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Premier in pericolo

Lo psicolabile che ha ferito al volto, ai denti e al naso il Presidente del Consiglio ha tenuto in mano – prima di scagliarlo addosso a Berlusconi - per quasi quattro, lunghissimi secondi la miniatura del Duomo di Milano: un lasso di tempo oggettivamente alto, che ha preoccupato coloro che gestiscono la sicurezza del Premier.

Previsto, d’ora in poi, alla luce del pericolo corso dal Presidente (avrebbe potuto benissimo perdere un occhio se solo il folle avesse leggermente alzato la mira) un marcato inasprimento delle misure di sicurezza. Proprio nei giorni successivi al gesto, i Servizi Segreti hanno studiato un sostanziale potenziamento della protezione di Berlusconi.

Prima misura: possibile l’utilizzo di cecchini disseminati sui tetti, dietro le finestre antistanti piazze o strade. Ovvio che, con un cecchino in azione, l’attentatore Tartaglia - grafico in una piccola azienda di famiglia, da dieci anni in cura per disturbi della psiche – avrebbe seriamente corso il rischio di essere ucciso.

Seconda misura: piùspazio tra il Premier e la folla, una volta che il Premier abbia ultimato, in pubblico, un comizio o un intervento. Berlusconi è caratterialmente un entusiasta: ama il contatto con la gente, non si sottrae all’afflato popolare.

La gente gli infila in tasca bigliettini, magari sensibilizzandolo per la ricerca di un posto di lavoro, lui stringe mani, dispensa sorrisi: insomma il contatto, sovente, è troppo ravvicinato per non creare – visto ciò che è accaduto – palpabili preoccupazioni. Già, perché – come evidenziato da una circolare dei Servizi Segreti, successiva all’evento di Milano – il rischio di possibili emulatori, gente, magari psicologicamente instabile, che abbia voglia di ritagliarsi la cronaca e la vetrina, è diventato altissimo.

Inasprite le misure di sicurezza anche a Palazzo Grazioli, la residenza romana – vicinissima a Piazza Venezia – dove Berlusconi vive. L’ingresso verrà dotato di dossi protettivi: anche in questo caso i Servizi Segreti hanno da tempo paventato il rischio di un attentato dinamitardo.

Basterebbe che un auto o un furgone – imbottito di esplosivo – fosse lanciato a forte velocità contro l’ingresso della residenza, magari di notte, per trasformare tutta la zona in un braciere ardente. Preoccupa, piùdi tutto, il clima che si respira nel Paese: non tollerante, bensi’ intransigente. Una consuetudine (malinconica), ormai, che gruppi di provocatori, dell’una o dell’altra fazione politica, disturbino – con grida, minacce o azioni ostili – le manifestazioni, i comizi, i ritrovi, trasformando iniziative politiche in possibili scontri.

Il primo riscontro tangibile, però, sarà assicurare a Berlusconi una protezione piu’ ferrea. Adoperando un numero maggiore di agenti, provvedendo alla dislocazioni di piùvie di fuga, bonificando strade e palazzi adiacenti ai possibili interventi del Premier. Nessuno ha piùvoglia di concedere a potenziali attentatori spazi di manovra e posizioni di privilegio.

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