Vulcani, che rischio
Quello di Stromboli, nell’arcipelago delle Eolie, è il vulcano che desta attualmente minori preoccupazioni. Viene continuamente monitorato dopo l’eruzione capitata otto anni fa: evacuazioni, colate laviche, giorni di grande preoccupazione.
E’ alto come l’Etna ma è il vulcano più controllato d’Europa. Il Vesuvio, invece, è come se sonnecchiasse: vive una fase di quiescenza dopo l’ultima eruzione, avvenuta nel ’44, documentata dal bianco e nero dei cinegiornali americani. La guerra stava finendo ma il Vesuvio, incurante delle macerie e della povertà, generò comunque fontane di lava altissime.
Il bilancio di allora? Ventisei persone uccise dalla pioggia di ceneri. In mezzo al Mediterraneo, soprattutto nel cuore d’Italia, il pericolo è dietro l’angolo. Da qualche settimana i migliori scienziati dell’Osservatorio Vesuviano, dell’Università Federico II di Napoli, oltre ad esperti della Protezione Civile hanno intensificato i monitoraggi, le ricerche, le possibili evoluzioni.
Nessun allarmismo, solo prevenzione. La frase del Capo della Protezione Civile, Bertolaso (“Il vulcano di Ischia è come se avesse un colpo in canna”) ha però lasciato una strascico. Sull’isola davanti a Napoli, infatti, prenotazioni turistiche a picco del 30% già dalla primavera: il rischio era che una affermazione del genere potesse oltremodo allontanare i gitanti. E’ insorto il sindaco, Bertolaso ha corretto leggermente il tiro ma la sensazione è che tra il Vesuvio e il Monte Epomeo (ultima eruzione registrata nel 1300 ma magma in crescita) la situazione idrogeologica campana stia gradualmente peggiorando, con tutto ciò che ne consegue, soprattutto, per la predisposizione dei correlati piani di emergenza.
Eccola, allora, la situazione complessiva dei vulcani napoletani: se il Vesuvio dovesse risvegliarsi anche il capoluogo sarebbe interessato dalle colate laviche. Nella cosiddetta “fascia rossa”, alle falde del vulcano, pullulano diciotto comuni per complessivi settecentomila abitanti.
Costanti esplosioni genererebbero colonne di fumo e lapilli fino a venti chilometri. La loro caduta si sposterebbe a sud, fino a Salerno, risalendo pure fino al Basso Lazio. Una eventuale, nuova eruzione – hanno immaginato gli scienziati – verrebbe preceduta da terremoti paragonabili a quello che ha colpito un anno fa L’Aquila.
Dal sisma all’eruzione del Vesuvio ci sarebbero appena tre-quattro giorni per evacuare tutti gli abitanti. Insomma, una catastrofe in casa. Ma la famigerata legge promulgata dalla Regione Campania, finalizzata alla delocalizzazione degli abitanti dell’area vesuviana a rischio? Si è risolta all’italiana, in un imbroglio o quasi: molti, con i soldi pubblici, si sono costruiti una casa in un posto sicuro, affittando quelle situate nella “zona rossa”.
Italia, paese ortograficamente pericoloso se è vero che presto prenderà il via il monitoraggio dei tredici vulcani sommersi, tra il Tirreno e il Canale di Sicilia. Per adesso è però quello di Ischia che procura maggiori preoccupazioni.