Serie
a, non c'è storia
Non c’è storia, come lo scorso anno, come se l’estate
e il mercato di potenziamento delle rivali non abbiano prodotto effetti.
Inter regina, sempre più avanti, prima in classifica: serie A
ridotta, come un anno fa, ad una festosa cavalcata nerazzurra. Inter
splendida, effervescente, capace di vincere e di sbalordire pure con
molti interpreti di spessore in infermeria.
Un
oceano di punti di vantaggio sulle rivali. La Juve, ad esempio, dista
quasi tre partite. Nel giro di quattro giorni, dal recupero con la Lazio
alla festa del gol col Toro, l’Inter ha demolito la concorrenza.
Soprattutto a livello di sensazioni: sette reti casalinghe segnate in
due partite, nonostante assenze pesantissime e parecchi convalescenti
in campo.
Una
dimostrazione di forza impressionante. Mancini stravince con l’intero
centrocampo in infermeria: Figo, Dacourt, Vieira, Stankovic. Le alternative
schierate non falliscono un colpo: si integrano alla perfezione nel
telaio, recitando da subito uno spartito da protagonisti. Difficile
ipotizzare, prima di Natale, un crollo nerazzurro che possa restituire
l’incertezza sull’esito finale del torneo, Mancini e l’Inter
ad un passo dalla storia per il tris tricolore che, domenica dopo domenica,
si avvicina.
Mancano
ancora i gol di Crespo, che pure non potrà continuare a non segnare.
Chivu e Burdisso si riciclano con profitto a metà campo. Incanta
pure il giovane Pelè, segno che integrarsi in un collettivo senza
crepe, in cui tutto funziona a meraviglia, è davvero cosa di
poco conto.
Inter
sorretta dalla concretezza di Ibrahimovic, dai gol di Cruz, certo, ma
pure da un gioco e da una efficiente impermeabilità della difesa.
Julio Cesar, il portiere, ha raggiunto la maturità dei grandi
numeri uno: bravo nelle uscite, concreto tra i pali. All’Inter
si fa fatica a segnare anche per le prodezze in serie confezionate dal
portiere brasiliano. Maicon imperversa come un treno sulla corsia di
destra. Idem Maxwell a sinistra.
Tre
giocatori giunti a Milano senza sborsare cifre colossali. Moratti gongola,
finalmente non più nababbo che non raccoglie risultati ma solo
delusioni.
Con Mancini alla guida tecnica sono aumentati i colpi importanti, soprattutto
in prospettiva. Individuare un giovane talento, investire su di lui,
integrarlo senza fretta in un telaio vincente: ecco la strategia. Prendete
il caso del cileno Jimenez, che ha saputo aspettare e adesso incide
come una freccia avvelenata.
Ci
si era illusi che questo potesse essere un campionato diverso dall’ultimo,
penalizzato dalle sanzioni a tavolino di Calciopoli, oggettivamente
più incerto. L’illusione è durata quattro mesi perché
adesso, prima di Natale, i distacchi che l’Inter sta infliggendo
alle rivali assomigliano a macigni. Fuori strada la Fiorentina, ad anni
luce il Milan. La Roma patisce i soliti problemi di tenuta difensiva.
C’è la Juve, certo, che non possiede però il ventaglio
di opzioni nerazzurre. Inter di ferro, battistrada. Prima in tutte le
speciali classifiche. Non c’è aria di blitz. Serie A già
orientata.