Vita da recluso
Nella vita civile, lui, potentissimo Presidente della Regione Siciliana, era chiamato “Totò vasa vasa” (bacia bacia, nell’idioma dell’isola) per etichettare la sua abitudine di baciare su entrambe le guance i propri interlocutori. Salvatore Cuffaro, classe ’58, nato a Raffadali: politico, ex-plenipotenziario della Democrazia Cristiana, prima, dell’Udc di Casini, poi, laureato in medicina e chirurgia. Soprattutto uno degli uomini più in vista dell’intera Sicilia. Da venti giorni, Totò Cuffaro occupa una cella del carcere di Rebibbia, a Roma.
E’ stato condannato a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Conclusi i tre gradi di giudizio: non c’era più altra scelta, ormai, che quella di costituirsi (come ha fatto), rispettando la sentenza. E così Don Totò ha prima occupato una cella singola (senza doccia e con i servizi igienici in vista) del carcere, passando il tempo a scrivere e a leggere libri. Poi, dopo un paio di settimane, giusto il tempo per abituarsi all’idea che i prossimi sette anni della sua vita si dipaneranno dietro le sbarre, ecco lo spostamento in una cella da quattro, sempre all’interno di Rebibbia.
Deve essere terribile per ogni uomo – soprattutto per chi ha rivestito per anni cariche pubbliche, conducendo una vita agiata, rispettato e forse anche invidiato – ritrovarsi in uno spazio di tre metri per quattro, dividendo i tempi di una comune giornata con un detenuto condannato per duplice omicidio e un altro finito in carcere per truffa. Sono loro, infatti, due dei nuovi compagni di cella di Cuffaro, ex-numero uno del Parlamento dell’isola dal 2001 al 2008, ex-Senatore della Repubblica, finito in carcere per una storia di mafia, dunque non proprio per un reato di piccolo cabotaggio.
Don Totò, con spirito cristiano, dopo aver ricevuto la visita in carcere di vecchi amici come Calogero Mannino, il vicecapogruppo del Pdl in Senato, Quagliarello, il Sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi (la figlia di Bettino) ha preso carta e penna, rappresentando una serie di richieste al Direttore del penitenziario. Cuffaro, infatti, ha chiesto di iscriversi ad un corso speciale di laurea in Giurisprudenza (“così posso tenere la mente impegnata”), di poter curare l’orto del carcere e di lavorare in biblioteca o in infermeria.
A Rebibbia hanno preso tempo ma la sensazione è che presto Cuffaro, per via del suo passato, avrà una cella singola. Intanto, in queste prime settimane di detenzione, Don Totò è uscito regolarmente in cortile, usufruendo della classica ora d’aria al mattino e al pomeriggio. Ha provato a dormire, mangiando regolarmente, ricordando magari i cannoli siciliani che amava divorare a Palermo o nella residenza romana, la vista su piazza della Minerva e sul Pantheon. Dovrà aspettare qualche anno per iniziare a godere di qualche beneficio. Tornerà libero tra sette anni, quando – ne avrà sessanta – dovrà scegliere come vivere il resto della propria vita.