EIAR - RAI
Fu il maestro Giuseppe Mulè (nato a Termini Imerese), autore del famoso “largo” sempre presente in occasione di matrimoni, che nel 1931 inaugurò con un concerto di musiche belliniane, la nuova stazione dell’EIAR (Ente italiano di audizioni radiofoniche) di Palermo, dirigendo un’orchestra composta da 32 elementi.
E l’anno seguente, il 1932, entrò a far parte dell’EIAR il radiocronista sportivo Nicolò Carosio che tante emozioni regalò con le sue “dirette” dagli stadi di calcio ai radioascoltatori di tutta Italia. Nello stesso 1931 Palermo fu devastata da violentissimi temporali che, insieme allo straripamento del fiume Oreto e del torrente Rigano, la inondarono provocando morti annegati e danni ingenti alla città. Non furono risparmiate neanche Termini Imerese, la provincia di Messina e di Ragusa. Bisognò attendere il 1938 per inaugurare una seconda stazione radio siciliana e questa volta a Catania.
Ma mentre qualcuno sfidava (e ne fu vinto) la morte – era il 1943 – per rubare liquirizia in mancanza di altri generi alimentari, per non tradire il detto “Italia, popolo di poeti, navigatori e musicisti”, sorsero nelle varie città dell’isola fabbriche per la costruzione di chitarre (divenute poi il maggior oggetto dell’esportazione del dopo-guerra per il favore incontrato tra i soldati dell’occupazione).
Contemporaneamente fu dietro i microfoni della RAI (che sostituì l’EIAR) che talenti musicali siciliani come Aldo Alvi e Antonio Vasquez ebbero il loro lancio, il primo dopo avere debuttato a radio Palermo con orchestrine americane ebbe un exploit a livello nazionale; il secondo cantò con l’accompagnamento di grandi orchestre tra cui quella del maestro Barzizza. La musica composta sul pentagramma aveva, per fortuna, cominciato a sostituire le sirene d’allarme e il fragore dello scoppio delle bombe nemiche.
E’ il 5 agosto 1943 che nasce a Palermo la radio dell’Italia liberata, in uno studio a Piazza Bellini, tra Corso Vittorio Emanuele e via Maqueda, nel cuore della città. Un ritorno all’informazione democratica di cui dava notizia il primo numero del quotidiano Sicilia Liberata che sostituiva il Giornale di Sicilia e L’Ora che gli americani, appena entrati a Palermo, avevano sospeso.
Così la radio è stata la voce delle guerre, lo spiraglio dell’informazione da Radio Londra, un ponte sul filo invisibile dell’etere che ha unito la Sicilia, isola nella desolazione dei bombardamenti, delle morti, delle macerie al mondo intero, alla realtà della ribellione a ogni prevaricazione di un popolo su un altro popolo, di una ideologia su un’altra ideologia. Era comunque quello il tempo dei messaggi cifrati: “Giovanni ha i baffi lunghi…le ciliegie sono mature…”. Ma non soltanto.
Dopo la liberazione nacquero le rubriche umoristiche, la satira sociale e furono “Il calabrone”, “Il ficodindia”, “Contropiede”, “Gli allegri immortali”, la cifra che sottolineava la voglia di ricominciare a vivere sorridendo. Anche il teatro ebbe il suo spazio con il primo sceneggiato radiofonico, tutto siciliano, Mastro Dao Gesualdo di Giovanni Verga, in cui il maestro Roberto Pregadio con la sua orchestra aveva un ruolo centrale di sottolineatura.
I servizi strettamente di cronaca erano svolti dal notiziario regionale, il Gazzettino, cui collaborarono i nomi e le firma più prestigiose del giornalismo di quegli anni, da Aldo Scimè a Mauro De Mauro (cronista de L’Ora poi scomparso misteriosamente), tanto per citarne soltanto due. Il 3 gennaio 1954, fiocco rosa per la televisione. Radio e TV sono un tutt’uno: l’informazione, lo spettacolo, la scienza, la cultura, lo sport a tutto campo.
Siamo in un’altra era. Non solo voci che ttrasmettono emozioni ma anche immagini. Si intrecciano storie mentre cresce il numero degli abbonati ai servizi radio-televisivi e cambia il modo di vivere degli italiani. Nascono storie, quelle dei protagonisti di questi due straordinari mezzi di comunicazione. Dallo sbarco degli Alleati alle stragi di mafia.
Sembra proprio che dalla Sicilia e nella Sicilia si scriva la storia d’Italia, di una parte d’Italia, almeno, quella che fa cronaca, quella che tiene i fili della politica, non dimenticando quanta parte – per fortuna – ha e ha avuto la nostra regione nella cultura e nell’arte non soltanto del paese ma del mondo intero. Da Pirandello a Quasimodo (solo per citare due premi Nobel), da Verga a Brancati, in cima ad una lista che conta molti nomi che riscattano quanto di negativo (e ce n’è, purtroppo!) deturpa, infangandolo, il popolo siciliano.
