Spiagge, affari in calo
Quale romano non ha mai vissuto, da piccolo, da adolescente, da fidanzato o da padre di famiglia, una giornata così? Sveglia alle sette e mezzo, preparazione dello zainetto per la spiaggia. All’interno un asciugamano, due ciabatte, un paio di costumi. Magari racchettoni, un pallone per giocare dentro l’acqua, facendo il bagno. Automobile, moto (ma pure il vecchio trenino che dalla stazione Piramide conduceva ad Ostia riscuoteva consensi, soprattutto se non si aveva l’età per avere qualsiasi tipo di patente) orientate sulla Cristoforo Colombo, l’arteria che collega l’Eur al mare di Castelporziano, Fiumicino od Ostia, oppure sulla via Aurelia, direzione il mare più chic di Fregene.
Erano giornate spensierate, in cui si tornava a casa rossi come peperoni. Perché la crema antisole aveva fatto effetto nelle prime ore della giornata ma poi era lentamente evaporata, davanti ad una partita di volley in spiaggia oppure durante la classica zigzagata in acqua, sul pedalò. Oggi – in questo scorcio d’estate romana col sole perennemente allo zenit, una media di 33-35 gradi giornalieri, con punte di altissima umidità - quel prototipo di giornata resta, concentrata però soprattutto nel fine settimana.
Negli altri giorni arenili desolatamente semivuoti, chilometri di spiaggia con pochi bagnanti, bambini, turisti, semplici amanti del litorale romano. Incide pesantemente la crisi perché una giornata al mare costa molto (60-70 euro per l’entrata in spiaggia – in Italia si paga l’ingresso negli stabilimenti balneari – comprensiva di affitto di ombrelloni, lettini o sdraie, qualche bibita per lenire l’arsura, etc.) ed una famiglia normale tira la cinghia, preferendo presentarsi in costume e bermuda solo nei week-end.
Lanciano grida di dolore i proprietari degli stabilimenti: per loro affari in calo anche del settanta per cento rispetto all’estate 2009. Restano praticamente deserte, dal lunedì al venerdì sera, le pizzerie, adiacenti agli arenili. Pochissimi affari pure per i bar, gli snacks, i classici punti-ristoro. La crisi economica flagella anche le classi borghesi, quelle che possono annoverare – per loro fortuna – due stipendi, che sommano complessivamente 3500-4000 euro, roba da sette/otto milioni delle vecchie lire.
Neppure aver mantenuto invariati o quasi i prezzi dei bar e dei ristoranti – annessi agli stabilimenti – ha alleggerito le preoccupazioni dei gestori. L’intera categoria piange, ricordando le distese di bagnanti (e di relativi, buoni affari) di qualche anno fa, gli arenili di Roma e dintorni affollati ed entusiasti. Ora, complice bollette da pagare, rate di mutui (soprattutto variabili) che schizzano e un generalizzato caro-vita, moltissime famiglie pianificano con intelligenza una giornata al mare.
Riempiendo addirittura i thermos del caffè, portandosi i panini da casa. La frutta per i bambini, oppure crackers e merendine. L’emblema dell’Italia che cambia. Che non rinuncia al mare ma che ha necessità di spendere meno.