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Spogli pazzo per la pizza

Un forno a legna nel patio della lussuosa residenza dell’Ambasciatore Usa in Italia. L’ha fatto costruire Ronald Spogli, il plenipotenziario a Roma del Presidente George Bush, all’interno di Villa Taverna, a viale Rossini, la collina nobile dei Parioli ad ingentilire il paesaggio. Una casetta in mattoni, capace di sprigionare al suo interno una temperatura di 400 gradi, per preparare quindici, fragranti tipi di pizza.

Onore all’italian-food per eccellenza, allora, amato da Bill Clinton e da diversi candidati alla Casa Bianca. Spogli ha presentato il forno ad una trentina di giornalisti statunitensi, puntualmente riuniti nel giardino di Villa Taverna. Lui come Silvio Berlusconi che già aveva inaugurato, a Villa Certosa, in Sardegna, un forno per confezionare decine di tipi di pizza.

Non è il primo, Spogli, ad essere infatuato dal culto della pizza, il cibo italiano oggettivamente più famoso al mondo: più della pasta, dei maccheroni o degli spaghetti. Ne erano rimasti affascinati storici, navigatori: qualcuno, nella ricostruzione della nascita della pizza, arrivò a ipotizzare che persino Enea, il fondatore di Roma, era solito, nella notte dei tempi, cuocere e mangiarne il primo prototipo.

Spogli – hanno confessato i suoi amici italiani più cari – era rimasto negativamente colpito, una volta nominato ambasciatore a Roma, dal fatto di non trovare già operativo, all’interno della propria residenza, un forno per la pizza. Non poteva certo reclamare da Condoleeza Rice – come prime esigenze dell’ambasciata, appena insediato – i fondi necessari per dotare di un forno la lussuosa residenza di Villa Taverna.

E allora ha aguzzato l’ingegno, chiedendo una donazione a qualche sponsor privato per finanziare il progetto: un forno capace di confezionare una moltitudine di pizze, laboriose o meno, dalla semplice ma gustosa “margherita” (dedicata dai pizzaioli napoletani dell’Ottocento proprio a Margherita di Savoia che ne divorava in quantità industriale) a quella con sedano e gorgonzola. Da quella con le melanzane, più cotta, o quella alta, nel pieno stile partenopeo.

Un festival di sapori, di esaltazione – se volete – del “made in Italy” perché la pizza resta pur sempre una fiorente forma di investimento se è vero che Forbes elesse l’imprenditore nord-americano Monagham nella griglia dei 100 uomini più ricchi al mondo proprio grazie al servizio del trasporto a domicilio.

Spogli ha confessato la sua debolezza culinaria e il suo grande auspicio: riunire attorno ad un fumante trancio di pizza imprenditori, politici, diplomatici. Uno strumento per comunicare col mondo esterno, magari familiarizzare. Una forma pure psicologica: mangiare la pizza piace a tutti e così pure gli angoli di discussioni importanti, addentando un trancio colorato, si potrebbero smussare. Naturale che anche la presentazione alla stampa del nuovo forno – all’interno di Villa Taverna – sia poi stata seguita da un pranzo composto da diversi tipi di pizza, la magia a cui Ronald Spogli non può fare più a meno.

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