Viva V.E.R.D.I.
Sarà perché l’acrostico Viva V(ittorio)E(manuele)R(e)DI(talia) divenuto graffito dipinto per la prima volta sulle mura di Roma all’epoca di “Un ballo in maschera” e diffusosi rapidamente in tutto il paese è a tutt’oggi ritenuto simbolo del Risorgimento, che Giuseppe Verdi è il più amato compositore italiano.
E fu al contempo così popolare che la sua immagine si trovava sulle carte da mille lire della zecca di stato italiana - sino all’avvento dell’Euro – a riprova della sua appartenenza ai sentimenti nazionalistici della stragrande maggioranza del popolo. Il cigno di Busseto - come è stato ribattezzato – non rimase insensibile ai moti rivoluzionari del 1848 né alle lotte per l’unificazione dell’Italia, stanca dei domini e delle oppressioni che gravavano sul suo territorio.
Nelle pagine corali delle opere “Nabucco”, “I Lombardi alla prima crociata”, “Attila” e “Macbeth” è espresso il suo sincero amore patriottico e, pur non partecipando attivamente alla vita politica, anche se di radicate idee repubblicane, solo dopo l’incontro con Camillo Benso di Cavour aderì al progetto di unificazione dell’Italia, sotto la guida di casa Savoia.
Quando nel 1847 a Londra conobbe Giusepe Mazzini, dietro suo invito, compose un inno con i versi di Goffredo Mameli “Suona la tromba” e poco dopo scrisse “La battaglia di Legnano”, affidando a Federico Barbarossa il simbolo dell’oppressore, straniero, cacciato dagli italiani. In una lettera del 21 aprile 1848, indirizzata al suo amico Piave, si legge: ”L’ora della liberazione è arrivata, capacitatene. E’ il popolo che la desidera…Sì, …l’Italia sarà libera, sarà una Repubblica”.
Ma quando l’unità d’Italia si realizza, Verdi entra in Parlamento soltanto per cinque anni, dal 1861 al 1865 e ne uscirà con la convinzione di essere più utile al suo paese come artista che come deputato. Intanto, il 2 maggio 1860 Giuseppe Mazzini, in una lettera ai siciliani già in agitazione perché mal sopportavano i Borboni, scrive:”Garibaldi è vincolato ad accorrere”.
Da quel momento la figura dell’eroe dei due mondi reduce da una brillante campagna in Lombardia con i Cacciatori delle Alpi in cui a capo di un piccolo esercito di volontari aveva sconfitto un esercito regolare, diviene protagonista nella storia d’Italia. Già da dodici anni collaboratore si casa Savoia ma di certa fede repubblicana, era bene in sintonia con Mazzini il quale scriveva che “…non sin tratta più di repubblica o monarchia: si tratta dell’unità nazionale…d’essere o non essere”.
Quando la rivolta a Palermo capeggiata da Francesco Riso venne subito repressa, diede il via a una serie di insurrezioni e manifestazioni tra cui la marcia da Messina a Piana dei Greci tra il 10 e il 20 aprile 1860, guidata da Rosolino Pilo che non si risparmiava di annunciare a ogni persona incontrata che “…verrà Garibaldi”.
Dallo scoglio di Quarto, oggi quartiere di Genova, dopo che il giorno precedente Garibaldi aveva acquistato i due vapori “Piemonte” e “Lombardia” dall’armatore Rubattino, con atto stipulato a Torino dal notaio Gioacchino Vincenzo Baldioli, la sera del 5 maggio la spedizione si imbarcava con circa 1162 volontari e dopo una sosta a Talamone(il 7 maggio) e un’altra(il 9 maggio) a Porto Santo Stefano – intanto si erano ritirati 64 volontari per essere dirottati in Umbria e Marche e 9 mazziniani – all’alba dell’ 11 maggio il mare compreso tra Favignana e Marettimo, di fronte la costa occidentale siciliana, accolse le due imbarcazioni che, grazie alle informazioni di un locale pescatore sulla assenza della marina borbonica spostatasi verso Sciacca, poterono puntare verso Marsala.
