SCRIVERE
UN LIBRO E FINIRE "SCORTATO"
È
stato un giornale straniero ad intervistarlo nel suo nuovo luogo segreto.
Roberto Saviano, ventottenne scrittore di successo, minacciato pesantemente
dalla Camorra, è stato costretto, dopo la pubblicazione del suo
libro "Gomorra", fedele ricostruzione di tutti i clan e i
loschi affari camorristici, ad abbandonare Napoli, a vivere protetto,
costantemente scortato, in una località segreta e blindata.
Lui
ha candidamente ammesso che, adesso, ripensando alle conseguenze che
sta vivendo (assieme a tutti i componenti della sua famiglia) non riscriverebbe
"Gomorra" perché "la solidarietà che soprattutto
le istituzioni mi hanno dato è stata solo a parole". Un
modo come un altro per dire che, dopo l’uscita del suo libro,
la gente della Campania - a tutti i livelli - la mano l’ha tesa
ma poi l’ha ritratta.
Scritto
direttamente dal luogo degli omicidi della Camorra, "Gomorra"
raccoglie storie e aneddoti di tutti i capi dell’organizzazione
criminosa. La storia parte dalla guerra di Secondigliano, dall’ascesa
– a suon di omicidi – del gruppo Di Lauro, passando per
le lotte intestine che hanno generato ottanta morti in poco piu’
di un mese. I profili dei boss sono accompagnati dalla descrizione di
alcune loro debolezze: c’è chi ama leggere i racconti su
Napoleone, chi è esperto d’arte e di letteratura.
Un
reportage fitto di notizie, che si legge tutto d’un fiato, avente
ad oggetto un’organizzazione forse poco conosciuta ma che, nel
giro di pochi anni, ha sovrastato addirittura Cosa Nostra per numero
di affiliati e giro d’affari. Un’industria potentissima,
i cui misteri, Saviano, attento conoscitore dell’hinterland napoletano,
ha ricostruito, rimettendo assieme le carte processuali di tanti processi,
le indagini della Procura, piombando nei luoghi delle stragi, chiedendo,
sommando impressioni, dragando, insomma, il territorio.
Ovvio
che di fronte ad una ricostruzione così attenta, che metteva
in piazza i loro affari, condendo il tutto con aneddoti sulla loro vita
privata, i boss della Camorra gliela avessero giurata, inserendo il
suo nome nella lista nera. Prima telefonate mute, poi minacce direttamente
recapitate a casa. Nello scorso mese di settembre Saviano, accompagnato
dal presidente della Camera, Bertinotti, era salito sul palco di Casal
di Principe, la cittadina che ha detenuto, negli anni Novanta, il record
di omicidi commessi, per esortare la gente a vincere l’omertà,
denunciando il malaffare, chiamando i boss uno per uno, col microfono
in mano, invitandoli a lasciare la Campania. Ha concesso la vetrina
ai loro affari, alle loro storie: puntuale la vendetta dei boss che
hanno costretto Saviano a mollare Napoli e ad accettare un programma
articolato di protezione.
Eppure,
nel tempo, nonostante gli attestati ricevuti, la solidarietà
delle istituzioni e della gente comune è rimasta dote di complemento.
In Campania si continua a sparare e a morire e narratori attenti come
Saviano sono costretti a fuggire.
Giorgio
Bicocchi