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Fiumara d'Arte

Fiumara d’Arte è il nome del più grande parco scultoreo d’Europa. Si trova, attraversandola, nella provincia di Messina, toccando i comuni di Motta d’Affermo, Pettineo, Castel di Lucio, Tusa, Castel di Tusa, Reitano e Mistretta. Fiumara è il letto del fiume, il Tusa, un immaginario - ma non troppo- filo conduttore che trascina dolcemente con sé opere d’arte, sentimenti di pace, di fratellanza tra i popoli che, partendo dalla Sicilia, si spinge lungo il 38° parallelo per arrivare dall’altra parte del globo, attraversare la linea di separazione tra le due Coree, e ritornare indietro passando per Washington a ritrovare ancora una volta il suo infinito punto di partenza.

L’ambizioso disegno del suo creatore Antonio Presti, prende ogni giorno di più forma e concretezza, da quando, 28 anni fa iniziò la sua “crociata” per avere il primo riconoscimento istituzionale per il “giardino di sculture” all’aria aperta. E nel 2005, infatti, il governo regionale ha approvato l’istituzione del percorso turistico culturale che ingloba “Fiumara d’Arte” e che finanzia con un contributo fisso annuale che viene incrementato in funzione del bilancio.

Nel corso della sua esistenza sono stati molti gli artisti che hanno concorso a formare la collezione che il magnate Presti ha voluto donare a tutti i visitatori come simbolo di universalità dell’arte. Così, percorrendo la Strada Statale 113 che unisce Messina a Palermo, costeggiando il mare, in località Villa Margi, ci si troverà davanti a una enorme “Finestra sul Mare”, di cemento armato, dipinta di blu, scultura dell’artista Tano Festa, che è stata la prima delle opere che fanno parte dell’itinerario artistico.

Continuando il sinuoso percorso che affianca e segue la costa tirrenica siciliana da Pettineo a Castel di Lucio, si incontra “La Materia poteva non esserci” capolavoro del maestro Pietro Consagra e “Una curva gettata alle spalle del tempo” di Paolo Schiavocampo. E poi “Arethusa” di Piero d’Orazio e Graziano Marini e il “Labirinto di Arianna” splendida realizzazione di Italo Lanfredini carica di simbologie sessuali dove non è difficile – ad un occhio attento e esperto – riconoscere i segni di una marcata possibile ricerca di fecondità.

Il viaggio prosegue in direzione Mistretta dove si incontra la “Stanza di barca d’oro” di Hidetochi Nagasawa ormai consegnata alla natura, opera concepita per essere vissuta nel ricordo. Riprendendo la strada verso il mare, “Energia Mediterranea” di Italo Palma è l’opera in cui ci si imbatte e a Castel di Tusa, dopo avere ripreso la statale, non un’altra gigantesca scultura appare al viaggiatore ma una struttura alberghiera, anch’essa inserita nell’itinerario d’arte.

E’ l’Albergo-Museo “Atelier sul Mare”, a pochi metri dal mare cui si accede da una spiaggia pulita e formata da ciottoli, come spesso accade nella costa che da Messina arriva a Palermo. L’Hotel, sventrato da Presti e dallo stesso collezionista ricostruito, si compone di stanze realizzate da grandi artisti internazionali, le cui opere hanno dei titoli quanto mai affascinanti e spesso sibillini. Avremo così la “Stanza di mare negato”, che Fabrizio Plessi ha realizzato nel 1992: alcuni monitor accesi tutto il giorno, trasmettono le immagini e il sonoro delle onde del mare.

Basterebbe aprire una delle numerose antiche porte che tappezzano le pareti, per vedere il mare dal vivo. Non manca “Su barca di carta mi imbarco” di Maria Lai, del 1993 e dello stesso anno “Trinacria”, sepolcrale e di grande impatto ma di Mauro Staccioli. E’ di Maurizio Mochetti “Energia”, con vista mozzafiato sul mare, arredata con mobili in lacca rossa, di misure non convenzionali e illuminata da neon attaccati nelle parti inferiori, persino sotto il letto.

