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Falsi invalidi: è boom

Nell’italietta dei furbi non ci si sorprende più di nulla. Un cieco – provvisto di regolare pensione di invalidità – che guida la macchina o entra in un cinema. e’ accaduto, eccome. Come quell’altra storia: un altro cieco leggeva il giornale sulla panchina di un parco cittadino. E’ successo a Napoli e prima gli ispettori dell’inps (l’istituto Nazionale della Previdenza sociale) e poi le forze dell’Ordine hanno sgranato gli occhi.

Falsi invalidi, pensioni fasulle: è un boom senza precedenti. Truffe continue ai danni dello stato: le ultime stime parlano di quasi un miliardo di euro all’anno. Il sud d’italia triste corollario del fenomeno. scoperti ben quindici invalidi fasulli all’interno di uno stesso palazzone, nel quartiere Zen di Palermo.

A Napoli sono stati scovati trecento finti matti in uno stesso quartiere. C’è un’altra italia che decide di non lavorare e di mettere in pratica ogni artificio pur di portare soldi a casa. Già perché – per determinate fattispecie pensionistiche – oltre all’assegno di invalidità c’è pure il bonus dell’accompagnatore: possibile raggiungere gli 800-850 euro, lo stesso stipendio corrisposto magari ad un operatore di call center, costretto ogni giorno a turni massacranti per pagarsi da vivere in maniera onesta.

L’inps non ne può più: ha assunto nuovi ispettori, potenziando l’organico a propria disposizione, per scovare i truffatori, assicurandoli alla giustizia, chiedendo risarcimenti. Prime verifiche: su un campione di oltre duecentomila pratiche richieste poco più del dieci per cento sono state subito espunte. Mancavano i requisiti, semplice.

Per l’anno corrente disposti ulteriori centomila controlli: perché – dicono all’inps – davanti alla montagna di finti invalidi che non lavorano e che pesano maledettamente sulle casse dello stato – è fondamentale adesso che nuove pensioni non vengano più erogate, zavorrando ancor di più i conti e le esposizioni. e’ l’italia dei furbi, di chi si sente più scaltro degli altri. i malati virtuali si moltiplicano come funghi.

La pratica di richiesta della pensione assomiglia ad una catena di montaggio: c’è chi raccoglie le prime documentazioni, corrompe il funzionario e aspetta di consegnare all’utilizzatore finale (il falso invalido) il prezioso libretto. Una pratica può costare fino a seimila euro: i procacciatori si accontentano dei soldi degli arretrati, lasciando all’invalido fasullo le erogazioni a seguire.

Truffe e corruzione: un sistema affinato da camorristi, appartenenti alla n’drangheta o alla mafia. Perché spesso – a fronte dell’accettazione delle pratiche – si chiedono voti di scambio per portare negli scranni che contano di Comuni, Province, regioni – o peggio ancora di Montecitorio – personaggi loschi, legati ad organizzazioni malavitose. Avere una pensione non soltanto significa non lavorare ma pure altri bonus: il parcheggio gratis in centro e sui mezzi pubblici, esenzione sul bollo-auto, etc. insomma, infiniti privilegi.

Che però strangolano le casse di uno stato esangue.

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