Strade killer
Non c’è affatto da andarne fieri: Roma registra un primato negativo. È la prima città d’Europa in cui i pedoni muoiono: nell’ultimo anno sessantacinque decessi e quasi duemiladuecento feriti. Fatta una debita proporzione: più del triplo rispetto a Milano. La situazione nella altre grandi città italiane? Napoli e Palermo ne contano rispettivamente quattordici e tredici. I capoluoghi più sicuri? Bari e Verona: addirittura nessuna vittima tra i pedoni. Perché proprio loro, obietterete? Semplicemente perché il numero di vittime di chi va a piedi, in città, è la spia per eccellenza della condizione delle strade, della segnaletica stradale, della gestione del traffico. Chiamateli evidenziatori: si usano queste statistiche per fotografare quale è il livello di sicurezza sulle arterie, dalle più battute a quelle di periferia.
Non solo pedoni a rischio, Roma possiede un altro malinconico record. Per carità, la città, lo sapete, è bellissima, la gente cordiale, la temperatura mite: per un turista è davvero il massimo trascorrervi una settimana. Ma vivendo all’interno dei sette colli le preoccupazioni aumentano: Roma, infatti, è la città con il più alto numero di incidenti di scooter e moto. Solo dentro la cinta urbana avvengono l’80% degli incidenti mortali. La dinamica? La velocità, certo.
La segnaletica stradale talvolta carente. Lo stato della strade, spesso solcate – soprattutto dopo violenti temporali – da buche traditrici. Ma anche (e qui la responsabilità è di coloro che salgono sui mezzi a due ruote) caschi vietati, non in regola, sovente non allacciati o di scarsa qualità. Purtroppo le statistiche, in questi contesti, parlano chiaro: la scatola cranica dell’uomo è in grado di resistere mediamente ad urti fino a 10 km all’ora. Appena oltre la soglia il pericolo di vita è costante: ecco spiegato perché in città avvengono più dell’80% degli incidenti mortali. Basta un tamponamento, una caduta generata da un urto improvviso, un casco allacciato in fretta e la tragedia si compie.
Senza contare le centinaia di centauri che perdono conoscenza o ai quali vengono amputati gli arti.
Già, perché anche nella situazione del mondo delle due ruote Roma è in uno spaventoso deficit. In città, negli ultimi anni, sono in costante aumento gli incidenti che vedono protagonisti moto e motorini. Soprattutto quest’ultimo è il mezzo più usato dai minorenni o da coloro che, vent’anni o poco più, attraversano Roma per raggiungere i luoghi di un primo lavoro oppure l’Università.
In un panorama del genere pleonastico che anche i ciclisti corrano seri pericoli per la loro incolumità. A Roma ne muore uno a settimana: una volta per un malore, un’altra perché investito. Anche questa è la percentuale più alta d’Europa: un segno, evidentemente, di scarsissima affezione al mezzo più ecologico per eccellenza. Dalla Francia in sù, ad esempio, la bici è compagna giornaliera di tanti cittadini. Da noi, invece, esistono strade killer, se è vero che ben trentacinque pedoni ogni centomila abitanti ogni anno finiscono sotto le ruote di un veicolo.