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Susanna, lady CGIL

La risposta operaia alla Confindustria di Emma Marcegaglia: la CGIL, il più grande sindacato italiano dei lavoratori, sarà d’ora in poi rappresentato da Susanna Camusso, subentrata, dopo otto anni di mandato, al segretario uscente Epifani. Donne al timone: l’evento rallegra, colmando parzialmente il divario atavico che l’Italia registra, in tali contesti, col resto del mondo. Il Brasile ha appena eletto una donna, Dilma Youssef, presidente del paese.

Gli Usa vantano Hillary Clinton come Segretario di Stato. In Germania c’è la Merkel, in Finlandia il presidente porta la gonna. Alle nostre latitudini permangono sempre ingiustificate perplessità nell’esaminare candidature femminili per posti di prestigio: una brutta abitudine italiana, in netto contrasto, ormai, con quanto accade oltreconfine. Eletta perché la CGIL non è riuscita a scovare tra i propri iscritti un leader più giovane, che potesse colmare il vuoto lasciato dalla personalità di Epifani.

Qualche maligno ha partorito simili obiezioni: effettivamente Susanna Samusso (che ha 55 anni) sarà il più anziano segretario generale dopo Bruno Trentin. Sarà, però, soprattutto la prima donna alla guida di una associazione maschile per definizione. Ed è questa connotazione, forse, per l’importanza strategica e storica che riveste, che dovrebbe prevalere su altre, sterili riflessioni. Femminista convinta, Camusso è cresciuta all’interno di una famiglia della buona borghesia milanese. Quattro sorelle, un padre socialista, direttore editoriale della Mondadori.

Un passato doloroso per un buon segmento della sua famiglia, che ha vissuto sulla propria pelle gli obbrobri dei campi di concentramento nazisti. Susanna – lo ha ricordato nelle numerose interviste rilasciate all’indomani della sua elezione a nuova leader della CGIL – è cresciuta con l’intima consapevolezza che nella vita “nessuno ti regala niente, bisogna camminare sulle proprie gambe, studiare, guadagnandosi un lavoro onesto”. Forte di tali certezze, se ne andò presto da casa, addosso quella smi- surata voglia di crescere, affrancarsi. Il suo impegno come sindacalista inizia molto presto, ad appena vent’anni.

Si iscrive alla facoltà universitaria di Archeologia ma non completa il percorso. Viene affascinata dalla lotta operaia, dal senso delle rivendicazioni degli operai, i sei milioni di iscritti alla CGIL che, d’ora in poi, rappresenterà. Trentacinque anni da militante convinta, mai strizzando l’occhio all’ideologia comunista, peraltro, un segno distintivo e ben marcato rispetto ai leader passati del sindacato. Ha una figlia, Alice, oggi ventiquattrenne, che sovente, in estate, abbandona per coronare il suo hobby prediletto, la vela, soggiornando nella locale scuola di Glenans, in Bretagna. Un passatempo degli anni da ragazza? Costruire modellini di velieri. D’ora in poi condenserà gli umori del sindacato, in un periodo economico durissimo in cui le tutele del lavoro, gradualmente, rischiano di evaporare.

 

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