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Gli artigli del Grifone

E’ un’emozione senza uguale quella di trovarsi ad assistere a un “Edipo re” o a un “Antigone” o ad un’altra opera di Sofocle o di Euripide o di Eschilo, seduti sugli stessi gradini sui quali 2000 e passa anni fa, altre persone erano presenti agli stessi spettacoli (perfino Eschilo sedette come spettatore e dove nel 458 a.C. vinse con la trilogia:Agamennone, Coefore, Eumenidi), con la stessa ansia e con la stessa commozione di vedere tramontare il sole dietro il proscenio in cui attori , allora con l’aiuto delle maschere - per interpretare i ruoli femminili -, recitavano quei testi che ancora oggi vengono rappresentati.

Maestri in ciò i Siciliani, figli ed eredi di quella magistrale “razza” di tragediografi, commediografi e attori che furono i Greci dei quali la Sicilia ancora oggi conserva una ricchissima collezione di vestigia che vanno dai templi sacri ai teatri, questi ultimi in uso ancora oggi per le rappresentazioni classiche dell’INDA (Istituto nazionale del dramma antico che quest’anno festeggia i 40 anni dalla sua prima rappresentazione della trilogia di Eschilo) a Siracusa - dall’8 maggio al 22 giugno -, a Segesta, a Gibellina - dall’1 giugno al 2 agosto -, a Eraclea Minoa, che ogni anno accolgono un pubblico eterogeneo proveniente da ogni parte del globo sempre più preparato e interessato ad un mondo davvero ormai molto lontano ed obsoleto, anche se rappresentato rinnovato nelle forme – ma che agli “addetti ai lavori” e certamente anche e soprattutto agli spettatori, appare sempre attuale e fascinoso.

E’ dunque sullo scorrere nelle vene la linfa di questa antica passione, che da sette anni si svolge il premio teatrale “Il Grifo d’Oro” , organizzato dall’Istituto Comprensivo “Amedeo di Savoia Aosta” di Partanna, nel cuore della Valle del Belice dove quaranta anni fa si consumava la distruttiva tragedia di un terremoto della massima intensità mietendo vittime e procurando crolli degli antichi baluardi della memoria quali chiese, palazzi nobiliari e non, monumenti costruiti nei secoli passati e già significante centro di ricerca culturale e importante presidio sanitario, città della provincia di Trapani, che riunisce in sé l’atavica passione per l’arte cara a Melpòmene, musa della tragedia nell’antica Grecia, e il bisogno dell’istituzione scuola di uscire dai banchi e dalle cattedre per mostrare agli studenti di ogni età quanto ci si possa innamorare della vita anche attraverso la sua rappresentazione più fantasiosa e catartica che, solo, può dare l’arte scenica.

Non accade spesso di vedere in uno stesso concorso partecipare studenti di ogni ordine e grado e misurarsi non distinti per categorie, per età, per tipologia di studio, bensì tutti uniti da una delle arti che può permettersi di lanciare messaggi attraverso svariate forme di linguaggi espressivi, siano essi semplici, oppure più articolati, più impegnativi, più compositi e variamente rappresentativi di quella meravigliosa e antichissima arte che è la recitazione.
Il concorso bandito fin dalla sua prima edizione come “nazionale” e che si gloria di una medaglia d’argento donata ogni anno dal Presidente della Repubblica, ha lo scopo di richiamare alla partecipazione studenti provenienti da tutte le regioni d’Italia e ”… vanta – ce lo dice il suo Art Director prof. Roberto Messina - ben 1200 circa iscrizioni di gruppi formatisi nell’ambito delle scuole italiane, nel corso di questi sette anni”.

E continua: “Il “Grifo d’Oro” prende il nome dal simbolo che si trova in cima al castello che contraddistingue e domina la città di Partanna ed è legato ad una leggenda popolare.

E’ attraverso la cultura – e il teatro ne è la sua massima espressione - che i giovani devono formare le basi perché la loro sia una crescita sana. I ragazzi di oggi hanno raccolto il testimone dell’avventura teatrale, e noi vorremmo far riconoscere dal Ministero della Pubblica Istruzione il “teatro” non come insegnamento extracurricolare, ma come materia tra le materie ordinarie nei corsi di studio scolastici.”

