Tutti
contro tutti, e la politica si trova nel caos
Non c’è giorno che a sinistra e a destra non si polemizzi
aspramente. Non gli uni contrapposti agli altri, come sarebbe naturale
in un confronto dialettico democratico e di continue, comuni riflessioni.
Arrivano, al contrario, deflagrazioni roboanti di guerre intestine.
Bertinotti,
non uno qualunque, aveva definito due settimane fa come finita l’esperienza
di governo dell’Unione. Prodi, ovvio, non aveva gradito, ricordando
come – dieci anni fa – fu il dietrofront dell’allora
segretario di Rifondazione Comunista a far cadere il Governo da lui
presieduto. Si infiamma la sinistra estrema, quella che per Berlusconi
ha sempre tirato per la giacca Prodi, con le sue rivendicazioni antiche.
Si mettono assieme Mussi, Pecoraro Scanio, Diliberto e Giordano fondando
e sancendo l’esordio di una nuova formazione, la Sinistra dell’Arcobaleno.
Nello
stesso governo-Prodi qualcuno storce la bocca davanti agli incontri
che il neo-leader del Partito Democratico, Veltroni, materializza con
i rappresentanti del centro-destra, la riforma della legge elettorale
primo puntello per l’eventuale, prossimo ritorno alle urne. Veltroni
non possiede il mandato necessario della coalizione di centro-sinistra
per meeting e incontri: ecco l’obiezione, feroce, che l’attuale
sindaco di Roma, da qualche giorno, registra dal suo stesso fronte.
Mastella minaccia un giorno sì e l’altro pure l’uscita
dell’Udeur dal Governo.
Come
Di Pietro, che stenta a comprendere le scelte della Finanziaria. Dini,
ex-Presidente del Consiglio, punta il dito contro Prodi, di cui dovrebbe
essere alleato: obiettivo alcuni emendamenti della Finanziaria, l’asserita
crescita zero del prodotto-Italia, la mancata risoluzione di problemi
antichi come l’eccessiva pressione fiscale, il lavoro sicuro che
non c’è, la moltitudine di precari che inseguono una vita
normale.
A
destra stesso copione, come se il destino attuale del Paese fosse in
mano alla schizofrenia. L’idea del partito unico, annunciata a
Piazza San Babila, a Milano, da Berlusconi? Abiurata dagli alleati,
in modo clamoroso, tanto che il Cavaliere ora medita di correre da solo,
lui al timone di Forza Italia, senza compagni coi quali dividere il
peso della coalizione e la speranza di disarcionare Prodi.
Contro
Berlusconi sono insorti Fini, Casini, Bossi, ovvero ciò che restava
dell’allora Casa della Libertà. La Lega, davanti all’idea
di un partito unico che condensasse aspirazioni e ideali, aveva da tempo
alzato bandiera bianca, non rispecchiandosi nel progetto. Idem Alleanza
Nazionale e Udc, stanche di essere identificate – qualora la fusione
si fosse verificata – solo e soltanto nella figura di Berlusconi.
Storace,
ex-Ministro della Salute, intanto autografa lo scisma da Fini, creando
una nuova forza di destra. Polemiche, provocazioni, astio e veleno:
Poli squassati dai venti interni di rivolta. Intanto il Paese non decolla,
messo in ginocchio pure dalla serrata degli autotrasportatori, ennesima
spia di una pace sociale che non c’è.