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Aiamola, Aiamola

Ruggiscono i Leoni di pietra scolpiti dal Marvuglia sulla grande porta di accesso al Real Parco della Favorita di Palermo e sono guardiani e confidenti di antiche storie vissute nel corso di più di due secoli tra i suoi viali alberati, la sua riserva naturale e gli anfratti nascosti e che nascondono, alcove simulate di brevi amori consumati all’ombra di un pino o di un larice o in carrozza, prima, in automobile, poi, rifugio e protezione improvvisati a inattesi temporali od occhi indiscreti.

La Favorita è anche questo e i palermitani la vivono in tutto il suo essere che è comunque protettiva oasi verde e silenziosa di una città caotica preludio di fresco refrigerio estivo col suo incanto di mare cristallino dai colori che non lesinano sfumature che disegnano orizzonti-arcobaleni di azzurri, verdi e blu.

400 ettari di verde, uno dei più grandi parchi naturali d’Europa, la Favorita è la strada più bella da percorrere per arrivare a Mondello, propaggine marinara del capoluogo siciliano.
All’interno della tenuta, ricca di rara vegetazione e fauna pregiata, si trova la Palazzina Cinese, edificio costruito tra il 1798 e il 1802, dimora di Ferdinando IV di Borbone durante il suo forzato esilio a Palermo; progettata dall’architetto Veneziano Marvuglia che la realizzò secondo la moda neoclassica, è arricchita da originali ornamenti di gusto cinese per rispettare la Casina preesistente, base della nuova costruzione.

Un giardino di stile francese completa la regale dimora.
Accanto ha resistito all’incuria del tempo e dell’uomo Villa Valguarnera di Niscemi, nobile casa che mantiene ancora oggi originali arredi dell’epoca ed è adibita a sede di rappresentanza del Sindaco di Palermo.

Adiacente alla Palazzina Cinese, che conserva decori e affreschi del Velasquez, ha sede il Museo etno-antropologico intitolato - ne fu il primo artefice - allo studioso di tradizioni popolari siciliane, Giuseppe Pitrè.
Sul Parco della Favorita insiste pure il Museo dell’arte contadina, allocato nelle ex scuderie reali.

Viale Diana(nella mitologia greca era la dea della caccia) è il nome della strada che porta al borgo marinaro, a ricordo della tenuta di caccia appena attraversata, i cui confini si allungavano sino alle falde di Monte Pellegrino, promontorio “il più bello d’Europa” come lo definì Goethe, in seguito al suo viaggio e soggiorno in Sicilia dove arrivò, appunto, a bordo di una nave, in incognito, approdando al porto di Palermo.

Anch’esso riserva naturale, alto appena 606 metri, si alza a protezione della città, con la “Santuzza”, Rosalia, la Santa Patrona, e delimita da una parte il golfo di Mondello che va a chiudersi ai piedi di un piccolo promontorio – Capo Gallo – dopo avere attraversato per più di un chilometro e mezzo una falce di sabbia finissima battuta da languide onde marine, pronte ad ogni inalberarsi del vento a divenire marosi.

Il fianco opposto della montagna, quello lambito dal mare di scoglio dell’Addaura (altra località marina), riserba sorprese “preistoriche” con i suoi interessanti graffiti rupestri rinvenuti in alcune grotte e risalenti al Paleolitico.
In quella detta, appunto, “dell’Addaura”, 7 figure umane – di indecifrato significato – sono scolpite, anzi graffiate sulla roccia.

Ben diversa è la “Grotta dell’Olio”, dietro Capo Gallo, a cui si accede via mare e, poiché fa parte della riserva marina, soltanto a nuoto o in barca a remi, suggestiva caverna per un bagno in controluce all’ingresso dell’”antro” marino.
Uno stabilimento balneare risalente ai primi del ‘900, edificato su palafitte di cemento armato – vera avanguardia tecnologica dell’epoca – ancora oggi esistente e funzionante, arricchito da decori in stile Liberty, si affaccia con le sue terrazze e le sue cabine sulla spiaggia e sulla battigia, splendido tappeto dorato nelle notti di luna piena che inargenta il mare.

Il paese, incastonato alle pendici di Capo Gallo, in territorio un tempo paludoso e poi bonificato dal re borbonico che in un primo tempo ve ne proibì la caccia, fu borgata di pescatori e tonnaroti(dediti alla pesca del tonno, abbondante sino alla fine dell’800 – ne distribuivano in gran quantità a conventi e monasteri del capoluogo-) vantava una delle 7 tonnare che si snodavano lungo la costa palermitana.

Il 28 giugno scorso è stata aperta al pubblico dopo lungo restauro la torre circolare della tonnara di Mondello.
Data 1455 il suo primo impianto e lo scopo era quello di difendere le maestranze artigiane, le abitazioni dei pescatori, i magazzini, le imbarcazioni, le attrezzature e tutto quanto serviva alla “mattanza” (pesca del tonno con il metodo della “camera della morte”: si chiudevano i tonni attraverso le reti calate in mare precedentemente, in un quadrato costituito dalle barche e attraverso il quale non trovavano uscita. Lì venivano massacrati); i loro nemici erano i pirati che infestavano il mare antistante la costa e ciò avveniva fino ad oltre il 1800.

La torre è alta 13,50 metri e dalla terrazza in cima ci si affaccia sull’incantevole vista del borgo tutto, del porticciolo turistico, del golfo in un abbraccio a 360° che comprende il quotidiano stupore dello scorrere della vita della piccola comunità e di tutti i palermitani e turisti attratti in ogni stagione dalla magia di borgo marinaro, dai suoi viali alberati che costeggiano la spiaggia.

Il profumo di pesce cucinato alla brace in salsa d’aglio, olio d’oliva e origano, che si spande dalle cucine dei ristoranti che si affacciano su ogni strada, su ogni vicolo della borgata si confronta col profumo del mare che penetra le narici ad ogni sbattere di onda sui grandi massi della banchina e sulle fiancate delle barche alla fonda.

Il 15 agosto di ogni anno i pescatori e i marinai tutti del luogo, con grandi luminarie e fantastici fuochi pirotecnici che si riflettono, colorandolo, sul mare nero della notte, festeggiano la Madonnina della borgata per ingraziarsi, ancora una volta, la sua protezione. Ed è occasione per un bagno notturno da ricordare, per sentirsi parte del mare, sfidando il buio e la paura degli abissi che parecchi metri più in là si fanno predatori.

Mondello, quest’anno, per la 34esima volta, ha consacrato nel corso del premio letterario internazionale che porta il suo nome, l’ennesimo vincitore e la sua vocazione culturale.
Nel corso di questi lunghi 34 anni sono stati premiati scrittori dello spessore di Milan Kundera, Alberto Moravia, Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Christa Wolf e alcuni che hanno poi ricevuto il premio Nobel per la letteratura quali, Josef Brodskji, Doris Lessino, Gunter Grass, Octavio Paz, Josè Saramago.

Resta, comunque e per fortuna ancora in vita, la vocazione intimamente marinara degli abitanti di Mondello i cui pescatori, secondo la tradizione, ancora oggi accompagnano le loro battute di pesca, recitando i canti tipici, e sarà Aiamola, aiamola, aiamola che si potrà ascoltare dalle loro voci che misteriosamente lamenteranno la loro litania. Aiamola, aiamola, aiamola.

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