Così “Mistero per la luna” è di Nagasawa che interpreta splendidamente l’essenzialità giapponese; “Il nido” di Paolo Icaro, con le sue lenzuola sfrangiate come piume stilizzate e la parete del bagno di cristallo trasparente in cui la doccia crea un effetto di pioggia naturale, è un chiaro invito alla condivisione. Si è ispirato a “La vita è un sogno” di Calderon della Barca il regista cileno Raoul Ruiz per realizzare la sua “La Torre di Sigismondo”, anch’essa del 1993, in cui un grande letto circolare, quasi un palcoscenico, ruota a seconda dei desideri degli ospiti.

Dario Bellezza, Antonio Presti e Adele Cambria hanno meravigliosamente omaggiato, con la “Stanza del Profeta”, Pier Paolo Pasolini il grande poeta, scrittore, regista morto ammazzato parecchi anni fa il cui caso giudiziario forse verrà riaperto per nuove indagini. La porta scende come un ponte levatoio e il visitatore si trova a calpestare i versi che vi sono scritti; deve attraversare un labirinto di corridoi per raggiungere una stanza in stile orientale con una finestra sul mare che potrebbe benissimo essere una spettacolare inquadratura cinematografica.

Non si possono non citare la “Stanza dei portatori d’Acqua” realizzata da Danielle Mitterand (la vedova dell’ex Presidente della Repubblica Francese), Antonio Presti, Agnese Purgatorio, Cristina Bertelli. O quella alla “Lunaria-Contrada senza nome” di Vincenzo Consolo (lo scrittore siciliano), Ute Pyka e Umberto Leone, né quella ad “Hammam” di Sislej Xhafa.

Non manca un’ambientazione araba nella Fiumara d’Arte e la si incontra recandosi in direzione Caltanissetta, verso Gela, zona ricca di tradizioni e un po’ lontana dai soliti itinerari turistici, ma non per questo meno suggestiva. E’ “Farm”, un grande baglio del ‘700 i cui arredi sono in stile marocchino e in cui si trova pure una autentica tenda berbera dove si può gustare il thè alla menta.

Ma il 21 marzo scorso, data che segna l’equinozio di primavera, si è inaugurata, ultima in ordine di tempo, l’ennesima opera d’arte di questo percorso che segue il fiume Tusa. E come in un gemellaggio col fiume Nilo, madre della Terra - così ci fa immaginare l’ultima creatura del fantastico regno di Antonio Presti – all’occasioine novello Faraone, una “Piramide - 38° parallelo” che per 30 metri si innalza sulla cima di Motta d’Affermo.

Imponente e maestosa scultura, opera di Mauro Staccioli, ha richiesto due anni e mezzo di lavorazione. La struttura, un tetraedro cavo, composta da centinaia di lastre sino ad elevarsi per 30 metri, è stata realizzata in acciaio corten che, a contatto con l’aria, ossidandosi, assume un colore bruno intenso. Al tramonto i raggi del sole infuocano di rosso l’acciaio e la luce penetra all’interno della scultura attraverso un taglio che si trova sullo spigolo orientato a Nord-Ovest, in direzione di Cefalù.

Verso sera, col diminuire del calore, l’opera che ha un suo movimento interiore dato dalle giunture d’acciaio che “suonano” al dilatarsi/restringersi passando dal caldo del giorno al freddo della notte, assume il valore, il significato metaforico di “eremo laico che invita l’uomo al risveglio della Coscienza”. Il centro della scultura è completato dalle antiche pietre “ferrose”, corrose dal mare prima del ritiro delle acque dall’altura e ritrovate durante gli scavi di sbancamento e che sono state ricomposte all’interno della piramide.

L’opera sarà visitabile all’interno soltanto il 21 giugno di ogni anno, quando cade il solstizio d’estate, cioè il giorno più lungo dell’anno, quello in cui si ha un maggior numero di ore di luce rispetto al buio, a simboleggiare il trionfo della luce sulle tenebre, del bene sul male.

E se si può sperare che l’arte possa costituire sempre stimolo a una maggiore fratellanza tra gli uomini di tutte le razze e di tutte le religioni, è in programma, per chi parteciperà alla cerimonia della Piramide, l’idea di coinvolgere –come in un rito perpetuo- all’apertura del monumento, poeti, musicisti, danzatori e di sancire un gemellaggio con le isole Eolie, incantevoli dirimpettaie, e soprattutto con Stromboli che, col suo triangolo di fuoco, idealmente ben si collega alle tre punte che costituiscono la Piramide-38° Parallelo, così come la Sicilia tutta, che è un’ isola a tre punte.

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