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Trionfo leghista

Più che la riscossa del Governo – che ha colorato di centrodestra regioni importanti come Lazio, Piemonte, Calabria, Campania, prima di questa tornata elettorale nelle mani di amministratori della sinistra – è la prorompente ascesa della Lega il fenomeno su cui riflettere. Un successo di grandissimo spessore delle camicie verdi: due governatori (Cota e Zaia) sullo scranno più alto di Piemonte e Veneto, soprattutto dati e numeri imponenti.

La Lega colora con i suoi vessilli gran parte (ma non solo, ecco la novità) del Nord Italia: Bossi quasi raddoppia in Piemonte, passando dall’otto e mezzo al sedici per cento. Idem in Lombardia, dove l’asticella dei consensi sale dal quindici a oltre il ventisette per cento, roba da urlo. Raddoppia anche in Liguria, fino a qualche anno fa riserva quasi esclusiva della sinistra. Non è finita: la Lega fa breccia in una regione tradizionalmente rossa come l’Emilia, attestandosi su un soddisfacente quattordici per cento.

Stessa cadenza anche in Marche e Toscana (sei per cento) mentre in Umbria il suo peso specifico, adesso, in archivio i riflessi delle elezioni amministrative, è persino superiore a quello dell’Udc di Casini. Per non parlare, ovviamente, del Veneto, strappato dal Ministro delle Politiche Agricole, Zaia, al forzista Galan: in questa regione la prima Liga Veneta era riuscita a farsi largo spedendo un deputato e un senatore a Roma nel lontanissimo ’83, figurarsi.

Numeri che, confrontati con quelli attuali, maturati dopo questa entusiastica tornata, sono ingialliti e senz’anima. Un veneto su tre, stavolta, ha sbarrato sulla scheda il simbolo leghista, Popolo della Libertà (ex Forza Italia e Alleanza Nazionale) staccato di oltre dieci punti. Zaia arriva ad un siderale sessanta per cento di preferenze complessive, festeggiando con i compagni di partito a base di pancetta, salame, mezzo quintale di braciole, una festa culinaria senza precedenti. Voglia di Lega, insomma, su e giù per lo Stivale, tanto che Umberto Bossi, prima di ritirarsi nell’amata Pontida per le festività pasquali, ha già annunciato che vorrebbe essere proprio lui il successore di Letizia Moratti come Sindaco di Milano, un leghista in uno dei Comuni italiani più rappresentativi.

Federalismo fiscale, primo, condiviso provvedimento da adottare in Piemonte e Veneto, una sorta di regioni-laboratorio per le velleità di governo (autonomo) della Lega. A Torino Cota, sposato ad un giudice di Alessandria, spodesta la Bresso, candidata del centro-sinistra in una regione comunque dominata dalla Fiat e dalle famiglie dei propri operai. E’ stata una sorpresa, la sua elezione, conoscendo il passato sindacale della città e della regione, la Lega che sbaraglia il campo e pressa Berlusconi col tenore delle sue richieste.

Dopo il boom, anche Fini (sorpreso dall’entità del trionfo), ha rilanciato l’idea di un patto (rinnovato) con Berlusconi e Bossi. Questa Lega aggressiva e vincente spaventa adesso gli stessi compagni di Governo.

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