Servillo,
il lato bello del cinema
Tony Servillo, napoletano di Afragola, è uno dei tanti attori
italiani poco pubblicizzati – perché magari non attratti
dai salotti televisivi e non inseguiti dai “media” –
ma bravissimi. Proviene dal teatro e forse per questo – conoscendo
la scarsa propensione degli italiani a rapportarsi ai sipari e al fascino
che dietro il tendone si annida – non fa notizia.
L’ultima
esibizione di Servillo, però, apprezzata anche al recente Festival
di Venezia, ha acceso (finalmente) i riflettori su una carriera strabiliante,
costruita lavorando, studiando, affinando senza strepiti il proprio
bagaglio. Servillo, già da qualche anno, si era cimentato dietro
la macchina da presa, colpendo per l’acutezza delle interpretazioni.
Non solo, dunque, apprezzato attore di teatro: ora Tony Servillo è
anche applaudito protagonista al cinema.
L’ultima
pellicola si chiama “La ragazza del lago”: è girato
in Carnia, in una provincia laboriosa e silenziosa. Servillo interpreta
un poliziotto monocorde chiamato a districare il mistero del delitto,
in riva ad un lago alpestre, di una ragazza. Ne scaturisce l’affresco
di una problematica provincia italiana, in cui i drammi di una famiglia
sono dilatati dai silenzi e dagli interrogativi.
Servillo
interpreta la figura di un commissario ma è come se, finzione
cinematografica a parte, incarnasse l’immagine che, nella vita,
da anni, esporta: nel film non c’è la pressione mediatica.
Non si avverte il desiderio di trasformare un fatto di cronaca nera
in un talk-show, in cui ogni anfratto della vita dei protagonisti viene
messo a soqquadro. Un po’ come è accaduto nella vita reale
- e non virtuale - di Tony Servillo, attore consumato, esaltatore del
teatro napoletano. Una recitazione minimale, la sua, ma sempre intensissima.
Aveva
portato in scena, anni fa, i testi di Brecht. Ovviamente quelli di Eduardo.
Emerse pure come regista. Quindici anni fa il film che gli diede la
notorietà, di quelle, pero’, sempre sommerse, quasi schivate
perché Servillo, nella vita come in scena, si coniuga alla semplicità.
In ”Morte di un matematico napoletano” Servillo fu al fianco
di Lucia Maglietta e Renato Carpentieri, altri attori poco reclamizzati
ma superbi nelle loro interpretazioni.
In
“Le conseguenze dell’amore” Servillo diede voce e
volto ad un uomo misterioso, costretto per otto anni a vivere in un
albergo svizzero, nascondendo un segreto che solo l’amore per
una cameriera gli farà poi svelare.
Nonostante la sua ritrosia ad interviste e comparsate in tv, Servillo
ha comunque vinto un David di Donatello e un Nastro d’Argento
come migliore attore protagonista.
La
dimostrazione tangibile di come si puo’ emergere – contando
solo sulle proprie qualità – anche in un ambiente che spesso
esalta chi frequenta le persone giuste ed influenti. Applausi alla Mostra
di Venezia. Poi il consenso del pubblico, nella sale. Servillo, attualmente,
è uno degli attori italiani più bravi e convincenti. Non
a caso proviene dal teatro, il palcoscenico che ogni interprete dovrebbe
– per affinarsi – sempre provare.