PIROMANI IN AZIONE A ROMA, SCACCO ALLA CITTÀ

Un anno di falò cittadini, a danno di motociclette, motorini e automobili: stupidi e pericolosi, soprattutto. Basterebbe che la scintilla, in strade strette, avvolgesse i serbatoi della benzina prima dell’arrivo dei pompieri per trasformare l’asfalto (e i palazzi antistanti) in roghi dannati. Bruciate quasi seicento automobili nel periodo che va dal giugno del 2005 ad oggi.

Falò accesi in tutti gli angoli di Roma, di notte ma non solo. In un pomeriggio di agosto la banda di balordi che incendia senza pietà ha sfidato le Forze dell’Ordine in pieno pomeriggio, sfrecciando da un quartiere all’altro, appiccando il fuoco (per sfregio, senza alcun motivo plausibile, solo per il gusto di danneggiare) a moto e automobili. Elicotteri, gazzelle di polizia e carabinieri: nulla da fare, piromani dileguati nel nulla, inghiottiti dalla metropoli sotto il solleone di agosto.

Proprietari dei mezzi inviperiti, soprattutto immalinconiti: la clausola "furto e incendio", sottoscritta al momento della stesura di una qualsiasi polizza assicurativa, non copre infatti simili atti, classificati "vandalici", dunque non soggetti ad alcun rimborso. Quasi seicento auto trasformate in ceneri fumanti: pochi casi – verissimo - se confrontati con l’immenso parco-auto della Capitale (oltre due milioni e trecentomila macchine, secondo le ultime stime dell’Automobile Club).

Sono gli episodi in sé però a suscitare rabbia, incredulità: i piromani – prima dell’episodio dello scorso agosto sopra menzionato, una provocazione ai danni della Polizia, incendiare venticinque auto in pieno giorno – agiscono di notte, prima dell’alba. Appiccano il fuoco: benzina, un accendino, ecco il falò. È il frutto di azioni di gente malata, affermano gli psicologi, puntualmente investiti del problema.

Qualche arresto c’è stato: persone giovani, afflitte da turbe psichiche. Davano fuoco alle macchine e poi non fuggivano: si nascondevano poco distante per osservare – eccitati – il crepitio della fiamme e l’arrivo dei mezzi di soccorso. Polizia e Carabinieri increduli, soprattutto – al momento – sopraffatti dagli eventi: i roghi continuano, qua e là, in ogni angolo di Roma, dai quartieri della periferia, quelli che si affacciano sul Grande Raccordo Anulare, e quelli nobili, appollaiati sui colli della città.

Bruciano auto di grossa cilindrata oppure utilitarie. Il pericolo adesso sono gli emulatori, urlano dalla Questura. Impossibile fornire un identikit univoco, affermano psichiatri e psicologi: chi è che incendia Roma, mandando in fumo auto, moto e motorini? Ogni caso fa storia a sé, affermano giudici e magistrati, sulle loro scrivanie e aperti fascicoli che rischiano il collasso. L’esercito degli incendiari sembra variegato: c’erano persone che davano fuoco alle auto di persone che possedevano cani. Altri che erano eccitati dall’arrivo dei pompieri. Altri, mitomani per vocazione. La città si interroga: chi sono i nemici di Roma?

Giorgio Bicocchi

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