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Tangenti rosse

Altre cannonate verso Veltroni. Indagini su tangenti rosse, cospicue mazzette elargite da imprenditori senza scrupoli ad amministratori del Partito Democratico per turbative d’asta, l’obiettivo di mettere le mani su appalti milionari.

Veltroni si indigna, rilancia la questione morale mentre la maggioranza – davanti al fiorire di indagini giudiziarie su gran parte dello Stivale – cavalca l’onda. Più che un’onda anomala sembra una piena, simile a quella che, nei giorni scorsi, ha tenuto i Romani col fiato sospeso, affacciandosi agli argini del Tevere, sotto il fiume che si ingrossava pericolosamente per via di continue, piogge torrenziali. Sciolto dopo le feste – così ha deciso il Ministro degli Interni, Maroni – il Consiglio Comunale di Pescara.

Il sindaco (o meglio ex), coordinatore del Partito Democratico per l’Abruzzo, accusato di viaggiare gratis, in aereo e macchina, omaggiato da uno degli imprenditori facenti parte della griglia eletta che ha salvato l’Alitalia.

Il sindaco di Napoli, Jervolino, barcolla ma non molla nonostante la Giunta partenopea sia stata falcidiata da arresti e rimozioni per appalti truccati. Stessa situazione a Firenze, anche qui governata da amministratori del Partito Democratico. Ritorna l’immagine di una Italia corrotta e corruttibile, simile a quella affrescata dagli intrallazzi e dalle tresche miliardarie (all’epoca) di Tangentopoli, inizio anni Novanta.

Un tornado, quello, che alterò gradualmente il quadro politico, contribuendo al tramonto di Partiti storici come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. Illeciti continui: il quadro che emerge dalle decine di indagini giudiziarie in corso colora una Italia malata, in cui gli appalti pubblici – e le procedure per le correlate assegnazioni – travisano connessioni, malaffare, soldi e mazzette.

Veltroni insorge mentre i suoi avversari lo attaccano: il Partito Democratico – almeno questi erano i presupposti - avrebbe dovuto combattere la corruzione, esaltando la trasparenza degli amministratori e dei politici. Non è così, almeno finora: radiografia impietosa, il Partito squassato dal retaggio di interrogatori e pubblicazioni di intercettazioni. Arresti, sospetti, tangenti, favori.

Il principio costituzionale è noto: tutti innocenti, almeno fino al terzo grado di giudizio. Ma per adesso emergono e vengono rese note prove documentali che sembrerebbero non lasciare adito a dubbi. I magistrati colpiscono e mettono all’angolo i Palazzi della sinistra. Abruzzo, Basilicata, Campania, Toscana: i Veltroni’s boys annaspano, inseguiti da toghe scatenate.

La sconfitta (cocente) patita nella tornata elettorale in Abruzzo (dove il Pd ha re­gistrato una ampia crescita di Di Pietro) ha acuito il dibattito interno, Veltroni chiamato a scuotere le coscienze. Serve una inversione di rotta: optando per dirigenti (prima) e amministratori (poi) immacolati, col certificato penale immune da impicci.

Insomma, la base della sinistra del Pd reclama un ribaltone. Ecco perché sotto l’albero di Natale Veltroni ha trovato mille problemi.

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