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Renata, la "Pasionaria"

Prima donna in Europa a guidare una Confederazione sindacale, quarantotto anni da compiere nel prossimo mese di maggio, romana, un marito informatico, nessun figlio, una luminosa casa all’Aventino, Renata Polverini – se le previsioni saranno confermate – sarà anche la prima donna a guidare la Regione Lazio.

Elezioni previste a fine marzo ma un favorito (larghissimo) già c’è: lei, Renata, appoggiata dalla coalizione del centro-destra e dall’UDC di Casini. Alla luce dei consistenti ritardi della sinistra – incapace all’inizio di gennaio di scegliere ancora un proprio candidato mentre la rivale già iniziava la campagna elettorale, tappezzando i muri di Roma con la sua immagine – probabile che la Polverini abbatta, sin dalla prima tornata, il muro del 50% delle preferenze, evitando cosí anche l’appendice di un possibile ballottaggio.

Figlia di una sindacalista della Cisnal impiegata alla Rinascente, Renata Polverini entrò da piccola nello stesso sindacato come funzionaria. Grazie a lei, alle sue idee, al suo impulso l’UGL, il sindacato di destra che ha preso il posto della vecchia Cisnal, ha fatto subito breccia tra le donne: i numeri non mentono, gli iscritti sono 2,3 milioni di cui oltre la metà in gonnella.

Candidata alla Regione Lazio dal centrodestra (il vecchio governatore, Marrazzo, è stato disarcionato nei mesi scorsi dopo lo scandalo seguito alle sue frequentazioni con i trans, una storia ancora ammantata di mistero e di curiosità), seguace all’epoca di Fini e di Alleanza Nazionale – pur senza mai detenere la tessera del partito – Renata Polverini mantiene rapporti tutt’altro che di facciata anche col centro-sinistra, ammirata dai modi di D’Alema e di Veltroni.

Berlusconi ha fornito il suo placet nonostante l’UGL – e quindi la Polverini – abbia indetto ben sei scioperi generali contro il Governo in carica, stanca di promesse e di piani non mantenuti. Eletta segretario dell’UGL quattro anni fa – prima volta di una donna a capo di un sindacato, anche in questo l’Italia è in ritardo rispetto a ció che è consuetudine in altri Paesi – la Polverini ha saputo conquistarsi la simpatia anche degli altri tre storici leader (maschi) del sindacato (Epifani, Pezzotta, Angeletti), partecipando a manifestazioni e iniziative di protesta sotto quattro, e non piú tre, bandiere. Un successo a largo raggio, così la crescita della Polverini si è materializzata.

Praticamente sconosciuta fino al 2006, ha cominciato a frequentare i salotti dei talk-show televisivi per dettare il suo verbo, fatto di rivendicazioni e istanze, soprattutto a tutela delle lavoratrici donne, di mezza età e giovani mamme. Non ha mai fatto sconti al governo di centro-destra, sebbene quella fosse la sua estrazione politica, segno di caparbietà (non a caso è del segno del Toro) e coraggio.

Ha iniziato la sua campagna nel Lazio, sogna di insediarsi nell’ufficio che domina la via Colombo, arrivando con lo sguardo fino al mare. Una donna-governatrice: cosí la Regione Lazio prepara il suo ribaltone.

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