Roma, candidata olimpica
Tokyo e Toronto, stando ai bisbigli che provengono direttamente dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, sono le città che, ad oggi, vantano le migliori credenziali per l’organizzazione delle Olimpiadi del 2020. Tokyo, tra l’altro, è stata battuta per un pelo da Rio de Janeiro, città designata per i Giochi del 2016 e medita, adesso, una grande rivincita.
La novità, però, è l’inclusione di Roma nel novero delle città che si giocheranno – nel 2013, sessione conclusiva del CIO fissata a Buenos Aires – l’organizzazione delle Olimpiadi del 2020. Ecco, allora, tre anni – da oggi fino al giorno della procla- mazione ufficiale – per sognare, riannodando il filo della memoria con l’ultima (ed unica) edizione organizzata, a Roma e in Italia, delle Olimpiadi.
Furono, quelle del ’60, le ultime Olimpiadi a misura d’uomo: gli atleti erano ospitati nel Villaggio Olimpico di viale Tiziano (oggi quegli appartamenti sono stati venduti a privati), non c’erano rischi di terrorismo, le misure di protezione erano ancora blande. La sera, ultimati i propri impegni agonistici, gli atleti raggiungevano il centro di Roma per confondersi con cittadini e turisti. Il tempo di mangiare un gelato, scambiare quattro chiacchiere, fare un po’ di foto.
Roma potrà vantare l’abitudine ad organizzare grandi eventi. L’investimento previsto per costruire o adeguare impianti, erigere l’area adibita ai “media” o al nuovo Villaggio Olimpico? Tredici miliardi di euro, di cui solo uno e mezzo proveniente da fondi pubblici. Tutto il resto saranno rigorosamente investimenti privati: le Olimpiadi, è risaputo, costituiscono un formidabile volano per il turismo e per le nuove tecnologie.
Roma ha in animo di completare entro il 2016 una nuova rete di metro, sotterranea e in superficie. L’eventuale organizzazione dei Giochi si svolgerebbe al 70 per cento in impianti già costruiti: la piscina del Foro Italico ospiterebbe le competizioni acquatiche. L’atletica leggera avrebbe lo Stadio Olimpico come teatro.
Il rugby a sette si giocherebbe allo Stadio Flaminio. La maratona ricalcherebbe il percorso (epico) sul pavè dell’Appia Antica, sullo stesso tracciato in cui Abebe Bikila, nel ’60, correndo a piedi nudi, scrisse una pagina indelebile dei Giochi. Boxe e judo all’interno dei nuovissimi padiglioni della Fiera di Roma. Previsto l’adeguamento dell’aeroporto di Fiumicino, il varo di collegamenti tra il porto di Civitavecchia e lo stesso Fiumicino.
Verrebbe ulteriormente bonificata l’area del Tevere, posto che il nuovo Villaggio Olimpico – negli auspici del costituendo Comitato Organizzatore – dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Quinto. L’area dei “media” vedrebbe la luce a Saxa Rubra, sulla via Flaminia: qui diversi ettari di terreno incolto aspettano da anni una decisione. L’operazione è partita, carica di sogni e di speranze. Sarebbe occasione per evolversi, applaudendo una città più bella, moderna e tecnologica. Ecco perché i Giochi 2020 sono già entrati nell’immaginifico popolare.