VIOLENZA E SANGUE E SPARI A NAPOLI

Quasi ottanta morti dall’inizio dell’anno. Senza contare la guerra tra bande, i ferimenti, le aggressioni, le rapine in tabaccherie, negozi, banche o uffici postali. Ci hanno rimesso anche i turisti che si avventurano per i vicoli ma pure quelli che, placidamente, passeggiano sul Lungomare Caracciolo, il sapore del mare ad un sospiro, o in Piazza Plebiscito.

Napoli scoppia, brulicando di violenza recondita. Ragazzini di tredici anni ingaggiati dalla criminalità per rapine di ogni tipo: strappano orologi costosi dai polsi degli automobilisti, ai semafori della città. Rapinano portafogli, borse, persino i cappotti. Una fame di ogni cosa che possa lenire quel disagio diffuso: sentirsi abbandonati perché il lavoro onesto (da anni) non c’è e fare soldi legandosi ai boss della malavita risulta più facile, meno complicato, garantendo liquidità immediata ma anche purtroppo un (inevitabile) conto con la giustizia.

Non c’è Tg, ormai, che, a qualsiasi ora, non riversi notizie di violenza: Napoli non merita l’etichetta di città impossibile. È solo una città in manifesto stato di difficoltà. Un negozio su tre paga "il pizzo": racket, usura, prostituzione: i giri malavitosi sono quelli. Poi ci sono le faide tra i gruppi (ventuno) della Camorra che si fronteggiano – a suon di colpi di fucile – anche nei paesi dell’hinterland. La faida è un mezzo atroce e tribale per spezzare vite inermi, ragazzi e ragazze giovanissime, colpevoli solo di avere la stessa genealogia di un bandito appartenente alla loro stessa famiglia, al quale, magari, mai hanno rivolto parola.
Insorge Napolitano, che a Napoli è nato, ha studiato ed è solito trascorrere un periodo di vacanze.

Insorgono i politici (tanti) che a Napoli sono cresciuti. Invoca il ribaltone, il ritorno alla normalità, la pletora di intellettuali che – al pari di tanta gente onesta – sogna il ripristino delle legalità. Mille poliziotti in più, ha inviato Prodi, ad inizio della scorsa settimana: avranno il compito di difendere e presidiare il territorio. La sensazione è che la china abbia preso una piega così nefasta che neppure l’incremento delle forze dell’Ordine possa riportare la quiete. Si spara ad ogni ora del giorno, figuriamoci nella notte.

L’altro giorno un tabaccaio ha ucciso il rapinatore che era entrato nel suo negozio, cercando l’incasso. Temeva ritorsioni dalla famiglia dell’ucciso: ha chiuso temporaneamente l’attività.

Vengono colpite famiglie e persone oneste: così si uccide la Napoli operosa. È il disagio sociale, la mancanza di lavoro che alimenta il bacino della criminalità: facile assoldare killer e rapinatori giovanissimi, attratti dal miraggio dei soldi facili. Un macigno in più sulla strada di Prodi: la situazione esplosiva di Napoli, ogni giorno, guadagna le copertine.

Intervenire, d’accordo, ma come? Scartato l’invio dell’Esercito. Napoli chiede aiuto, stanca dei ricatti e del sangue che scorre nelle proprie strade.

Giorgio Bicocchi

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