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Spazi tricolori

Dal cosmodromo di Baykonur, in Kazakistan, fino all’interno della Stazione Spaziale Internazionale. Sei mesi nello spazio, il Grande Viaggio è cominciato la scorsa settimana: uno spazio tricolore se è vero che, ad aprile, per dodici giorni, Paolo Nespoli sarà affiancato da un altro astronauta italiano, Roberto Vittori. Sei, lunghissimi mesi in orbita a bordo della navicella russa Soyuz: con lui i compagni di viaggio, il padrone di casa (russo) Dmitri Kondratyev e l’americana Catherine Coleman. Una icona italiana tra le stelle: Paolo Nespoli, classe ’57, nato a Verano Brianza, ha raccontato – prima di salpare – le sue emozioni. Figuratevi, anche per lui, abituato a vedere la Terra dall’alto, mica sarà un viaggio qualsiasi. La Soyuz – ha svelato Nespoli – è davvero piccola, angusta.

I posti, dove gli astronauti si siedono, assomigliano maledettamente a quelli posteriori di una automobile terrestre. E poi i pasti, il cibo, il mangiare: in Russia, ha scherzato Nespoli prima di partire, gli astronauti sono nutriti sempre come se dovessero sostenere il pranzo di Natale. Un sicuro vanto: Nespoli è il primo italiano (terzo europeo, complessivamente) a dimorare nello spazio per un così consistente periodo di tempo. Un ingegnere particolare, “creativo”: così lo etichettò il mitico comandante Pamela Melroy, una che si muove nello spazio con la stessa disinvoltura con la quale un normale terrestre guida la propria autovettura in una arteria trafficata.

Nespoli, a bordo della Soyuz, guardando la Terra da un oblò, curerà esperimenti sulla fisiologia umana in campo neuroscientifico, cardiovascolare, metabolico. Accrescerà anche le conoscenze su altre, affascinanti tematiche: studierà, ad esempio, il modo con il quale il corpo umano reagisce alla prolungata assenza di peso. Alimenterà poi gli studi sui cosiddetti “fasci di luce” che si formano nel cervello degli astronauti, che vennero già osservati durante i voli della mitica Apollo verso la Luna.

Cosa li produca è ancora avvolto nel mistero, a meno che, nel prossimo mese di maggio, quando la missione della Soyuz finirà, Nespoli ed i suoi compagni di viaggio non svelino l’arcano. Un programma di oltre trenta esperimenti, in più prove per le agenzie spaziali di Stati Uniti, Giappone, Canada. Una sorta di “server” comune nello spazio: Nespoli, in mezzo alle stelle, si sente a suo agio, mangiando avidamente – raccontano – specialità mediterranee come i freoli ai peperoni.

Nespoli si dedicherà anche ad attività educative, rivolte agli scolari delle classi delle elementari e degli studenti delle medie: per alcuni di essi – a cui piace alzare gli occhi, soprattutto di notte, affascinati dalle stelle e dall’oscurità – è già un mito, una icona, un vero Totem. Nespoli manterrà i contatti con loro, servendosi di Twitter e di Youtube. Riprenderà la vita di bordo, i sorrisi dei suoi compagni di viaggio, tramite la nuova telecamera 3D dell’Esa, l’ente spaziale europeo. E ai terrestri, per un attimo, sembrerà di averlo davvero dentro casa.

 

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