Elvira Sellerio
Coincidenze: 10 dicembre 1936 muore il grande drammaturgo agrigentino, premio Nobel per la letteratura 1934, Luigi Pirandello. 18 maggio 1936 nasce Elvira Giorgianni, figlia dell’amato e stimato Prefetto di Palermo, che sposerà il grande fotografo Enzo Sellerio.
Quasi un passaggio del testimone – se lo si vuole vedere - dove le olimpiadi della cultura si svolgono non soltanto in Sicilia ma nel mondo e dove gli atleti sono siciliani. Il 3 agosto scorso la bara di Donna Elvira – così affettuosamente chiamata dagli amici – alle 11:20 entra nella parrocchia di Sant’Espedito, nel cuore di una Palermo nobile-residenziale, appena alle spalle di Viale della Libertà.
Ed è un lungo applauso quello che accoglie Elisa Sellerio, quasi fosse su una ribalta che la vedesse ancora sotto i riflettori per un ennesimo premio da ritirare per la sua casa editrice o un’ennesima laurea “ad honorem” come quella che le fu conferita in Lettere dalla facoltà di Magistero di Palermo nel 1991 o il premio Marisa Belisario assegnatole nello stesso anno. Sì, donna Elvira è stata una grande editrice e insieme una manager della impresa di famiglia. Aspettava il feretro al portone della sua abitazione una folla di vicini di casa, increduli, che volevano darle l’ultimo saluto, la speranza di un “arrivederci”.
Anche davanti la chiesa – poco distante – una gran folla di intellettuali, autorità civili, culturali, politiche, gente comune attendeva la vettura che la conducesse verso l’addio per sempre scandito da una sequenza continua di sguardi attoniti, addolorati di chi era lì in attesa di essere presente all’ultimo “Ciao Elvira. Grazie per ciò che hai fatto per Palermo”. Le esequie le ha celebrate il sacerdote Nino Fasullo e tra i primi ad arrivare i giornalisti Antonio Calabrò e Giovanni Minoli; gli scrittori Vincenzo Consolo e Santo Piazzese; il regista Francesco Tornatore, fratello del più noto Giuseppe; il Questore di Palermo Alessandro Marangoni.
Nelle prime file c’erano pure esponenti della giunta regionale, gli assessori Gaetano Armao(ai Beni Culturali) e Mario Centorrino(alla Pubblica Istruzione). Era presente anche il sindaco Diego Cammarata e il sovrintendente ai Beni Culturali Adele Mormino. Vicino all’altare gonfaloni e cuscini di fiori del Comune e della Regione. L’orazione funebre è stata pronunciata da Antonino Buttitta, antropologo, figlio del noto poeta dialettale Ignazio che ha letto alcuni brani del 39esimo capitolo della Siracide, contenuto nell’Antico Testamento, per esaudire un desiderio di donna Elvira.
“Il miracolo di Elvira continuerà grazie a Enzo e ai figli Antonio e Olivia – ha poi detto Buttitta. Siamo qui per celebrare una donna che ha coltivato una cosa rara: l’amicizia”. La nipote Maria Fasino, in lacrime, ha parlato a nome di tutti i cugini: “Hai vissuto la tua splendida vita con immenso amore – ci mancherai tanto”. Gianni Minoli, intervistato: “Era una grande donna del sud” ha detto – l’aveva conosciuta quando faceva parte del CdA (Consiglio d’Amministrazione) della RAI 1993-94 – e continuando “Un giorno mi disse –Aiutami a non far chiudere la Rai di Napoli.- Non era solo siciliana, era meridionale fino al midollo. E aveva una visione strategica eccezionale”.
Nasce come una “scommessa” – lei soleva dire – la casa editrice fondata insieme al marito Enzo, noto e raffinato fotografo, nel 1969 a Palermo e ad ispirarla e incoraggiarla furono Leonardo Sciascia e Antonino Buttitta. Diverse le “collane”, la prima quella dell’esordio “La civiltà perfezionata” con la pubblicazione de “L’affaire Moro” di Sciascia nel 1978, ottiene visibilità nazionale. Seguiranno le collane “Memoria”, “Prisma”, “La Diagonale”, “La nuova diagonale”, “La città antica”, “Il Divano”, “Il Castello”.
Nel 1981, con “Dicerie dell’untore” di Gesualdo Bufalino, vince il Super Campiello. Già dal 1980 pubblica i libri di Andrea Camilleri anche con la serie del commissario Montalbano. Nel 1983 la casa editrice, così come il matrimonio, si divide: Enzo pubblicherà libri d’arte, di “nicchia” e Elvira narrativa e saggistica. Oggi il catalogo conta più di 3.000 titoli e l’erede del gruppo editoriale è il figlio Antonio che si avvale della consulenza della sorella Olivia.
