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Ritorno a casa

Eccoli, i parcheggi dei bus che partono verso Bucarest, riportando a casa – stavolta per rimanerci – centinaia di profughi. Va bene l’integrazione ma stavolta il problema di base è un altro.

Ormai, per questa gente dell’Est, sbarcata anni fa a Roma inseguendo una sorta di “american dream” è arrivato il momento della resa dei conti. Non conviene più restare in Italia: stipendi bassi, affitti – il più delle volte per stanze o appartamenti di estrema periferia – esorbitanti. Si arrivava in Italia per cercare una nuova vita, per trovare un lavoro, per guadagnare spedendo mensilmente parte dei compensi a chi era costretto a restare a casa, a Bucarest, nei dintorni della capitale oppure nel freddo della Transilvania.

Quanti sono i rumeni che vivono a Roma? Centinaia di migliaia, rivelano le ultime stime. Con questa inversione di tendenza, però: gli effetti della crisi mondiale si sentono ancora, eccome. Roma non è un’oasi felice, tantomeno assomiglia all’America. Sembra un paradosso ma anche in Romania, nonostante la crisi, la qualità della vita inizia – sia pure lentamente – a migliorare, a crescere, regalando rinnovato amore e fiducia.

A Roma no, questo sembra non accadere e molti rumeni prendono allora decisioni cruciali. Fanno le valigie, disdicono contratti di affitto, telefonano a casa e lì ritornano. Un lapis, un foglio di carta, presto confezionati un pò di conti: se guadagni settecento euro al mese per fare la badante ad una anziana o per essere baby-sitter, impossibile mettere da parte qualcosa, essere (o continuare ad essere) il sostegno economico del resto della famiglia, rimasto in Romania.

Viaggi della speranza tradita, insomma. Ecco perché la domenica mattina i bus che partono verso i Carpazi, risalendo l’Italia, attraversando prima la Slovenia e poi un lembo di Ungheria, prima di entrare in Romania, sono stracarichi di uomini, donne, bambini e bagagli.

Il viaggio dura all’incirca tre giorni, i prezzi variano dai sessanta agli ottanta euro, a seconda della compagnia. La tendenza si è clamorosamente invertita dalla scorsa estate: l’Italia, Roma, la capitale, non è più la terra promessa, il luogo dove ricominciare a vivere, magari a sognare, sia pure lontano da casa, dai figli e dagli affetti. Qui, a pochi passi dalla stazione della metropolitana di Anagnina, pulsa ancora un pò di fiducia e, soprattutto, di lavoro.

C’è il barbiere dell’Est, che sistema la sua seggiola e richiama i clienti, tutti connazionali. Lavora con le forbici, il pettine, una sedia da campeggio. Guadagna al mese mille euro, ne manda a casa la metà, con il resto cerca di vivere a Roma. A casa, gli dicono, ormai si guadagna abbastanza e i costi per l’affitto non ci sarebbero più.

Ecco i dubbi dei tanti rumeni che, la domenica mattina, si affollano a Roma Est, chi per tornare a casa, chi per salutare, chi solo per passare un pò di tempo. Conviene davvero ormai restare in Italia, a Roma, cullando un sogno impossibile?

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