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Collezionare è ricordare

E’ un po’ prestare i ricordi, dare loro nomi legati alle concrete essenze delle cose da trasformare poi in pagine della nostra memoria.

Si ritorna bambini su cavallucci di legno o a guidare pedalando impossibili automobiline di latta o tricicli sciancati e monopattini di legno.

Oppure ci si sente pervadere da una certa emozione, e un tuffo al cuore – quasi un senso di colpa ci assale nel vedere le scatole di latta, quale magia?!, - che ancora odorano del profumo dei biscotti comprati alla storica e non più esistente pasticceria Sacchiero ai “Quattro Canti di Campagna” o fatti in casa e riposti negli stessi contenitori incantati che, ad aprirli lontano dagli sguardi severi della mamma, sanno ancora di peccato, di trasgressione, di infantile lussuria.

Che dire, poi, dei camioncini, rossi, con la sirena, come quelli dei pompieri – gloriosa “stirpe d’eroi” che ha fatto sognare da testimoni e attori non pochi bambini – salvatori di immaginarie catastrofi, ma mai paragonabili ad ogni reale dramma!
Bambole a soddisfare – o meglio - a indirizzare ed esercitare il delicato ruolo di madri per le bambine che già sognavano un futuro “in rosa”, immaginato di soli abbracci e tenerezze.

Se ricordare, dunque, è un po’ rivivere la propria o l’altrui vita, i collezionisti sono sicuramente i “nostalgici” a tutti i costi, i depositari delle nostre esperienze di vita, il passato che ritorna, la cassaforte della memoria.

Scelgono un “tema” e il loro risveglio, la mattina, ha il sapore della ricerca, della spasmodica ansia di trovare l’ennesimo pezzo raro, obsoleto, che stupirà ritrovarselo tra le mani, e unico scopo sarà di farlo proprio, forse anche “a qualunque costo”.
Antonio Fici, ex bancario, travolto dalla passione del raccogliere e dello stupire davanti a “ciò che non c’è più”, che fa collezione, da alcuni anni dedica il suo tempo a tutto ciò che è collezione, avvicinando a sé altri amanti dell’antico, del raro, del dimenticato.

In piazzetta Monteleone al civico 3, a Palermo, è sorta così CollezionArea, una specie di museo o di galleria che ospita collezionisti di oggetti antichi.
Non è un vero antiquariato, non tratta specificamente oggetti d’arte o preziosi ma cose di ogni giorno ormai dimenticate.

Infatti, più spesso si tratta di oggetti di famiglia dentro i quali c’è il cuore e i ricordi personali o tramandati da qualche generazione.

Il calendario proposto dal museo è fitto di impegni e si spazia dalla esposizione di giocattoli o di attrezzi per l’infanzia alle foto ricordo; dai vecchi quaderni alle boccette per l’inchiostro e i pennini con relativo tampone rivestito di carta assorbente; dalle bambole di porcellana o di panno lenci alla indimenticabile e insostituibile trottola, girotondo e capogiro per esploratori di colori e mete generosamente offerte dalla liscia superficie rotolante alla frenetica pressione delle mani sulla molla.

Non mancano le automobiline, gli aeroplanini di latta e i soldatini di piombo.
Che dire, poi, del circo in miniatura e delle giostrine –carillon coi cavallucci?
Ma sfogliando il calendario, terminata la mostra “…per i più piccini”, è la città di Palermo che si ritrova tra gli scaffali degli espositori della galleria.

Tutta una vetrina per le preziose ceramiche “Florio”, bianche con decori floreali, contenente un intero servizio composto da sessanta piatti, e poi panciuta zuppiera, insalatiera, legumiera, salsiera e piatti di portata e infine – pezzo veramente raro – un vasetto decorato prodotto per un solo anno orgoglio del fortunato possessore, il direttore del museo, Antonio Fici.

Un’altra teca raccoglie vecchie scatole di latta con sovraimpressi i nomi delle pasticcerie, produttrici le leccornie in esse contenute, quali Dagnino, Gulì, Bruno, Rageth & Koch – storici dolci ritrovi per palermitani d’oc dei primi decenni del ‘900.

C’è pure la forma per la chiave di San Pietro e l’involucro di carta colorata e sfrangiata della petra fendola, gustosissima ghiottoneria a base di mandorle, canditi, fichi secchi e miele e infine il prezioso manifesto (di proprietà Franco D’Attardi) che, sullo sfondo della Cattedrale di Palermo, mostra un fragrante panettone – marca Cimino(dal nome del produttore), apprezzato concorrente di quello tradizionale milanese.

Non poteva mancare l’angolo riservato ai pupi siciliani con le loro armature argentate e i pennacchi colorati, né quello dedicato al carretto decorato che, in tutto uguale a quello a grandezza naturale, fa mostra di sé in scala ridotta, necessario per testare quello che poi sarebbe andato per le strade di città o di campagna.

E Santa Rosalia? La Santuzza? A lei è dedicato ampio spazio. C’è un busto ottocentesco che la raffigura, ci sono immagini che la ritraggono, documenti anche del ‘600, come un programma che si apre a ventaglio e che illustra le manifestazioni che si terranno in suo onore per il “festino” del mese di luglio.

Monte Pellegrino con la grotta, dimora della Santa protettrice, è illustrato in molte cartoline, alcune delle quali sono impreziosite da bordi orlati da veri ricami.
Franco D’Attardi – uno dei più appassionati collezionisti che gravita all’interno del CollezionArea, è il fortunato possessore di una immensa collezione di calendarietti, profumati al pachouli, che i barbieri, un tempo, regalavano ai clienti, nel periodo delle festività natalizie.

Ritrovando un giorno, qualche anno fa, tra le pagine di un libro di scuola uno di questi cimeli ancora profumato – ci racconta –, fu travolto da quell’odore e insieme dal ricordo di prime pulsioni afrodisiache che una ammiccante Abbe Lane, bellissima diva degli anni ‘50/’60 dispensava agli ingenui adolescenti e..perchè no? anche ai più attempati papà.

Fu un tutt’uno trovare la voglia di cercare altri calendarietti, simulacri di avventure immaginarie e immaginate, di incontri segreti e amorosi, di piccole dispense di storia, di misticismo, di arte, insomma di tutto ciò che veniva illustrato nelle poche pagine di quelle antologie e florilegi in miniatura.

Alcuni vere e proprie opere d’arte, su carta ricamata, sfidando il tempo e il gusto, oggetti di culto, ancora oggi amati ed apprezzati da chi, fortunato collezionista(D’Attardi li ha addirittura raccolti in un libro) o semplice ammiratore, ha la possibilità di ritrovarli sulla propria strada o magari, chissà, in fondo ad un cassetto di un mobile retrò o della memoria più nascosta.

Ma altri momenti, altri oggetti sono già in mostra a sostituire questi ricordi.
E’ la musica che la fa da padrona da qualche giorno ed è il disco in vinile re di questa mostra, insieme al juke-box, ai manifesti, alle foto dei cantanti…

Ma questa è un’altra storia, altre emozioni, altri ricordi che stavolta ritornano sulle ali della musica.

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