Un grande amore
Era oggettivamente difficile pensarli separati, lui, Raimondo Vianello, spentosi nell’aprile scorso, lei, Sandra Mondaini, addormentatasi per sempre dieci giorni fa. Un amore grande, intenso, durato oltre cinquant’anni. Assieme in palcoscenico, davanti alla tv, a casa, in vacanza. Compagni, complici di battute scherzose, mai volgari, nella miriade di spettacoli, fiction, sit-com che avevano confezionato in mezzo secolo di successi. O meglio di trionfi, perché assistere a loro programmi era come ospitare nel salotto di casa due vecchi amici. Una delle coppie più brillanti ed intelligenti dello spettacolo italiano.
Ridevano tantissimo, sulla scena e nella vita. Non avevano avuto la fortuna di avere figli ma questo mai era diventato un cruccio, perlomeno apparente. Si prendevano in giro, come solo le persone intelligenti – al di sopra della media – sapevano fare. Era questo approccio che li poneva già in una posizione di vantaggio. Si erano incontrati nel lontanissimo 1958. Lei, bionda, minuta, carina, era una soubrette di Macario. Lui, Raimondo, quattro anni più tardi, in un tavolo in cui c’era Gino Bramieri e una immancabile cotoletta, le chiese se voleva sposarlo.
Sandra – abituata alle battute e agli scherzi di quel ragazzo alto, biondo, che sembrava un lord inglese, una laurea ottenuta in Legge ma mai sfruttata, complice quella predilezione verso gli sketch e la vita dello spettacolo – ci mise un po’ per intuire che stavolta non erano sul palcoscenico, saliti lassù per cercare di far sorridere la gente. Nata nel ’31, Sandra, il padre pittore. Con il marito, in scena, litigavano sempre. E potevano andare avanti per ore, pungendosi, pure senza un copione scritto, battute su battute.
Due autentici fuoriclasse, uniti – lontano dalle luci dello spettacolo – da un rispetto e da una complicità senza eguali in tante coppie moderne. Il primo trionfo? Con “Canzonissima”, nel ’61. In tv portano essenzialmente loro stessi, le loro ansie, debolezze, aspirazioni. E’ per questo che piaceranno alla gente, nella tv pubblica come nei networks privati. Quando Sandra interpreta “Sbirulino”, entra pure nei cuori dei più piccoli. Così uniti, apprezzati, che decidono quasi di ammalarsi assieme, fornendo il loro contributo per la ricerca sul cancro.
“Casa Vianello”, dall’88 al 2007, è forse il loro capolavoro. Lei gioca a fare la casalinga annoiata, lui il marito pantofolaio, continuamente ipnotizzato dalle partite di pallone e magari da belle signore vicine di casa. Ridevano, in primo luogo, di loro stessi e poi delle miserie della vita. Quando lei comunicò che era afflitta da vasculite, una rara malattia dei vasi sanguigni che non le consentiva di camminare, fu indirettamente l’inizio della fine anche per Raimondo.
Lui morì ad aprile, lei ha praticamente smesso di vivere il giorno del suo funerale. Straziata dalla malattia e dal dolore, si è praticamente lasciata morire, preferendo raggiungere il marito piuttosto che vegetare in un mondo in cui non aveva più nulla.