Frank Arciero, guerriero in battaglie d'ogni campo

Paso Robles - La cronistoria di Frank Arciero parte da Sant'Elia Fiumerapido a Sud di Roma. "Era l'anno 1939", racconta, "io avevo 14 anni, mio fratello Phil 10, 'stranieri' della lingua inglese, attraversammo l'Atlantico su un vecchio piroscafo stracarico di emigranti. Primo incontro con l'America: Detroit, nello stato del Michigan, dove io lavorai con piccone e pala mentre Phil entrò in una scuola serale..."

"Papà Giovanni, che aveva raggiunto l'America nel 1914, riuscì a scovarci 25 anni dopo, ma intanto eravamo emigrati in California, dove demmo vita ad un business di cemento e costruzioni (Arciero Brothers) che doveva divenire una delle più grandi imprese degli Stati Uniti".

Sin qui Frank Arciero che conosciamo e seguiamo da tempo per la sua tenace attività e desiderio di raggiungere mete spesso inimmaginabili. Appassionato della campagna, e dei suoi prodotti (olive da olio, uva per il vino) Frank ben presto decise di acquistare un bel tratto di terreno californiano nella ridente composizione di colline e splendide piane di Paso Robles, che rappresentava il grande sogno della famiglia divenuto realtà.

Fu nel 1983 che Frank iniziò a piantare uva scelta per una estensione di 900 acres di terreno calcareo con ottimo drenaggio, ed un clima perfetto. Arciero mise in atto alcune tecniche agricole specifiche per l'uva che, a più riprese, hanno prodotto vini premiati su scala nazionale, come lo Chardonnay, frutto di 135.000 piante. La varietà dei "vini Arciero" vanno dal Nebiolo al Brunello, prodotto con uva Sangiovese, allo Chenin Blanc, e poi Arpeggio, Zinfandel ed altri di diversa natura, che vengono "saggiati" da centinaia di turisti che si avvicendano nel lussuoso, moderno palazzo raffigurante l'Abbazia di Montecassino, cara alla memoria di Frank.

A 82 anni Frank Arciero resta il guerriero capace di sostenere battaglie di ogni sorta. Al suo fianco sono il fratello Phil, che si avvale della collaborazione del figlio Phil Jr e della figlia Karen Bouslog nella direzione dell'impresa di costruzioni.

Inveterato sportivo Phil ha girato il mondo in cerca di "cacce grosse". In un ampio salone della sua villa, conserva teste di elefanti, leoni, cervi, ed anche di un orso. Al marketing pensano Frank Jr. (Butch) e la consorte Betty. Ma come il padre Butch ha il pallino delle corse. Infatti, esperto Off Road racer, ha vinto numerose gare nel deserto, dopo aver conquistato il titolo di "Rookie of the year".

E nonno Frank? "Egli crede", dice Albert, secondogenito degli Arciero, "che se continua a lavorare, vivrˆ per sempre. Non conosce soste, nessun lavoro appare impossibile nel suo calendario, e un anno dovrebbe avere 660 giorni".

I suoi lo accusano spesso di caparbietà ma Frank immancabilmente risponde: "Quando un uomo ha successo, l'accusano sempre di qualcosa. Ma, senza ambizione e tenacia, non c'è successo".

Fatto si è che Frank Arciero è stato ed è il "padrino-padron" anche di tanti piloti di classe che portano il nome di Dan Gurney, Parnelli Jones, Jim Clark, Phil Hill, Michael Andretti, Geoff Brabham, Bob e Al Unser, Cristiano da Matta, Max Papis, Fabrizio Barbazza e tanti altri che hanno guidato le sue magnifiche macchine da corsa. A proposito di Barbazza, si ricorda che il monzese nel 1987 venne in America, sconosciuto, ma, "sotto il mio torchio", afferma Frank, "divenne un pilota acclamato".

Aveva conosciuto Mario Andretti a Trenton, quando Mario guidava, pur di correre, tutto ciò che aveva quattro ruote ed in fretta diventammo amici. Eravamo negli anni 60, e Frank Arciero, anch'egli col pallino delle corse, iscrisse una Maserati alla famosa 500 miglia di Indianapolis, affidandola al pilota Shorty Templeton, il quale dopo metà corsa si fermò col motore arrostito...

Ma Arciero non si fermò qui. Con Barbazza ottenne anche il terzo posto a Indy dopo una corsa entusiasmante. Insomma il palmares di questo instancabile "operaio" rimane invidiato anche dai più eccelsi piloti e patron di macchine e teams.

Ora che l'industria lo ha frenato eliminandolo quasi dalle piste, "don Franco", come lo chiamano gli addetti ai vigneti, trascorre il tempo di circa un'ora guidando una fiammante Testarossa, che lo porta dagli uffici centrali, nelle adiacenze di Los Angeles, a Paso Roble, una zona un tempo senza anime, oggi ridente cittadina ricca di palazzine già piene di amanti della natura e libertà.

Ma come vanno le medie stradali? "I "police" mi conoscono, mi salutano e assaggiano spesso il Sangiovese", risponde con un certo orgoglio.

Frank ha un solo debole, confessato e confessabile: la tavola... e sulla tavola, la pasta... e, fra la pasta, le tagliatelle. Purchè al ragù, annaffiate, ovviamente, dal buon Nebiolo della "Vineria Arciero".

Che fenomeno questo oriundo di Sant'Elia Fiumerapido!

Lino Manocchia - News ITALIA PRESS

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