“Davanti all’inquietante e crescente fenomeno del bullismo” – continua Roberto Messina – “il teatro ci sembra essere non uno ma l’unico vero deterrente contro le deviazioni cui spesso la società può portare una mente e un animo giovane come quello dei ragazzi in età scolare”.

Noi siciliani, non possiamo dimenticarlo, siamo figli, eredi anche di Luigi Pirandello che non a caso vinse nel 1934 il premio Nobel per la letteratura e fu anche (o soprattutto?) un grandissimo autore di testi teatrali che ha regalato all’Italia e al mondo intero tra le pagine più belle di tutti i tempi.

La città di Partanna con il suo teatro all’aperto, costruito con la vocazione di “antico” per la sua forma a ferro di cavallo, costituisce un ottimo scenario per evocare stati d’animo che attendono soltanto di essere rappresentati.

La sua storia è molto antica, risale all’era preistorica e resti, comprese delle tombe, di quell’epoca e di altre successive sono stati nel tempo recuperati in alcuni siti nel territorio della valle del Belice. Tra i ritrovamenti più importanti, una tomba, inviolata, della seconda metà del IV millennio/prima metà del III millennio a.C., completa di corredo funerario.
Ma è nell’XI secolo d.C. che compare il simbolo dei Grifeo (in origine Graffeo), nel castello di Partanna, fino ad arrivare al 20 maggio 1628, data in cui Guglielmo Grifeo Ventimiglia assurse al rango di Principe, titolo concessogli dal Re Filippo IV di Spagna.

Il Grifone, simbolo araldico della famiglia Grifeo, oggi è rappresentato nello stemma del comune di Partanna insieme al castello che domina l’intera zona.
La storia quasi millenaria della famiglia Grifeo non si esaurisce entro i confini del territorio del Belice; stele, castelli, ville, palazzi, strade, parchi, parentele con le più antiche nobiltà d’Italia si trovano sparsi lungo tutto lo stivale.

A Palermo, lungo la passeggiata a mare del Foro Umberto I, dove un tempo sorgeva il bastione marittimo delle mura della città, sorge un obelisco datato 1784, dove è impresso il motto della nobile famiglia partannese che così recita: “Noli me tangere”.

Il grande attore comico Totò, che vantava natali nobili, fu riconosciuto dai genealogisti della Consulta Araldica, “Nobile e Principe Imperiale” e si potè così fregiare di altri cognomi quali “Griffo Focas”, in quanto metteva in stretta relazione i De Curtis(Cognome all’anagrafe di Totò) con i Grifeo come discendenti dallo stesso ramo della famiglia imperiale bizantina dei Foca.

La storia del Grifone trova le sue radici in tempi molto lontani, addirittura se ne trova traccia nella mitologia egizia e mesopotamica. Dal greco gryps, afferrare, simboleggia la forza. E’ rappresentato con il corpo di leone e la testa e le ali di aquila; la coda a volte è rappresentata sotto forma di serpente. Il leone lo rende re della terra, l’aquila re dell’aria.
Erodoto li colloca sulle coste settentrionali del Mar Nero, a custodia di grandi tesori. Ne parla perfino Marco Polo ne “Il Milione” e Dante nel canto XXIX del Purgatorio (simbolo cristologico), lo pone a trainare il carro -che simboleggia la Chiesa- sul quale viene trasportata Beatrice.

Anche nelle avventure di Harry Potter il grifone appare come immagine di una delle case di Hogwarts.
Quest’anno, intanto, il “Grifo d’Oro”, alla sua settima edizione, conclusasi con una entusiasmante serie di performances teatrali il 25 maggio scorso, è stato vinto dagli alunni dell’istituto superiore F. D’Aguirre di Salemi(Trapani), che ha portato in concorso “Le Troiane”.

Ancora una volta, dunque, è la classicità che graffia con i suoi artigli da grifone le scene del teatro sul palcoscenico di una qualunque pagina della vita.

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