La casa ha editato libri di Luisa Adorno, Maria Attanasio, Gesualdo Bufalino, Davide Camarrone, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Vincenzo Consolo, Carlo Lucarelli, Maria Messina, Santo Piazzese, Gaetano Savatteri, Giorgio Scerbanenco, Leonardo Sciascia, Adriano Sofri, Antonio Tabucchi…tanto per citarne alcuni italiani e tra gli stranieri Roberto Bolaño, Sergej Donatovich Dovlatov, Margaret Doody, Alicia Giménez-Bartlett, Holiday Hall, Manuel Vázquez Montalbán, Antony Trallope.
Negli anni ’60 Palermo è una città in fermento e i quattro amici Elvira, Enzo, Leonardo e Antonino sono protagonisti della vita intellettuale della città. La casa editrice nasce “periferica”, come tale era la cultura palermitana di allora ma destinata a divenire centrale perché “soggettiva” come è la periferia, diviene un “punto di vista”, cioè una provincia che diventa capitale. Sciascia definisce amena la cultura che vuole divulgare la neo-casa editrice, in cui l’impegno è implicito e parla il linguaggio della leggerezza, senza rinunciare all’eleganza, una cultura delle idee ma in forma di cose belle. I libri sono preceduti da una prefazione che - ne è un vezzo – gli editori definiscono “nota”.
Sono esse stesse degli scritti, letture autonome come, per esempio, lo è quella che Italo Calvino scrive per “Mimi siciliani” del nobile letterato Lanza. Nel 1978 il libro di Leonardo Sciascia, L’affaire Moro, vende più di 100.000 copie ed è la svolta. Libro coraggioso, di denuncia, fatto per essere letto e goduto. Dà visibilità nazionale alla casa editrice. La collana blu, “Memoria”, segna la nascita della “piccola editoria” dove “piccolo è bello”.
E’ il 1979 e il blu è rivoluzionario: carta vergata, al centro della sovraccoperta l’immagine pittorica, dentro una cornicetta colorata che richiama il colore delle lettere del titolo: ora giallo, ora celeste, ora grigio, ora rosso. Il “tascabile” torna a essere elegante e la forma quasi quadrata entra a pennello nella tasca della giacca. E’ una vera rivoluzione. I contenuti? Curiosità intelligente (alla maniera di Sciascia, cioè intesa rapida col lettore, complice) da comunicare in stile letterario ma con leggerezza.
Una collana amena! Il Super Campiello del 1981 consacrò Sellerio tra i grandi editori nazionali segnando una svolta, vissuta anche nella cultura italiana: nasce la stagione dei nuovi scrittori italiani. La casa editrice riscopre autori quali Antonio Tabucchi, Maria Messina, Luisa Adorno che riemergono dal dimenticatoio e rivivono una nuova stagione letteraria. Il 1990 vede la nascita di un personaggio, un commissario di Polizia, ed è il primo giallo “revisionista” pubblicato in Italia: l’autore è Carlo Lucarelli.
Evidentemente il “giallo” è un colore che si legge volentieri. Andrea Camilleri con i più di 5.000.000 di libri venduti, docet! Ed è tradotto in molte lingue, perfino in giapponese. Santo Piazzese segue la stessa sorte, regalando con i suoi personaggi altro successo alla Sellerio. Negli anni 2000 oltre a “Montalbano” di Camilleri, la casa ha prodotto, ed è la prima volta in Italia, un cartone animato interattivo dal “Cane di terracotta”. Un libro-video e insieme gioco interattivo che, per la sua invenzione, le è valsa una menzione d’onore al “Bologna New Media Prize”.
Continuando nel giallo, è Gianrico Carofiglio l’inventore del “legal thriller italiano” il cui protagonista sembra così realistico perché nato dalla penna del magistrato di lungo corso quale è il suo autore. Il 3 agosto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha espresso il suo cordoglio ai familiari di Elvira Sellerio definendola amica e collaboratrice, “…donna di grande finezza e intuito culturale, editrice coraggiosa e lungimirante, animata da forte passione civile…”mentre Raffaele Lombardo, governatore della regione Sicilia ha detto: “…ha portato la Sicilia all’attenzione della cultura internazionale, superando gli stereotipi e i pregiudizi che rappresentano il “logotipo” più tristemente noto della sicilianità. Alle istituzioni spetta il compito specifico di non lasciare spegnere questa traccia”.
E’ quello che noi siciliani tutti speriamo e contiamo sul suo personale impegno, signor Presidente”.