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Sopravvivere ad un figlio

La cosa piu’ infame per un papà è quella di accompagnare il proprio figlio al camposanto e di sopravvivere ad esso. Accade, purtroppo, nelle famiglie di tutti i giorni. Ed in quelle opulente, ricche, schiaffeggiate però dal destino. Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, il fratello dell’Avvocato, era l’erede designato per reggere il timone della Fiat. Venne stroncato giovanissimo da un tumore raro e crudele.

Il figlio dell’Avvocato, invece, Edoardo, animo nobile, per nulla attratto dalle scrivanie del potere della casa automobilistica, si suicidò gettandosi da un ponte dell’autostrada alle prime luci dell’alba. Gianni Agnelli pianse il figlio asciugandosi le lacrime – senza remore – nella chiesetta di Villar Perosa, il giorno dei funerali e in quelli successivi. Sergio Pininfarina accompagnò il figlio al cimitero, vittima di un incidente automobilistico alle porte di Torino. I Pininfarina sono i leader della carrozzeria italiana. Famiglia ricchissima ma non per questo immune da morti tragiche. È accaduto lo stesso, qualche giorno fa, all’uomo attualmente più ricco d’Italia, Michele Ferrero. Conoscete la Nutella: la Ferrero la produce, grazie ad essa ed al suo commercio, dà lavoro nel mondo ad altre ventunomila operai.

Quattordici stabilimenti sparsi nel globo, al servizio della cioccolata e, dunque, dei bambini. Michele Ferrero ha 86 anni, ha vissuto agiatamente senza per questo mai guadagnare le luci della ribalta. Un distinto signore che amava la fabbrica, la lungimiranza degli affari, il coraggio. Ad Alba, nelle operose Langhe, in Piemonte, i Ferrero hanno dato lavoro ad una famiglia su due: per questo la fabbrica è nel cuore di tutti e la notizia della morte del primogenito di Michele Ferrero, Pietro, è arrivata come un pugno allo stomaco. Pietro Ferrero, l’amministratore delegato del gruppo che fattura annualmente vagoni di soldi, è morto in Sudafrica, andando in bici, la sua unica, grande passione.

Quando c’era da viaggiare – e questo era un viaggio di lavoro, dovendo valutare l’opportunità di aprire a Johannesbug un altro stabilimento, dando sostegno indiretto, pertanto, a tante famiglie del lembo estremo del Continente Nero – Pietro faceva accomodare nella stiva dell’aereo una bici, un sellino e la muta da corsa. È morto per un infarto (la stessa dinamica che uccise, a 50 anni, il nonno, fondatore del gruppo), lasciando tre figli di quattro, tre e un anno e mezzo. Ragazzo semplice, schivo: apparteneva alla famiglia piu’ ricca d’Italia ma di lui si è sempre stentato ad avere, sul web, una foto. Immaginate un gossip: con lui i paparazzi mai si sono arricchiti.

Michele Ferrero, che era col figlio in Sudafrica, è rientrato in Italia, accompagnando la salma del figlio. Sarà ora il fratello di Pietro, Giovanni, che vive a Bruxelles, esperto di marketing, a caricarsi sulle spalle il futuro del gruppo dolciario. Ferrero come gli Agnelli e i Pininfarina: ricchissimi ma, davanti alla morte, fragili come tutti gli altri esseri umani.

 

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