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L'attesa del professore

Sagoma defilata, quella del Professor Giulio Tremonti, attuale inquilino del Ministero dell’Economia - l’uomo che condensa il computo dei conti economici italiani - in questo scampolo d’agosto contraddistinto da veleni politici, attacchi contrapposti, lo scisma tra Berlusconi e Fini genesi di tutto, polemiche, litigate al vetriolo, tutti contro tutti. Tremonti ha festeggiato il compleanno (è nato il 18 agosto del ’47 a Sondrio) tra i boschi e la quiete delle sue parti. Non ama il mare, il caos delle spiagge.

Tantomeno la vetrina, gli agguati dei paparazzi agli angoli di località chic. Ha sempre prediletto la montagna, il riposo, le letture, gli approfondimenti. Professore ordinario della facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pavia, stimato anche dal centrosinistra, in Parlamento dal ’94, da quando Berlusconi decise di scendere in campo, mollando le sue imprese per imbracciare il vessillo della politica.

Il Professore legge, ascolta, valuta, senza impegnarsi granchè. Eppure, anche dall’opposizione, qualcuno lo vorrebbe a capo di un Governo tecnico, magari varato il prossimo autunno, disarcionando Berlusconi e una maggioranza che scricchiola sempre di più, appesa ad un pugno di voti ondeggianti. Oggi sì, domani chissà, impossibile – stando così le cose, già profetizzano in molti – governare, chiudere la legislatura, dedicarsi compiutamente ai problemi del Paese, insomma rispettare il programma elettorale.

Napolitano nicchia, lui di sciogliere le Camere e rinviare tutto al ricorso anticipato delle urne, proprio non ci pensa. Se cade Berlusconi si riaffidi l’incarico al Cavaliere, tuonano i fedelissimi dell’attuale Presidente del Consiglio che, così facendo, inaugurerebbe un incarico-bis, ovviamente a braccetto con la Lega. Eppure la candidatura di un (altro) esponente di spicco della coalizione di centro-destra, quale è Tremonti, alla guida del Governo, rifuggendo così dal pericolo-elezioni e (soprattutto) dal procrastinare la soluzione dei tanti problemi che zavorrano l’Italia, sta prendendo lentamente corpo.

Avallata pure da Bersani, dal centro-sinistra, caldeggiata da Casini, chissà pure da Fini e da coloro che hanno scelto di affrancarsi da Berlusconi, seguendo sull’Aventino il Presidente della Camera. Tremonti più di Draghi, Governatore della Banca d’Italia, per cercare di portare in acque sicure un vascello che cigola. Senza ricorrere al trauma delle elezioni e di tempi che inevitabilmente acuirebbero il senso e la portata di tante zavorre.

Un Governo tecnico? E’ fuori dalla storia e l’Europa non lo approverebbe, ha sentenziato a Ferragosto proprio Tremonti, scacciando l’ipotesi. E Bossi ha rincarato la dose: Tremonti mai tradirebbe Berlusconi, sedendosi a Palazzo Chigi. Tutto nella logica delle cose. Resta la sensazione: quella che Napolitano, se il Governo a settembre dovesse scivolare ancora, registrando continue falle nella maggioranza e nei voti che lo sostengono, potrebbe davvero pensare al Professore come potenziale taumaturgo.

 

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