una volta navigato tra i mari pirandelliani, ha trovato la chiave di lettura delle due anime.
“FAUSTO – Dimenticare per pochi istanti questo legame che ci unisce da padre a figlio, parlare con animo alto e libero…per specchiarmi in te come artista…partii per Parigi…e mi posi là a tentare la strada dell’arte…raffrontare…quella mia avventura con la tua, quando tu, anche più giovane di me, lasciasti la Sicilia per trovare la tua strada…”.
E la sicilianità di Luigi che trasuda da ogni sua opera e dal suo carattere malinconico e beffardo pervade talora anche Fausto, nei colori delle sue tele, nella gelosia possessiva nei confronti di Pompilia, sua moglie, sua manager, sua seconda madre a cui Fausto dovette tutto l’ingrato lavoro “dietro le quinte” di curatrice dei suoi interessi oltre che di musa ispiratrice.
E in un clima di timida isolanità si affaccia pure uno dei due sponsor dell’evento culturale: infatti, oltre a Bonucelli Marble Design di Roma, è Mondo Arancina che ha regalato i profumi, gli odori e i sapori di una sicilianità da cui non prescinde neanche Pierluigi che insieme alla presenza nel suo DNA della Trinacria vorrebbe vedere risorgere oltre alle emozioni di una fanciullezza anticolana, la professione delle modelle che rese famosa la cittadina della provincia romana e di cui sua madre, Pompilia d’Aprile, fu una indispensabile rappresentante.