La Rai Sicilia è stata protagonista e testimone di decenni di storia che hanno visto grandi tragedie ma anche grandi riscatti. Ha raccontato le stragi di mafia ma anche le storie di grandi uomini, gli stessi morti ammazzati dalla mafia, che hanno dato una dignità all’isola felice, bagnata da tre mari, suscitando un profondo senso di orrore e insieme un rigurgito di nuova vita, di nuovi ideali rivissuti fuori dall’ombra della paura e del silenzio.
La Sicilia, al centro del Mediterraneo è la “Riva Sud” di tutto il meridione di un certo mondo e Palermo”…per tradizione e per vocazione geografica “porta d’Occidente”, meta continua di migranti che si affacciano all’Europa” come scrive Maria Pia Farinella curatrice del programma televisivo di Rai3, “Riva Sud”, in onda il venerdì alle 21,15 in italiano e alle 23,15 in arabo “…unico prodotto satellitare della testata giornalistica regionale visibile anche sul Web ai siti: www.tgr.rai.it o anche www.rivasud.blog.rai.it, oltre che…su Rai Med(804-piattaforma Sky).
Insomma, la Rai siciliana ha ospitato nel corso dei decenni programmi e uomini di cultura, giornalisti, artisti, politici non circoscritti ad alcun regionalismo ma di respiro mondiale. Ricordiamo in una rassegna della memoria Renato Guttuso, Leonardo Sciascia, Rosa Balistreri(la cantante del popolo), Turi Ferro, Pino Caruso, Giusto Monaco(preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo e fondatore e Presidente dell’INDA, Istituto Italiano del Dramma Antico che ha dedicato parte della sua vita alle rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa).
E poi ancora Pompeo Colajanni, Accursio Di Leo, Aurrelio Pes, Alessandro Panagulis, Enzo Randisi, musicista tanto amato e tanto compianto dagli appassionati di musica jazz, Ignazio Tarsia, Vincenzo Consolo, Emilio Greco, Andrea Camilleri, Flaccovio, Sellerio. Non dimentichiamo neppure Giuseppe Tornatore che, giovanissimo, collaborò ad alcune sceneggiature prodotte da Rai3, prima di prendere l’Oscar per “Nuovo cinema Paradiso”, nel 1989, e girò per Rai Sicilia documentari su Renato Guttuso, su Ignazio Buttitta(famoso poeta dialettale), sul carretto siciliano.
La Rai Sicilia fu anche una porta aperta sul maxi processo che vide imputati mafiosi nell’aula bunker dell’Ucciardone -il carcere palermitano- assassini del calibro di Pippo Calò il cassiere della mafia e Tommaso “Masino” Buscetta, grande pentito che aprì la strada che Giovanni Falcone intraprese con tenacia e che lo condusse fino alla morte, anch’essa, ahimé, documentata dai media televisivi con le immagini agghiaccianti che fecero il giro del mondo.
Anche lo sport ha sempre avuto un ruolo importante per la radio e la televisione. Eroi – perché tali vengono spesso considerati gli atleti che occupano il gradino più alto del podio – quali Fausto Coppi, Gino Bartali o calciatori come Rivera, Sivori, Totti sono nei cuori di tutti gli appassionati e i tifosi che hanno seguito le imprese – talora davvero titaniche – di questi così come di tanti altri atleti che hanno regalato momenti di vera gloria allo sport italiano, dando lezioni di professionalità e correttezza, oggi purtroppo spesso, troppo spesso dimenticate.
A volte, ai nostri giorni ci accade di precipitare in una sorta di rimpianto per alcune delle trasmissioni che “non ci sono più”, che hanno segnato il cammino culturale di alcune generazioni, formandone le menti e insegnando il rispetto, la civiltà, i valori morali che oggi sempre più spesso sembrano scomparsi. La società è mutata come mutano i tempi ma le persone non dovrebbero lasciarsi cambiare nelle proprie idee, non dovrebbero essere soltanto spettatori passivi di uno spettacolo non sempre edificante.
La comunicazione, dopo tutto, siamo noi. Tutto il resto è storia e l'"Isola in onda-Storia della Rai in Sicilia dalla Liberazione ai nuovi orizzonti mediterranei” delle edizioni RAI-ERI a cura di S.Cusimano e G.M.Costa, è il libro che raccoglie le esperienze e le testimonianze della radio-televisione siciliana – come recita il titolo -dalla Liberazione ai nuovi orizzonti mediterranei.