Il 14 seguente si inoltrarono nel territorio dell’isola giungendo a Salemi dove Garibaldi dichiarò di assumere la dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele e a Calatafimi, il 15 maggio, i “Mille”, affiancati da 500 “picciotti”, si scontrarono per la prima volta con i circa 4.000 soldati borbonici. “Bixio, qui si fa l’Italia o si muore”, pare che fossero le parole con cui il generale rispose a Nino Bixio che pensava di ritirare le truppe dei volontari in evidente difficoltà.
Tra il 27 e il 30 dello stesso mese Palermo insorse e le “camicie rosse”giunsero attraversando il Ponte dell’Ammiraglio difeso da un intero battaglione. I Borboni furono pure sconfitti il 20 luglio a Milazzo e successivamente a Messina. La Sicilia era ormai libera. L’anno seguente, il 1861, fu proclamata l’unità d’Italia. “Qui in Sicilia – ha dichiarato Vittorio Sgarbi – abbiamo la fortuna di iniziare le celebrazioni con un anno di anticipo rispetto al resto del Paese…”
Infatti, l’11 maggio segna la data inaugurale dei festeggiamenti del centocinquantenario dell’unità d’Italia. Nello stesso giorno a Salemi il sindaco celebra l’anniversario con l’inaugurazione della mostra “Paesaggi d’Italia – Fotografie di Renato Bazzoni”. A cura di Vittorio Sgarbi in collaborazione con il FAI(Fondo Ambiente Italiano) e con la direzione di Giada Cantamessa . L’esposizione intende sottolineare l’intreccio tra una grande natura e una grande storia.
I paesaggi naturali rappresentano un patrimonio da difendere e da valorizzare. Saranno ospitate nel Castello di Salemi circa 150 opere fotografiche realizzate da Renato Bazzoni – fondatore insieme a Giulia Maria Mozzoni Crespi nel 1975 del FAI – durante gli anni della sua militanza per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico nazionale. Molto più numerose sono le manifestazioni organizzate dal Comune di Marsala, iniziate già ad aprile con proiezioni di film a tema risorgimentale con particolare rilievo al “Gattopardo” tratto dal libro di Tomasi di Lampedusa.
Indimenticato protagonista di una Sicilia in fieri da un clima prettamente aristocratico-borbonico ad uno popolare-borghese l’intramontabile figura di Don Fabrizio esprime compiutamente il senso di quel periodo storico: “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.
Non mancano nella rassegna rappresentazioni teatrali a tema, incontri con scrittori, convegni, manifestazioni sportive(alla Maratona dei Mille farà da testimonial Pietro Mennea, campione olimpico nel 1980), militari e celebrative. Domenica 9 il protagonista è il mare con una regata di flotta di vele latine, auriche, portoghesi e con la presentazione delle “lance pantesche” e del gozzo siracusano “Zaira”. Lunedì 10 altre regate, altre imbarcazioni ricorderanno lo storico sbarco; sarà, infine, protagonista “Mizar”, legno storico che compie cento anni.
Lo “schifazzo”, dal suggestivo nome di una stella, sarà oggetto di un salotto tecnico cui parteciperanno il suo fortunato armatore Patrizio Alagna Florio, il sindaco Renzo Carini, il professor Monteleone, studioso della storica imbarcazione e Elio Piazza, esperto di storia di Marsala. Martedì 11 una storica vettura ferroviaria “centoporte” percorrerà il tratto Calatafimi-Marsala con a bordo, da testimonial- l’attrice Margareth Madè, protagonista di “Baarìa”, il film di Giuseppe Tornatore, e subito dopo la simulazione dello sbarco vedrà l’arrivo della “Regata dei Mille”.
Sottolineerà la fondamentale e insostituibile impresa garibaldina che vide come grande protagonista la Sicilia e i Siciliani la presenza del Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che con una cerimonia solenne, deporrà una corona al porto. A Piazza della Repubblica 60 alunni per scuola disegneranno sul listone della Chiesa Madre una bandiera tricolore indossando magliette verdi, bianche e rosse.
Il cerimoniale presidenziale continuerà con una visita al Museo Garibaldino dove verrà proiettato un video prodotto dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Marsala, realizzato dagli alunni della scuola Mazzini con interviste sul tema “vivi l’Italia”, sotto la direzione di registi romani. Dal “Viva Verdi” di dichiarata natura monarchica a Giorgio Napolitano, espressione di due epoche diverse ma con un unico intento: l’Italia unica, repubblicana, indivisibile.